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"Questo voleva anda' ar cinema..."
 

 

martedì, gennaio 13

Questo blog termina qui. Grazie a tutti per il supporto. Nei prossimi giorni questo indirizzo verra' probabilmente abbandonato, gia' adesso i link alle immagini e ai testi non sono funzionanti. Se qualcuno fosse interessato, la versione offline completa di tutto il blog e' disponibile qui in versione zip (2.16 MB). Continuate pero' a seguirci sul nuovo blog, all'indirizzo ripufff.blogspot.com!



mercoledì, novembre 19

Metachiosa a metachiusura
Be', mai dire mai... non si riesce a finire, 'sto blog... Insomma, e' l'una e mezza di mattina e mi trovo nel tristissimo aeroporto di Islamabad, al solito terminale pubblico. Dopo due giorni di voli cancellati, sono finalmente riuscito a partire e arrivare qui senza ulteriori problemi... e questo e' successo l'altro ieri. E si', perche' ho dovuto aspettare un giorno intero prima del volo per Dubai, che (sempre insh'Allah) parte fra un paio d'ore. E speriamo che non faccia ritardo come l'ultima volta... non vorrei dover rimanere un altro giorno "spiaggiato" a Dubai...



lunedì, novembre 17

Chiosa a chiusura
Per chiudere, direi che potrebbe essere il caso di spiegare il significato di Pufff! Questo voleva anda' ar cinema..., visto che mi e' stato chiesto piu' volte. Tutto nacque una sera cena a San Lorenzo poco prima di partire per questa ridente (?) citta'. Tentando di descrivere l'ambiente in cui sarei finito, accennai al fatto che ci sono un sacco di ristoranti, un paio di cinema, e un sacco di mine, sia tutto intorno alla citta', sia, in alcuni casi, all'interno. Al che Sandro, un amico di Stefano (ciao Sandro, ciao Emanuela!) se ne e' uscito con questa storia un po' cinica di gente che la sera esce di casa e salta sulle mine... facendo "puff"... La terza 'f' si deve al fatto che, incredibile ma vero, esisteva gia' un blog chiamato puff...

Ebbene, credo che stavolta sia veramente tutto. L'11 gennaio (se il tempo lo permette e i voli non vengono cancellati...) saro' di nuovo qui, nella ridente (?) citta' di fango che pero', mi e' stato giurato e spergiurato, in quel periodo sara' bianca di neve. Come se questo dovesse essere una prospettiva attraente. Figuriamoci!... 1800 metri di quota, in pieno entroterra... come minimo ci saranno dieci gradi sotto zero. Comunque... sara' un'esperienza in un certo senso nuova. A parte, ovviamente, i punti fermi: il traffico, i clacson, il pollo col riso, il nan... vi ho parlato del nan, che qui e' il pane tradizionale? Sapete, no?... Un po' come potrebbe essere la rosetta, in Italia... (e ditelo, che vi mancava...).


Forse ci siamo...
Dovremmo esserci... ieri sera il tempo e' nettamente migliorato, il cielo si e' schiarito e sono perfino apparse le stelle. Insh'Allah, stavolta dovrei partire. L'idea era di andare agli uffici UNHAS (che gestisce i voli UN) la mattina di buon'ora, per sapere quand'e' il prossimo volo per Islamabad. Per essere certo di svegliarmi in tempo sono andato a letto presto, intorno alle 10.30. Ma diciamo che ho calcolato male i tempi... in questo momento sono le quattro di mattina, il maledetto muezzin ha iniziato a salmodiare, e io con i miei due occhi da gufo e "sonno zero" non ho niente di meglio da fare che scrivere per il blog, avvolto nel mio patu di cammello nuovo di zecca (e' nuovo il patu, non il cammello...).

Ieri sera sono andato a cena al ristorante cinese con John, un inglese che lavora per la FAO, anche lui ospite della GH2. Abbiamo chiacchierato del piu' e del meno, e tra l'altro anche dell'omicidio di qualche giorno fa di quella donna francese che lavorava per l'UNHCR a Ghazni. Pare, mi diceva John, che questo fatto incidera' parecchio, nei prossimi giorni, sulle politiche UN in Afghanistan, quanto meno nei riguardi della FAO. Ma conoscendo la paranoia WFP per la sicurezza, non mi stupirebbe se anche la WFP prendera' provvedimenti di qualche tipo, magari qualche altra restrizione delle procedure di sicurezza. Il fatto e' nuovo nel senso che Ghazni finora non ha dato grossi problemi. Si trova a meta' strada fra Kabul e Kandahar, e in un certo senso questo evento "avvicina" il disordine, finora essenzialmente confinato a sud-est, alla capitale. Il che rende nervosi un po' tutti...

Dato tutto questo, forse non e' il momento migliore per pubblicare annunci di lavoro... purtuttavia, se qualcuno fosse interessato, ci sono due posti disponibili, uno amministrativo qui a Kabul, che ha che fare soprattutto con aspetti burocratici e logistici; e un altro piu' tecnico per un assistente informatico a Mazar-i-Sharif. In nessuno dei due casi e' specificato il salario, ma se siete interessati mandate una mail...



domenica, novembre 16

Mayhem
Panico totale, il caos piu' completo. Sono tre giorni che piove ininterrottamente, e qui tutto va a rotoli. Oggi siamo stati quasi tutto il giorno senza comunicazioni: non solo Internet, ma neanche la rete telefonica WFP e addirittura le ricetrasmittenti hanno smesso di funzionare. La pioggia ha trasformato questa ridente (ehm...) citta' in una massa di fango informe, e se prima a camminare si rischiava una gamba, adesso si rischia di scivolare sul fango viscido, magari per evitare i laghi d'acqua piovana, e finire in mezzo alla strada, dove un traffico impazzito si accartoccia nei piu' terrificanti ingorghi che abbia mai visto. Pensavo che il traffico di Roma fosse niente male, ma cavolo, dovreste vedere questo!!! I vigili ci sono, ma e' come se fossero persone qualunque, uscite di casa la mattina con la ferma intenzione di fare casino. I principali autori degli ingorghi sono loro, non sembrano avere un'idea molto chiara di quello che ci si aspetta da loro. Aggiungete il fatto che quasi nessuno degli "automobilisti" ha la patente, e che ciascuno si fa' i comodacci suoi, e avrete un'idea di quello che sta succedendo. Oggi ho visto macchine mettersi di traverso in mezzo alla strada, tentando inversioni di marcia suicide. Ho visto furgoncini fermarsi in pieno incrocio per far scendere e salire passeggeri. Ho visto macchine incastrarsi in deadlock senza via d'uscita nel tentativo di passare per primi, altre sorpassare da sinistra bloccando il traffico proveniente dalla direzione opposta, e ho visto anche un paio di macchine finire con le ruote anteriori dentro i canali di scolo che corrono a fianco dei marciapiedi, tentando di passare "da destra". Il tutto condito dal solito concerto di clacson suonati come se da cio' dipendesse la vita del guidatore...
Comunque, ne ho approfittato per ampliare il mio guardaroba afghano. Adesso sono felice possessore di un patu e di un kollah... Avro' bisogno specialmente del primo, temo, visto che per martedi' e' prevista neve. Mentre non si prevede un miglioramento del tempo... speriamo bene.



venerdì, novembre 14

Sui vestiti
Alessandra mi ha chiesto di riportarle un vestito, cosi' in questi giorni ho approfondito il tema. Allora, in Afghanistan, o per lo meno in Kabul, si trovano quattro tipi di vestiti. Innanzitutto ci sono i vestiti tradizionali. Ma qui da noi si potrebbero usare solo a Carnevale, e solo se si possiede una notevole faccia tosta. A parte il fatto che sono pesantissimi, ma sono una specie di patchwork del tipo maniche nere, corpetto rosso, parte inferiore verde, il tutto ricoperto da decorazioni dorate.

Poi ci sono i vestiti da sposa. Non so perche', ma ci sono negozi e negozi che vendono vestiti da sposa. Se fossero piu' piccoli, qui da noi si potrebbero usare per vestirci le bambole. Sono tutti dello stesso tipo, con questi veli a strati, la gonna larga stile "damina del 700", e colori che variano dal rosa, al bianco, al verde chiaro... a voi il giudizio.

Poi ci sono i vestiti di tutti i giorni. Per le donne si puo' distinguere in burqa, chiaramente non portabile in Italia, e "il resto", che secondo una definizione azzeccatissima di Alessandra sembrano provenire dai "Magazzini del Popolo".

Infine ci sono i vestiti "eleganti". Ora, un vestito "elegante" di Kabul e' qualcosa che in Italia sarebbe perfetto per una bella signora di ottant'anni, ma che non e' proprio adatto per una ragazza sulla trentina... ah, be', dimenticavo tutti quei vestiti preconfezionati che vengono dal Pakistan o dall'India. Alcuni non sono male, diciamo che hanno uno stile a meta' tra l'arabo e l'indiano, pero' sono tutti in materiale sintetico e, soprattutto, costano un botto. L'unica soluzione, come ho gia' detto, e' comprare la stoffa e andare da un sarto. La stoffa c'e', di sarti e' pieno... manca solo Ale ( :( )


Mai dire mai...
Be', dopotutto qualcosina posso ancora scriverla. Qui sta piovendo che Allah la manda, e praticamente piove da ieri sera. Per essere il mio ultimo giorno afghano faceva abbastanza schifo... insomma, sono stato abbastanza contrariato e nervoso per tutto il giorno. E cosa si fa quando c'e' questa sensazione di nervosismo? Esatto. Si va a fare shopping. Cosi' ho approfittato di un momento di pausa e sono uscito. Diretto su Chicken Street. Era la prima volta che andavo in giro nel primo pomeriggio (erano le tre), e ho trovato finalmente "negozi" aperti e un po' di gente. Ovviamente sono stato assalito dal primo bambino che ho incontrato, che vendeva guide turistiche, mappe della citta' e roba simile. E' stato dura scrollarmelo di dosso. Poi ho incontrato un vecchio, che si e' fermato, mi ha salutato, stretto la mano, attaccato bottone e trascinato di peso in una bottega "di un suo amico" li' vicino, piena di tappeti, vestiti, scialli. E tanta, tanta, tantissima polvere. Ha cominciato a tirar giu' tutto quello che c'era in giro, rincretinendomi con un misto di Dari, Inglese e Francese. Non sono riuscito ad andarmene finche' non ho accettato di comprare qualcosa. Non vi dico cosa ho comprato perche' dovrebbe essere una sopresa per le persone che lo riceveranno...

Finalmente "rilasciato" e libero di andare per la mia strada, ho proseguito il giro. Qualche metro piu' avanti incoccio in un bimbo ipercinetico che avra' avuto i soliti sei o sette anni, che al grido di "how are you mister" mi ha sbarrato la strada. Parte della carica si e' esaurita quando ho cominciato la solita tiritera di saluti in Dari, il che l'ha sconcertato parecchio. Il tempo di dare un'occhiata alla sua bottega, che pero' aveva alcune cose interessanti. E poi il bimbo era simpatico, cosi' mi sono fermato e ho comprato alcune cose. Altre me le ha regalate quando ha saputo che ero Italiano. Rimango sempre sorpreso di vedere come gli Italiani siano bene accetti. Tra l'altro il bimbo aveva un fratellastro in Italia... insomma, da quel momento ho smesso di essere "mister" e sono diventato "my friend". Una cosa la compravo, e una me la regalava lui... mah. Comunque, vi posso dire che ho comprato una shalwar camiz per me, il tipico vestito afghano. Non so se e quando avro' occasione di metterlo, ma era uno sfizio che volevo togliermi... Alla fine dei giochi ho speso 60 dollari, e ho fatto felice un bimbo.



giovedì, novembre 13

Epilogo
Bas. Halas. Oggi ultimo giorno di lavoro, domani e' venerdi' (week end) e dopodomani mattina presto riparto per Roma. Contratto scaduto. Finiscono cosi' questi quattro mesi di vita su Marte, tra polli, riso, preghiere comandate, musica inverosimile, digiuni, clacson, latrine a cielo aperto e tanto, tanto ACORD... Si imporrebbe un commento finale, ma forse e' meglio tacere. Tanto piu' che in questi giorni la connessione dalla mia stanza non funziona, e mi tocca usare il computer nella sala comune.
In ogni caso Pufff! chiude i battenti, per quest'anno. Riaprira', magari sotto altro nome, a partire (con ogni probabilita') dal 12 gennaio prossimo. Quindi buon Natale, buon Capodanno e buona Befana a tutti quanti. Grazie del supporto. E se qualcuno avra' passato qualche simpatico momento leggendo queste righe, questo blog avra' raggiunto il suo scopo. Spero di riavervi tutti qui con me l'anno prossimo. Vi preannuncio che ho intenzione di girare un po' di piu' e lavorare un po' di meno, quindi magari avro' cose piu' interessanti da scrivere. Ci risentiamo a gennaio.

Tasha Korr a tutti.



mercoledì, novembre 12

Colpo di scena, 2
Sto impazzendo appresso alla burocrazia che si nasconde dietro la semplice dicitura "fine del contratto". Oggi non ho fatto altro che girare come una trottola per quasi tutti gli uffici qui intorno. Si sono anche sbagliati nella mia richiesta di pagamento della diaria, e speriamo che entro domani si risolva. Il colpo di scena sta nel fatto che mi hanno cambiato il "piano di volo". La tipa WFP a Islamabad che si occupa di queste cose mi aveva prenotato un volo Islamabad-Dubai per lunedi' 17, e conseguente Dubai-Roma per martedi 18. Quando sono andato all'ufficio Risorse Umane per l'autorizzazione, la tipa ha detto "Eh no, non va mica tanto bene!". Questo perche' il 16 mi scade il contratto, e quindi 17 e 18 non sono assicurato. "E se succede qualcosa?" chiede lei. "Se succede qualcosa vuol dire che l'aereo e' caduto, e l'assicurazione me la do' sui denti", rispondo io. Be', piu' o meno. Sta di fatto che si e' attaccata al telefono, ha chiamato Islamabad e ha cambiato tutto. Il che non e' male, visto che col nuovo piano parto da qui sabato 15 e arrivo a Roma nientemeno che domenica 16, guadagnando ben due giorni!

Stamattina ho parlato con Susana, la grande capa. Ho assunto l'aspetto contrito quanto basta, accennando con aria triste e mesta al mancato lancio di ACORD, ma lei era molto tranquilla, e ha elencato una serie di lati positivi in tutta la vicenda, concludendo con un "E poi comunque tu torni a gennaio, quindi...". Non e' che l'ha chiesto... l'ha dato per scontato e definitivo. E quindi si', tornero' molto probabilmente l'11 gennaio per altri tre mesi di fuoco e fiamme nel puzzolente deserto kabulliano... ma ho posto una condizione da mettere sul contratto: connessione a Internet permanente, 24 ore al giorno, in ufficio e fuori. In pratica, tornero' alla Guest House 2, stanza numero 10. Home of Pufff!.



lunedì, novembre 10

Minimalia
Stasera ho ben poco da fare. O meglio, avrei il solito boato di cose da fare, ma non ne ho la minima voglia. Percio' sono andato a fare una passeggiata. Speravo che Kabul di notte migliorasse un po'... confidavo che il buio nascondesse un po' la sua bruttezza, e che magari le luci dei negozi la attenuassero un po'. Sbagliavo. Kabul di notte e' anche peggio che di giorno. La differenza fondamentale e' che al buio rischi di romperti una gamba ad ogni passo, visto lo stato dei marciapiedi. A parte il rischio di cadere in qualche canale di scolo, ovviamente. Ce ne sono alcuni profondi anche mezzo metro, che corrono tutto intorno al marciapiede. Camminare per la strada non e' neanche il caso di pensarlo... il rischio non sono tanto le macchine, che per quanto guidate da pazzi hanno almeno le luci accese. No, il rischio grosso sono le biciclette, che arrivano come dannati sbucando fuori dal buio, senza un filo di luce, con due o tre persone sopra.

Buio. Deserto. Solo qualche alimentari con una lampada a gas, dall'effetto abbastanza spettrale, direi. Manco Sabaudia in una notte di dicembre, e' cosi' vuota... Ho fatto un lungo giro, fino a Shar-e-Naw, Flower Street e Chicken Street. Gia' che c'ero mi sono fermato al Chelsea Supermarket, che era ancora aperto, e ho fatto un po' di spesa. I soliti generi strettamente necessari: un paio di lattine, biscotti, cioccolata.

Sembra essere passato un secolo da quando, i primi giorni qui a Kabul, ero pressocche' terrorizzato al solo pensiero di uscire per le strade in compagnia - figuriamoci da solo... Il prossimo passo sara' andare a fare shopping, da solo. Per quanto si possa parlare di shopping a Kabul... sono due concetti che fanno un po' a cazzotti tra di loro. Non e' che non ci sia un gran che... non c'e' niente!!!


Fotine
Ho trovato alcune foto che qualcuno ha fatto e poi ha messo in rete, ve ne giro solo tre. Due si riferiscono al training per i focal points, cioe' quella volta che mi si e' inchiodato tutto e ho dovuto andare avanti con una versione piu' vecchia. Nella prima tento di spiegare a quegli zucconi alcuni degli AVANZATISSIMI e STRABILIANTI automatismi di ACORD 2.0. Nella seconda c'e' Susan che chiacchiera mentre io sembro guardare attonito un messaggio di errore sullo schermo... tranquilli, e' un errore generato da ACORD....

La terza invece risale alla sera dell'addio a Alejandro. A sinistra ci sono io, accanto a me c'e' Monika, una polacca a capo di una delegazione di medici polacchi, conosciuti per caso. A seguire Sewoo, e poi Alejandro con la moglie Anaic. Sulla destra si vede Susan, nascosta dalla sigaretta di Jolanda. Il resto della tavolata, composta in egual misura da polacchi e afghani, non e' di interesse... "vabbe', manco quello che ci hai fatto vedere", direte voi... bah... bella gratitudine... fai del bene e scordatene....


Colpo di scena
Dirittura di arrivo. E' iniziata l'ultima settimana qui a Kabul, ed e' iniziata con un bel colpo di scena. Dopo le ultime due settimane di disperati tentativi per lanciare finalmente la nuova versione di ACORD, decidiamo di gettare la spugna, e rimandare il tutto a gennaio. Troppi problemi tecnici, e non abbastanza tempo per risolverli tutti. Tra l'altro si avvicina la fine dell'anno, il che comporta consuntivi, statistiche, report, relazioni... troppe attivita' importanti, per permettersi di lanciare adesso un programma non completamente testato... e senza il suo creatore presente! Per cui abbiamo deciso di lasciare tutto com'e' e di riprendere a gennaio. Ebbene si', mi tocchera' tornare. Non ci sara' purtroppo Susan, che e' completamente scoppiata, dopo un anno e mezzo di permanenza, e ormai passa le sue giornate inveendo contro l'Afghanistan tutto e tutta la sua gente, giurando e rigiurando di non metterci mai piu' piede. Ne ho vista di gente stressata (compreso il mitico "Adrenalina" all'universita'...) ma lei esagera! Strano come non le sia venuta ancora l'ulcera...

Da parte mia, un po' mi dispiace. Dopo quattro mesi di duro lavoro, dopo essere (quasi) riuscito a fare in questo tempo un lavoro che normalmente avrebbe preso sei mesi, mi vedo sconfitto da un ammasso di tabelle senza senso... il colpo di coda del vecchio ACORD. Il problema maggiore che ho avuto e' stato infatti il "travaso" dei dati dalla vecchia struttura alla nuova. A questo si sono aggiunti problemi di connessione, mancata osservanza di certe regole da parte degli Area Office, e ad ogni buon conto ci metto pure qualche errorino e/o ritardo mio... ma insomma, lavorando 18 ore al giorno, prima o poi qualche errore si fa. Fortunatamente, non grave.
Tanto per tranquillizzare i genitori, aggiungo che siamo tutti dispiaciuti, ma nessuno da' la colpa a me. Anche perche' nessuno puo' dire che non ho lavorato abbastanza... semplicemente, serviva piu' tempo. Mi avevano chiamato per "aggiustare" un database, non per rifarlo da capo!

A questo punto non sto proprio in vacanza, ma quasi. Devo ancora sistemare un po' di cose, scrivere una sorta di "manuale" per l'amministratore (mi servira' al ritorno, per ricordarmi quello che ho fatto...), stare appresso a un po' di burocrazia, e altre cose minime. Una relazione finale l'ho gia' fatta, andra' in mano a Susana, che sara' dispiaciuta anche lei. Di sicuro sono un po' piu' rilassato.... e visto che ci sono, vorrei tranquillizzare anche le "ragazze del museo"... ci sto lavorando, al CD, tranquille!



mercoledì, novembre 5

Aggiornamenti
Negli ultimi giorni c'e' stato un netto peggioramento della situazione, sia in Afghanistan che in casa ACORD. Sono due settimane che rimandiamo il "lancio" di giorno in giorno, e ogni volta esce fuori un problema nuovo. E una volta e' Jalal Abad che e' isolata, e un'altra volta e' Kandahar che non ha sincronizzato il database e si e' persa dei dati, e la volta dopo e' il turno del report di ottobre che non puo' aspettare ma che non si puo' fare per motivi tecnici, e il giorno dopo ancora si scopre che Mazar-i-Sharif ha aggiunto dei dati alla versione precedente di ACORD e non si sa come recuperarli, il tutto condito da una connessione salterina a livello nazionale, che funziona come le frecce... ora si', ora no, ora si', ora no... insomma, una cagnara. Mi pare un po' come il traffico: i vigili ci sono, ma tanto poi ognuno fa come gli pare. Domani sapremo qualcosa di definitivo, abbiamo diramato ordini perentori (per quanto puo' essere perentorio un ordine in Afghanistan) a tutti gli Area Office di fare certe cose... speriamo le facciano, e le facciano per benino!

Per quanto riguarda questo accidenti di paese, la WFP e' fiera di presentare una nuova strada (asfaltata!) che unisce dieci paesi nella provincia del Badakshan (insomma, Fayz Abad). 600 famiglie possono ora andare a fare la spesa per le viuzze fangose di quel sito delizioso. Sempre a Fayz Abad si sta anche costruendo un bel ponte di collegamento con Takhar. E per quest'anno fanno circa 2000 KM di nuove strade e circa 800 canali. Ci si puo' stare...
Si hanno notizie dell'ingegnere turco rapito qualche giorno fa nel sud. Pare che stia bene, anche se ancora prigioniero. Che altro? Vediamo... una quarantina di morti nell'Helmand, a sud ovest, per scontri tra polizia e una specie di commando militare agli ordini di uno dei tanti warlords che stanno massacrando il paese. Lo stesso che si e' divertito a sparare qualche razzo dalle montagne sul mercato di Gereshk... solo danni, per fortuna, nessuna vittima. Altri 7 morti negli scontri a nord, a Mazar-i-Sharif... insomma, un casino. E non dimentichiamo l'incremento nella coltivazione dei papaveri! L'Afghanistan fornisce al mondo il 75% dell'oppio sul mercato... E comunque il Tagikistan non sta meglio, visti i 600 casi di tifo scoppiati ultimamente. E da noi ci si lamenta di Berlusconi...



martedì, ottobre 28

Ramazan e aggiornamenti
... ma nonostante tutto, rieccomi qui nel buco puzzolente. Be', adesso posso dirvelo... pochi giorni prima di partire per Fayz Abad c'e' stato qualche scontro abbastanza violento da quelle parti, a Mazar-i-Sharif. Anche adesso, pare che ci sia una guerriglia continua tra due "signori della guerra" locali, che stanno facendo un casino pazzesco. Pare che negli ultimi giorni siano morte una sessantina di persone... comunque, a Fayz Abad non e' successo nulla.

Oggi, primo giorno di Ramazan. Tutti pensavamo iniziasse ieri, e solo ieri mattina si e' saputo che invece iniziava oggi. Pare che vada con le fasi lunari. Cose da pazzi... siamo nel 2000 e questi ancora basano la loro vita sulle fasi lunari, come 5000 anni fa...
Comunque, Ramazan vuol dire in pratica che nulla deve entrare nel corpo, ne' solido, ne' liquido, ne' fluido, piu' o meno dall'alba al tramonto. Quindi niente cibo, niente bevande, niente sesso, ma nemmeno iniezioni, o medicine... a meno di essere in pericolo di vita, nel qual caso e' consentito prendere lo stretto necessario. Anche in questo caso, pero', farlo di fronte ad altri e' considerato decisamente maleducato. Ad ogni modo, ieri ho fatto un giro con Naseer (che, per inciso, venerdi' e' diventato babbo!), e mi sono fermato a fare un po' di spesa... cioccolata, biscotti, qualche lattina... insomma, il necessario per sopravvivere alcuni giorni. Abbiamo poi festeggiato l'inizio del Ramazan ingolfandoci di schifezze. Abbiamo iniziato a pranzo, con una visitina al cosiddetto ristorante italiano, dall'improbabile nome di "Popolano". Non capisco un gran che perche' si faccia chiamare ristorante italiano, visto che non c'e' assolutamente nulla di italiano. L'arredamento e' in stile arabo, e il menu presenta talmente tante storpiature (tipo "pasta corobonara", "spagetti alfrido", "pasta bolougnese") che chiamarlo "italiano" e' veramente troppo ottimistico. Comunque, ho esordito con un antipasto di gamberetti in salsa di aglio, pepe e aceto che non erano proprio male... ma sicuramente erano strani. Naseer si e' rifiutato di assaggiarli, perche' non ha mai visto un gambero in vita sua, e non sa se gli e' permesso mangiarne. No comment.
Visto che mi piace una certa dose di rischio (e gia' prendere del pesce a Kabul non e' male, visto che si trova in Afghanistan, nell'entroterra e a 1700 metri di quota...), ho deciso di giocarmi il tutto per tutto... e ho ordinato una carbonara. Anzi, una "corobonara". L'avessi mai fatto.... e' arrivato questo piattone di spaghetti scotti alla perfezione, immersi in una salsa di qualcosa che sembrava panna (e non ho voluto indagare...) con pezzetti di qualcosa che somigliava a wurstel... del tutto insipida, senza il minimo sapore. Vabbe', sono esperienze che vanno fatte. Non mi sono sentito male, e questo e' gia' parecchio. Non credo ci sia nemmeno rischio di salmonella, visto che secondo me l'uovo quella pasta l'ha solo sentito nominare....
Abbiamo poi proseguito in serata, ingolfandoci di pakhaura e di altre cose dal nome impronunciabile, ma del tutto simili alle nostre crocchette di patate, il tutto rigorosamente comprato da bancarelle fetenti in mezzo alla strada. Curiosamente, neanche stavolta il mio stomaco ha reagito... o si e' rassegnato, oppure e' in coma...

Per gli aggiornamenti: le UN hanno sospeso le missioni in ben quattro province a sud, per via dell'aumentare degli scontri fra talebani e militari. Inoltre un'altra scuola e' stata fatta saltare in aria dai talebani, sempre a sud. E' la seconda, questa settimana. Fortunatamente hanno avuto il buon gusto di farlo all'una di notte, mentre la scuola era deserta...



sabato, ottobre 25

Rientro alla base
Rieccomi qui, di ritorno dal meeting dei grandi capi a Fayz Abad. Un altro mondo.... in questi tre giorni ho scritto un po', ma non ho avuto modo di pubblicare per motivi tecnici (connessione inesistente...). Percio' pubblico tutto adesso, qui di seguito. I commenti finali a dopo... magari a domani, perche' adesso non mi va!
Afghanistan, finalmente!
Nel momento in cui scrivo (Mercoledi' 22 Ottobre, ore 18.00) mi trovo accoccolato su una sedia, con il portatile su un'altra sedia, in un box totalmente spoglio, contenente solo un letto a castello e un attaccapanni (e ovviamente due sedie). Mi trovo a Fayz Abad, Afghanistan. E che Afghanistan! Comincio a pensare che Scott abbia ragione quando dice che questo paese e' bellissimo, fuori di Kabul.

Siamo partiti da Kabul intorno alle 13.30, e mi aspettavo il solito Fokker scassato... ma mai aspettarsi troppo! Mi sono trovato su un Beechcraft 1900. 20 posti, BI-ELICA!!! Ad ogni folata di vento si scuoteva come un aeroplanino appeso a un filo... comunque, dopo un paio d'ore di volo, atterriamo in questa valle circondata dalle montagne e attraversata da un fiume che dopotutto e' un signor fiume, quanto meno rispetto al Kabul, dalle acque di un bel verde smeraldo, molto largo, e di una certa portata. SI chiama Poochka. Mi aspettavo una citta', considerando che Fayz Abad e' capoluogo di provincia, e sotto i Talebani era addirittura capitale. Ma in realta' e' un villaggio, con case di fango, negozietti ricavati nella roccia, mucche e capre che scorrazzano per le strade, la solita massa di gente zozza e trasandata. E' uno zozzo diverso, pero'. Quello di Kabul e' smog, terra, polvere, mentre questo e' principalmente fango. Ma e' questo, l'Afghanistan che ci si aspetta, quello con i vecchi dai turbanti colorati e le barbe lunghe, vestiti di stracci, che si lavano nel fiume. Con i contadini bruciati dal sole che bastonano il loro asinello carico di legna. Con i bimbi sudici ma felici, che giocano, ti seguono, ti ridono dietro forse perche' non hanno mai visto un europeo, o forse perche' non immaginavano che un europeo potesse sorridergli e dirgli "Salam aleikum, hubasti?". Ridono, ridono contenti. Tutti sono curiosi, ma gentili, si fanno fotografare abbastanza volentieri, tranne quando provi a fotografare le donne, tutte rigorosamente in burqua, per la maggior parte bianco.
Non e' che sembra di essere "sul campo"... SIAMO "sul campo", in mezzo agli Afghani veri, quelli che lavorano la terra, e non fanno gli impiegati negli uffici piu' o meno internazionali di Kabul. Siamo andati a fare una passeggiata di un'oretta, ho fatto un po' di riprese e un sacco di foto, sperando che vengano bene. Rimpiango di non aver comprato una macchina digitale, la qualita' sarebbe stata sicuramente migliore. Il posto e' molto bello, incassato tra le montagne, con questo grande fiume verde in mezzo. Montagne piene di bunker diroccati, montagne dalle quali Massoud "The Great" usava dare belle mazzate agli invasori russi. Forse l'Afghanistan non e' un posto per passarci le vacanze, ma comincio a pensare che valga la pena farcisi un giro. E comincio anche a capire quelle persone che hanno passato anni in posti sperduti e selvaggi come Zambia, Nigeria, Iraq, Yemen, Somalia... e a Kabul si sentono male, e vogliono tornare li', "sul campo", in mezzo alla gente "vera". Mi piacerebbe tanto saper parlare il Dari, per poter chiacchierare con queste persone al di la' del "Salam", del "Chotorasti?" e del "Tasha korr", che comunque sembrano fargli un sacco di piacere. Continuo a trovare gente che mi scambia per Afghano, e mi saluta in Dari. Quando rispondo al saluto, sempre in Dari (almeno questo ho imparato a farlo), si convincono che sono uno di loro, e attaccano tutto un discorso di cui capisco si' e no una parola... ma se rimangono un po' delusi, quando rispondo in inglese, non lo danno a vedere.

Siamo sistemati nella guest house locale, un recinto in muratura che racchiude un certo numero di container come quello che mi fa' da ufficio a Kabul, come quello che ho descritto poco fa. C'e' la corrente elettrica, ed e' gia' parecchio. C'e' pero' una sala comune molto bella, arredata con tappeti, vasellame cinese, un televisore satellitare, un computer che in teoria dovrebbe essere connesso a Internet, ma che finora ha funzionato solo a calci. Il manager, Ayoub, e' un tipo basso, tarchiato, cerimonioso ma simpatico, che ha costruito tutto questo partendo da un paio di baracche in legno. Qualche comfort c'e', tipo il frigorifero, e per stasera e' previsto un barbecue.

Domani ho la giornata praticamente libera. Il mio intervento al grande meeting dei grandi capi e' previsto per venerdi' mattina, percio' mi sa tanto che domani me ne vado a fare un po' il turista. Saro' da solo, ma non mi importa... qui non sembrano esserci "security issues", questioni di sicurezza, e la gente e' cordiale. Mi sta quasi venendo voglia di rimanere qualche giorno in piu', quando mi scadra' il contratto, e girare un po'...
Secondo giorno in Afghanistan (quello vero)
NIente barbecue ieri, ma una cena BEN diversa dal riso e pollo cui (non) mi sono abituato. Una zuppa vegetale come antipasto, e poi una teoria di piatti vari, dall'insalata di pomodori, cetrioli, olive e sottaceti, a una pappetta di spinaci che ricordava tanto, nell'aspetto, la melokhia tunisina, e poi kebab come se piovesse, riso si', ma con del mutton, agnello, e poi altro ancora, e uva e mele locali, e melone di Kandahar, e vino bianco francese e rosso australiano... insomma, 4 dollari ben spesi! Alla faccia del pollo e del riso kabulliani.

Una nottata un po' cosi', nel mio bel container ultrariscaldato dalla stufetta a olio improviddamente lasciata accesa... verso le tre di mattina ho dovuto alzarmi per spegnere la stufa e socchiudere la porta, per far entrare un po' di fresco. Non ricordo chi mi ha detto che a Fayz Abad fa freddo, ma se lo trovo lo strangolo: mi sono portato quanto di piu' pesante sono riuscito a trovare, e fa' un caldo belva.
Stamattina e' iniziato il meeting dei grandi capi. Mi aspettavo un ufficio, ma si sono riuniti sotto il gazebo nel giardinetto della guest house... mica scemi, i grandi capi! Il mio intervento e', appunto, domattina, quindi intorno alle 8.30 sono andato in ufficio, mi sono fatto assegnare una macchina con autista, e mi sono fatto scarrozzare in giro per un'oretta e mezza. Ho visto la "citta' vecchia", come la chiamano per distinguerla dalla "citta' nuova", quel posticino fangoso che abbiamo visto ieri. La citta' vecchia e' praticamente una serie di stradine altrettanto fangose, rigorosamente in terra non battuta, rigorosamente dissestate, fiancheggiate da una serie infinita di quelli che gli Afghani pomposamente chiamano "negozi", ossia buchi ricavati in costruzioni di pietra e fango, in cui vendono una quantita' spaventosa di terrificante paccottiglia, oltre a generi alimentari vari, soprattutto frutta. Non vi parlo di quelle che noi chiameremmo "macellerie", perche' non voglio disgustarvi oltremodo... Mi sono comunque messo d'accordo con Amir, l'autista, per tornare li' nel pomeriggio e fare un giro a piedi, stavolta. Chissa' che tra tutta quella confusione non riesca a trovare qualcosa di carino da comprare. Mi piacerebbe comprare un tappeto, visto che probabilmente i prezzi sono piu' bassi che a Kabul, ma non saprei proprio come portarlo indietro. Non credo me lo passino come "bagaglio a mano"... e sono quasi certo che spedirlo come bagaglio non sia una grande idea, a meno di accettare l'eventualita' di non trovarlo al mio arrivo...
Secondo giorno, pomeriggio
Detto, fatto. Amir e' arrivato alle due e mi ha riportato alla citta' vecchia. Ha "parcheggiato" (nel senso che ha lasciato la macchina sul bordo della "strada") e abbiamo fatto una passeggiatina su quelle deliziose stradine piene di fango, in mezzo ai miliardi di Afghani che le affollano. Un sacco di tappeti, ma c'e' il problema di trasporto che dicevo prima. Ci sono anche un sacco di venditori di stoffe. Pare che i vestiti gia' pronti non vadano di moda... uno si compra la stoffa, poi va dal sarto che gli fa' un vestito su misura. Il problema e' che Ale non e' qui con me ( :-( ) per poter andare da un sarto, e portare la stoffa a Roma non mi sembra una luminosa idea, a meno di trovare un sarto in grado di lavorarla "ammodo".... questo, ovviamente, se non si considera il fatto che le stoffe che si trovano hanno dei colori che da noi si indossano solo a Carnevale.

Il giro non e' durato molto, perche' evidentemente Amir non era molto interessato a fare shopping. Mi ha riportato alla guest house dopo meno di un'ora, in cui sono riuscito a comprare solo un pakul. Cosa sia un pakul chiedetelo a Stefano, che ne voleva uno. Certo, lui l'ha chiamato "piadina talebana", ma che volete, ha fatto l'Agrario...
Comunque sia, non ero pienamente soddisfatto, percio' ho congedato l'autista e mi sono rimesso a camminare, stavolta nella Shar-e-naw locale, la "città nuova" qui vicino. Qualche negozio "minore" (e vi lascio immaginare cosa cio' significhi), un saluto a un vecchio che cuoceva kebab, e un sacco di bambini schiamazzanti. Due episodi curiosi: mi fermo a riprendere dei camion WFP che partono dal locale magazzino WFP, e un furgoncino con a bordo cinque o sei locali si ferma, e i tipi mi invitano a salire. No, grazie, rispondo, preferisco camminare... e questi insistono, sorridendo, molto amichevoli. Saluto, stringo mani, e questi che insistono... alla fine ho salutato, forse un po' troppo bruscamente, e mi sono allontanato a grandi passi... mah! Va bene l'ospitalita', passi la cordialita'... magari volevano solamente farmi fare un giro del posto... o magari no...
Secondo: tornando alla guest house incontro una banda di quattro o cinque bimbi fra i tre e i cinque anni, ovviamente zozzi fino al midollo, che non parlano una parola di inglese, ma riescono comunque a farmi capire che vogliono che li riprenda con la telecamera. Si mettono in posa, gli scatto una foto, gliela faccio rivedere sul display, e loro scoppiano a ridere come matti, indicandosi a vicenda. Non gli basta, ne vogliono un'altra, e poi un'altra ancora, ogni volta facendosi matte risate rivedendosi. Alla fine ho dovuto salutarli a forza, altrimenti sarebbero andati avanti a oltranza... pero' e' stato bello stare li' circondato dai marmocchi schiamazzanti... mi sarebbe tanto piaciuto sapere un po' di Dari...
Fine del viaggio
Bambini. Bambini, e ancora bambini. Una quantita', una pletora, una teoria, una miriade, una cotola di bambini. Ma andiamo con ordine.

Stamattina (venerdi' 24) c'e' stato il gran finale di ACORD 2.0, la presentazione ai grandi capi dei sei uffici regionali WFP in Afghanistan. Dovevo chiacchierare per mezz'ora, siamo andati avanti per tre ore, fino all'ora di pranzo. Anche a loro ho fatto il giochino di fargli prima vedere come e' facile inserire "dati monnezza" nel database attuale, e poi gli ho mostrato i vari controlli automatici che ho messo nella nuova versione. Me la sono ovviamente tirata un pochino, accennando anche alle varie funzioni di back office, alla generazione automatica delle maschere, alla nuova politica di sicurezza, e cosi' via. Hanno fatto un sacco di domande, hanno proposto alcune modifiche (molte delle quali le ho fatte in giornata...), e poi ho incassato un "Very impressive!" del vice di Susana. Comunque, sono tutti contenti, e adesso anche gli altri vogliono che torni a gennaio. Il meeting poi e' continuato senza di me, che non avendo molto da fare ho fatto le modifiche richieste e mi sono visto "Terminator 2" via satellite...

Nel pomeriggio siamo andati quasi tutti a fare un giro per la citta' vecchia, il mercato, in pratica. Non ho comprato nulla, ma abbiamo camminato molto piu' di quanto ho fatto ieri, e dovunque passavamo si creava un capannello di gente che ci guardava con molta curiosita' (eppure dovrebbero essere abituati a vedere stranieri, visto che solo a Fayz Abad ci sono circa 12 organizzazioni internazionali all'opera...). Qualcuno piu' ardito ci salutava e ci stringeva la mano, e la mia (ancorche' superficiale!) conoscenza del complesso rituale di saluto li mandava in sollucchero. Ma piu' che altro, bambini. Una quantita' infinita di bimbi presumibilmente tra i tre e cinque anni che ti sciamano intorno ridendo, pigolando, ciangottando, parlottando, divertendosi un molto ogni volta che li saluti con un "Salaam" o un "Bakhairasti?". Terribilmente incuriositi dalla telecamera, si offrono come soggetti per farsi fotografare. Ovviamente non me lo sono fatto dire due volte (tanto non avrei capito una parola nemmeno la seconda volta...) e ho fatto un po' di foto. Anche stavolta, matte risate nel rivedersi sul display. Ce n'e' stato uno, in particolare, che all'inizio aveva rifiutato di farsi fotografare. O almeno cosi' mi e' parso, visto che indicava se stesso e poi faceva segno di "no" con il dito. Pero' mi e' venuto il dubbio che stesse dicendo qualcosa del tipo "Guarda, che a me non mi hai mica fotografato, ancora!". Il fatto e' che mentre gli altri bimbi si sono allontanati quando li abbiamo salutati, questi qui mi e' venuto dietro fino alla macchina, e quando sono salito e' rimasto a guardarmi con una faccetta triste che non si puo' descrivere. Al che gli ho sorriso e l'ho salutato con la mano, e solo a questo punto ha sorriso anche lui e si e' allontanato sgambettando, ridendo tutto contento. Mah! Chissa' che gli passava per la testa...

Nel tornare alla guest house abbiamo incontrato una mezza dozzina di carri armati russi. O meglio, le loro carcasse... ci siamo fermati a fare un po' di foto, e manco a dirlo... dal nulla sono usciti una decina di bimbi schiamazzanti, sudici, ecc. ecc. Va da se' che anche questi, appena vista la telecamera, hanno chiamato parenti, compagni, amici e quant'altro sono riusciti a rastrellare, e tutti insieme si sono messi in posa per farsi riprendere. Ho fatto una foto che spero sia venuta bene, con alcuni di questi bimbi accucciati davanti al cannone di un carro armato... non vincera' il Pulitzer, ma a me piace molto. Nell'ultima scena che ricordo ci sono io inginocchiato a terra, e questa massa di bambini tutti stretti intorno a me per rivedersi nella foto, che puzzavano come cavalli e ridevano come pazzi, felici come non mai...

Domani sara' ancora piu' difficile il ritorno in quel buco puzzolente di Kabul...



martedì, ottobre 21

Verso la fine
Lo so, lo so... non aggiorno piu' il blog, che fine ho fatto, ecc. ecc.... ma ormai mancano solo tre settimane alla fine, e le fasi finali di un progetto sono sempre molto convulse. Susan freme per "lanciare" il nuovo ACORD, che pero' ha ancora qualche lacuna qui e la'... Faremo il possibile in questa settimana.
Inoltre, ormai sono diventato un personaggio famoso e importante, per cui sono sempre in giro per meeting, training e presentazioni... Be', insomma, piu' o meno. L'altro ieri ho partecipato a tre ore di pallosissimo meeting in cui si discutevano i compiti degli Area Offices e degli Implementing Partner (quelle organizzazione che effettivamente distribuiscono il cibo alla popolazione). Totalmente inutile, ma Susana voleva che fossi presente. Ieri invece c'e' stato il cosiddetto "training" ai Focal Points dei vari Area Offices, cioe' quelle persone che fanno da collegamento tra l'Ufficio Regionale (qui a Kabul) e i sei Area Offices sparsi nel paese (Kabul, Mazar-i-Sharif, Fayz Abad, Kandahar, Hirat, Jalal Abad). All'inizio mi sono sentito molto Bill Gates alla presentazione di Windows 98, nel senso che non ha funzionato un cavolo, e mi si e' inchiodato tutto... un figurone. Poi ho trovato una versione piu' vecchia che pero' bene o male funzionava, e sono andato avanti con quella. Al termine comunque sono rimasti soddisfatti, visto che in ogni caso i miglioramenti rispetto alla versione attuale sono evidenti. Nel pomeriggio invece c'e' stato un altro meeting, con le stesse persone, per discutere alcuni aspetti tecnici e logistici dell'intera faccenda, ma non vi annoiero' con i dettagli. Alla fine della fiera, la situazione e' questa: domani parto con Jolanda, andiamo a Fayz Abad, nel nord Afghanistan, per partecipare a un altro meeting, quello dei capi dei sei uffici regionali (quel che si chiama "incontro al vertice"!), dove dovro' presentare ACORD anche a loro (sperando che stavolta funzioni tutto...). Staro' via tre giorni, e ritornero' sabato. Nel frattempo lascero' qualche "compito a casa" a quel pelandrone di Naseer, sperando che mi faccia trovare qualcosa di pronto quando torno. Dopodiche' dovremo (dovro', temo...) occuparmi del passaggio dal vecchio ACORD al nuovo, con conseguente trasferimento di dati, procedura di installazione, e cavoli vari. Il tutto domenica, giorno di inizio del Ramadan.

Questa cosa del Ramadan mi preoccupa un po'... gia' trovo che sia fuori dal mondo il fatto di svegliarsi alle quattro di mattina per pregare... ma poi, passare un mese intero senza mangiare durante il giorno mi pare proprio da pazzi. Lo so, il divieto non dovrebbe valere per me che non sono mussulmano, purtuttavia ci passo le giornate, in mezzo ai mussulmani, e non credo proprio che sia salutare ingozzarmi di cibo davanti a loro...

Il contratto di Alejandro e' ormai scaduto, e lui sta facendo il turista da qualche parte qui in giro. Qualche giorno fa siamo andati al "gay corner" di Scott e ci siamo fatti una piu' che decente pasta al pesto, con le trenette e il pesto che ho riportato dall'Italia. Senza contare la fettona di parmigiano che si e' trasferita direttamente dalla plastica ai nostri stomaci nel giro di pochi istanti... ora abbiamo in programma una "dumpling and movie night". In pratica, una quantita' smodata di ravioli al vapore al ristorante cinese, e poi proiezione privata di un qualche film orrendo, al "gay corner" di Scott.
Con Scott sto legando parecchio, e tra l'altro gli sto risolvendo un po' di problemi con un altro database. Questa e' proprio buffa. Fino a poco tempo fa c'era questo tipo inglese, Ian, con una faccia da deficiente come poche se ne vedono in giro, che sembrava dovesse essere una specie di dio in terra, assunto per lavorare a questo database che usano alla sezione VAM (che non ricordo cosa significa, ma qualcosa che ha a che fare con le mappe, la popolazione, il monitoraggio del territorio). Non si sa bene da dove venisse, ma si sa che e' il marito di una tizia che lavora con qualche ministro locale... Insomma, questo Ian che se la tirava da morire e' andato via qualche giorno fa. L'altro ieri Scott bussa alla mia porta e mi dice che ha qualche problemino con questo database. Vado a dare un'occhiata e scopro che e' del tutto simile al vecchio ACORD: una massa di tabelle infinita, senza NESSUN collegamento l'una con l'altra... ho guardato Scott con aria MOLTO significativa, e mi ha detto che anche lui, che non ne capisce nulla, ha avuto l'impressione che non fosse proprio un lavoro ben fatto. Sapete quanto prendeva Ian? Dieci milioni al mese.



giovedì, ottobre 16

Andata e ritorno
Eccomi di ritorno dalla mia seconda (e per ora ultima) settimana di R&R. Questa volta il delirio per il biglietto e' stato completo. Provo a riassumere.

Il volo Islamabad-Dubai era pieno. Nell'affannosa ricerca di un percorso alternativo, "la mia compagna" (sua propria definizione) riesce a trovare un Islamabad-Karachi-Dubai-Roma, con qualche complicazione: arrivato a Islamabad avrei dovuto ritirare e pagare il biglietto per Karachi. Del biglietto Karachi-Dubai non si sapeva ancora nulla fino alla sera prima della mia partenza, mentre la prenotazione Dubai-Roma, se non ho capito male, era a posto. Con un febbrile scambio di mail e una demenziale chattata cui partecipano anche Stefano e Claudio, decidiamo che la mattina del 9 con un fax alla guest house di Islamabad mi avrebbero fatto avere notizie.
Parto dunque per Islamabad, ma tutto il mondo e' paese. Facendo la fila per il check in all'aeroporto di Kabul, c'e' qualche furbo che tenta di passare avanti, scatenando le proteste dei miei vicini di attesa. Il che e' comunque uno spunto per iniziare una conversazione, e quindi mi trovo a scambiare quattro chiacchiere con questo tipo alquanto inquietante di nome Rudolph "Rudy" Rodrigues, un canadese di origini boh!, che lavora per il governo transitorio afghano. Chiacchiera qui, chiacchiera la', gli dico del mio problema di biglietto, e lui mi dice che a Islamabad lo verra' a prendere il suo agente di viaggi, che sicuramente trovera' una soluzione. Partiamo, arriviamo, trovo questo tizio e gli dico che ho bisogno di un biglietto per Roma, e lui mi fa: "No problem". Come, no problem? Se il volo e' pieno! E lui mi rifa': "No problem". Scopro cosi' che questo tipo lavora per una agenzia di viaggi accreditata dalla Emirates stessa, e che ad ogni volo fanno come i bagarini allo stadio: riservano un certo numero di posti, che poi rivendono ai propri clienti. Risultato: per le altre agenzie il volo risulta pieno. Prima di comprarlo, pero', devo sapere cosa e' successo a Roma, per non trovarmi poi alla fine con due biglietti invece di uno. Tento di chiamare Alessandra, poi i miei, poi Stefano. Alla fine l'operatrice al telefono mi dice che ci sono problemi sulla linea e non c'e' modo di chiamare Roma. Sto per smadonnare, quando la donnina alla reception della guest house mi sventola davanti due fax arrivati per me. E' Stefano, che mi informa che a Karachi dovrei trovare il fatidico biglietto, avvisandomi di NON pagarlo. Suppongo quindi che sia un prepagato, e contatto il faccendiere pakistano per dirgli che ho gia' il biglietto, ringraziarlo e che no, non ho piu' bisogno del suo. Al che lui mi fa: "No problem. Puoi annullare quello e fare il diretto Islamabad-Dubai pagandolo qui, e facendoti rimborsare quell'altro. Operazione standard, nessun problema.". Va bene, dico, risparmio cinque ore di volo e un cambio d'aereo. Vado quindi alla sua agenzia, mi dice che facendo questo biglietto la cancellazione di quell'altro e' automatica. Chiedo se devo cancellare anche la prenotazione Islamabad-Karachi, e lui mi fa: "No problem. Automatica.". Tutto questo automatismo mi insospettisce un po', pero' lui e' convinto, e io mi fido. Risultato: io viaggio tranquillo da Islamabad a Dubai a Roma, risparmiando cinque ore di volo e 160 dollari.

Ma a Roma la situazione e' ben diversa. La Emirates sparge la notizia che a Dubai non sono mai arrivato. Alessandra ricomincia a litigare col banco Emirates all'aeroporto, dopodiche' ci si mette anche mio padre che li accusa di perdersi i passeggeri per strada, o in alternativa di avermi buttato giu' dall'aereo tra Islamabad e Karachi. La Emirates che si rifiuta di rilasciare notizie sui passeggeri per rispetto della privacy, mio padre che esprime il suo parere sulle leggi sulla privacy... insomma, una scena cui mi sarebbe piaciuto assistere. Comunque, tutto risolto al mio arrivo. Non si prevedono ovviamente altre R&R, ma nel futuro mi rivolgero' direttamente al faccendiere pakistano...



martedì, ottobre 7

Ogni tanto riciccio...
Questa settimana e' stata VERAMENTE stressante... sto ACORD non vuol saperne di morire con dignita', e fa' di tutto per complicarmi la vita. In piu' oggi pomeriggio c'e' stato un altro "preview meeting" in cui ho presentato la nuova versione. L'ultima volta era per i "lavoratori", quelli che dovranno effettivamente usarlo. Stavolta era per i "politici". Era presente anche Susana, la capa globale mondiale totale galattica. Che essendo persona estremamente sveglia e intelligente, ha subito colto alcune possibili migliorie e non si e' fatta scuorno di proporle. Al che, scherzando, ho detto "Va bene, vuol dire che tornero' a gennaio". E lei non ha riso. Per niente.

Dopo il meeting (che comunque e' andato benissimo, sono tutti entusiasti. Anche perche' PRIMA gli ho fatto vedere come nel database attuale si puo' inserire qualunque tipo di monnezza, e poi gli ho mostrato i SEVERISSIMI controlli che ho implementato nella nuova versione...), dopo il meeting, dicevo, sono andato a parlare direttamente con lei nel suo ufficio. Affabile come al solito, disponibile come sempre, abbiamo chiacchierato del piu' e del meno per una mezz'oretta. Pero', da quando sono uscito da quell'ufficio, praticamente do' per certo che tornero' qui a meta' gennaio.

Ma non basta. E no. Perche' tra un piu' e un meno ho inserito il mio dispiacere per non poter finire in tempo l'altro database, quello per le Risorse Umane. Non e' complicatissimo, ma ACORD assorbe tutto il mio tempo, e specialmente adesso in queste fasi finali. Al che Susana se ne e' uscita dicendo che potremmo anche pensare a qualche tipo di contratto per cui il lavoro lo faccio da Roma tra qui e gennaio. Io ho traccheggiato un po', me la sono tirata un po', e poi ho detto che era un'idea non da scartare, e che se ne poteva parlare. Nel frattempo, visto che anche lei nei prossimi mesi passa a Roma qualche giorno, l'ho invitata a una cena a Fiumicino. Vongole, visto che ne va matta. Pare abbia accettato... insomma, mi sono fatto un amico potente... vediamo cosa ne esce fuori.

A parte questo. Domattina parto per la mia seconda R&R. E stavolta e' anche peggio della prima, nel senso che se l'altra volta avevo un biglietto, ma non sapevo come ritirarlo, stavolta il biglietto non ce l'ho proprio. Intanto vado a Islamabad, e quanto meno sono riuscito a prenotare una stanza nella solita Guest House, e un conducente che mi ci porti. Ma se non si libera un posto su un aereo, passero' cinque simpatici giorni bestemmiando a Islamabad.... speriamo in un miracolo (ma 'sti aerei sempre pieni.... ma tutti 'sti pakistani che vanno a Roma, ci stanno????)

Che altro? Ah, si'. Notizie sparse.

Stasera dovrebbe venire Scott con un paio di amici, andiamo al ristorante cinese a ingozzarci di ravioli al vapore.

Dal primo novembre aumenta l'affitto della Guest House. Si pagheranno 45 dollari al giorno. Ebbene si', 45 dollari al giorno, non ho sbagliato a scrivere. Il prezzo di un camera in un ottimo albergo romano. Non venite ad abitare a Kabul, gli affitti sono carissimi. Per un pranzo? 5 dollari. Una cena? 5 dollari. Colazione? 2 dollari. In pratica una persona normale che fa tre pasti al giorno dovrebbe pagare 12 dollari al giorno per mangiare. Una follia, in un paese dove con due dollari mangi abbondantemente, ovunque, per tutto il giorno, con possibilita' di scelta, e non forzato a cibarti di riso e pollo.... Qui c'e' chiaramente un problema di gestione. Ma purtroppo non abbiamo nessuna voce in capitolo (e io meno di tutti).

Sabato c'e' stata una sparatoria a Flower Street. Hanno accoppato un tizio che vendeva alcool per strada. Ora, credo ci siano modi piu' eccitanti e intelligenti di suicidarsi, che andare a vendere alcool per le strade di Kabul... ma tant'e'. La gente e' proprio strana.

Hanno aperto due nuove stazioni radio. Una a Jalal Abad, chiamata "Sharq", che ci si aspetta possa trasmettere fino a 35 Km. L'altra e' "Radio Bamyan", ovviamente aperta a Bamyan.

L'altro ieri una squadra di sminatori UN e' stata attaccata vicino Kandahar, e uno sminatore e' stato ferito. Dovete sapere che Kandahar, nel sud Afghanistan, e' sostanzialmente l'ultima roccaforte talebana. Un posto orrendo, a sentire chi c'e' stato, dove i talebani ci sono ancora, semplicemente hanno abbandonato il turbante nero e si mischiano nella folla. Folla assolutamente maschile, visto che le donne sono recluse in casa. Un posticino vacanziero niente male, nevvero? Non ho visto "Viaggio a Kandahar", ma chi l'ha visto mi ha consigliato di non perdermelo, e di moltiplicare per cinque, per avere un'idea di cosa e' effettivamente Kandahar....

Bene, direi che per oggi e' abbastanza. Sono le 18.30, vado a preparare la valigia... e speriamo bene...



venerdì, ottobre 3

Aggiornamenti
La situazione in giro e' ancora difficile. E' in atto una intensa campagna per l'eliminazione dei campi di papavero, che ancora producono la maggior parte dell'oppio in giro per il mondo, e che nel "dopo-talebano" sono ovviamente diventati la piu' immediata fonte di sussistenza per il paese. Il problema e' che i coltivatori non sanno bene chi sia il responsabile di questa cosa, per cui, per non sapere ne' leggere ne' scrivere, se la prendono indistintamente con tutti quanti, missioni UN comprese. Risultato: diverse missioni UN sono state sospese in tutto il paese. La situazione peggiore e' sempre a sud, dove non si puo' viaggiare se non scortati dai militari, e dove certe aree sono ancora dichiarate off limits.Ovesti, nord e centro non danno grossi problemi.

Il talebano non da' tregua. Due tendoni che fungevano da scuola, in una provincia qui vicino, sono stati incendiati dal simpatico talebano, il che porta a 19 il conto delle "scuole" incendiate negli ultimi quattro o cinque mesi. Sono stati trovati sul luogo dei volantini che avvertono la popolazione di "non mandare a scuola le ragazze", con la minaccia di ritorsioni.
Un'altra notiziona riguarda il rapimento di bambini, che pare sia uno sport locale molto diffuso. Pochi giorni fa un tizio e' stato arrestato mentre tentatava di portarsene via uno, e la polizia ha detto che era il decimo arrestato a Kabul per questo reato. Altri 85 sono stati "recuperati" dalla polizia negli ultimi tempi, e 50 sono stati intercettati mentre venivano trasferiti da una provincia all'altra. Qualcuno si e' chiesto perche' rapire i bambini, reato che a quanto pare e' in aumento. Sono state individuate le cause principali:
  • La competizione tra famiglie per avere bambini, specialmente maschi;
  • Trafficanti di droga, probabilmente per usarli come corrieri;
  • Vendita di organi
  • Avviamento alla prostituzione e all'accattonaggio;
  • Infine, e questa e' proprio grande!, per usarli come fantini nelle corse dei cammelli in alcuni paesi arabi
A ciascuno il proprio commento...




mercoledì, ottobre 1

Afghanita'
Ieri deve essere successo qualcosa. Nessuno sa bene cosa, ma per svariate ore ci sono svolazzati sulla testa diversi elicotteri militari, a bassissima quota. Le finestre tremavano. Per la prima volta ho visto un Apache, e cavolo!, se fa paura!!! Vederlo da cosi' vicino, e per di piu' in volo, fa un certo effetto! Mah... magari era solo un'esercitazione. Pero' in questi giorni girano anche diverse voci su certi allarmi di sicurezza... Niente di ufficiale, pero' pare anche che vogliano ripristinare il coprifuoco alle 23.00. Ma finche' non c'e' nulla di ufficiale, possiamo dire tutto e il contrario di tutto

Gli afghani sono ossessionati dal sesso. Ormai e' appurato, un dato di fatto, una verita' scientifica e incontrovertibile. Il 99% del loro "umorismo" (consentitemi le virgolette) e' basato sul sesso, ma in maniera talmente infantile che (questo si'!) fa ridere. Sembrano le barzellette e le battute che noi sentiamo alle medie, solo che a loro piacciono proprio! Si fanno certe matte risate....
Poi sono uno spettacolo irrinunciabile ogni volta che passano delle ragazze. Interrompono i discorsi, se stanno mangiando rimangono col boccone in bocca senza masticare, e scrutano, scrutano, scrutano... che c'avranno da scruta', dico io, che qui le donne sono coperte (letteralmente!) dalla testa ai piedi. L'unico un po' piu' serio e' proprio Naseer, che spesso richiama i suoi amici invitandoli ad abbassare la voce, per evitare che le pulzelle di turno possano sentire le loro battutine salaci. Ieri ho avuto una rivelazione. Dopo uno di questi "passaggi" uno di loro mi ha rivelato che ultimamente le donne cominciano a portare vestiti un po' piu' stretti del solito. Il che, a quanto pare, risveglia i loro ormoni. Dei maschietti, non delle donne. Faccio notare che "il vestito stretto", secondo i canoni occidentali, non era piu' stretto di un camicione premaman.

Alejandro e' stato di recente a una festa di matrimonio di un suo conoscente afghano. C'erano solo uomini, tutti seduti a chiacchierare del piu' e del meno. Alejandro dice che "si spulciavano" a vicenda come le scimmie, e non so se crederci o no. Poi ogni tanto racconta delle sue peregrinazioni in giro per Kabul (e' qui da due anni, e l'ha girata in lungo e in largo). Rimane attonito ogni volta che pensa ai venerdi'. Avete presente il venerdi'... qui e' come il sabato da noi, anzi di piu'. Un misto di sabato e domenica, visto che nessuno lavora. Bene, cosa facciamo noi nel nostro Occidente decadente? Usciamo! Andiamo in giro, i piu' giovincelli si fanno qualche "vasca" a Via del Corso, a rimorchiare, a farsi rimorchiare, a guardare le vetrine, e cosi' via. Qui pure, in un certo senso... solo che lo fanno solo gli uomini. Non si vede una donna neanche a cercarla col lanternino. In quanto al rimorchio, non so che dire... e' vero che qui gli uomini hanno certi atteggiamenti che da noi sarebbero immediatamente catalogati come omosessuali. Camminano mano nella mano, si abbracciano... secondo Alejandro, incosciamente soffrono della mancanza di contatto fisico con l'altro sesso, e quindi cercano di sopperire in altro modo. Il che secondo me, che di contatto fisico me ne intendo, non e' una ipotesi tanto peregrina...

Ho conosciuto Tirina, una ragazza che lavora all'ICT (computer), una delle poche afghane non proprio carine carine che ho visto in questi mesi. Mi ha raccontato che per sette anni ha dovuto portare il burqa (prima che i "padroni del mondo" naseeriani intervenissero...), il che le ha causato non pochi problemi di vista, tant'e' che smesso il burqa ha iniziato a portare gli occhiali. Pare che sia difficile da portare per il semplice fatto che non si vede una madonna. Gli occhi ne risentono parecchio, visto che non riescono a mettere a fuoco oltre la griglia di stoffa, e piu' di qualcuna e' inciampata facendosi anche male di brutto. Francesca, io il burqa te lo porto, ma non mi prendo responsabilita'...!

Tirina mi ha anche raccontato un po' della sua vita. La madre e' morta, e il padre lavora a Hirat, nell'estremo ovest afghano. Lei vive con un "parco sorelle" e qualche zia, o nonna, non so bene cosa. Stacca dal lavoro alle quattro, e se alle quattro e mezza non e' a casa, tutta sta masnada di parenti comincia a rompergli le balle perche' ha fatto tardi, e dove e' stata, e con chi, e non e' un comportamento che si addice, e cosa possono pensare gli altri, e compagnia cantando. In pratica, il livello socio-mentale di un paesello dell'entroterra sud italiota di pieno ottocento. Manca solo la mafia. E non sono manco sicuro....



domenica, settembre 28

Diversivi
Sono tre o quattro giorni che la Guest House 2 e' isolata, nel senso che la connessione Internet e' morta. Il che non e' bello, anche perche' sapete bene che qui il fine settimana e' ancora piu' triste degli altri giorni. In compenso in questi due giorni sono successe un sacco di cose. Andiamo con ordine.

Innanzitutto, mi era giunta notizia di un barbecue organizzato all'UNICA, che e' un'altra delle infinite organizzazioni UN che operano qui a Kabul, e ha una guest house proprio qui dietro l'angolo, che e' una specie di Club Med'. Servizio al tavolo con camerieri, piscina, campo di squash (e infatti e' li' che andiamo a giocare), e questa abitudine di organizzare barbecue tutti i venerdi'. Il tempo era bello, e sono andato con Mariolina, che si e' pure fatta il bagno. Verso le 11.30 hanno portato fuori in giardino questo braciere di un metro e in quattro e quattr'otto hanno cominciato a produrre pollo alla brace come se piovesse, accompagnato dalla tipica insalata con pomodori, cetrioli, cipolle e qualcosa di simile alla lattuga, e l'ancor piu' tipica insalata di pasta, uova sode, patate, piselli, carote e altre amenita', il tutto immerso in questa salsa tipo salsa rosa. Vabbe'....

Ci siamo messi a un tavolino, mangiando, chiacchierando del piu' e del meno, e scacciando mosche. Nel frattempo si sono unite a noi altre persone, conoscenti di Mariolina. In piu' un tipo stranissimo e decisamente inquietante, tale Giancarlo da Firenze, una via di mezzo tra Hannibal the Cannibal e... Hannibal the Cannibal. Lavora "alle elezioni", quelle fissate per l'anno prossimo, e ci ha spiegato un po' le difficolta' che ci sono a organizzare elezioni in un posto in cui gli uomini non si spostano dal loro paesello, e alle donne e' vietato farlo...
Tra una chiacchiera e l'altra scopriamo che questo tizio ha passato gli ultimi nove anni in paese allegri come Senegal, Congo, Nigeria, Rwanda e Burundi e via dicendo, non esattamente luoghi di vileggiatura... eppure ci ha confessato che Kabul "lo deprime". Qui non ci resiste, ha detto, e ha chiesto il trasferimento. In Liberia.

Ieri era anche il compleanno di Scott. Scott e' un personaggio. Ha 35 anni, il padre e' etiopico di origine italiana, la madre e' inglese ma anche lei mescolata ad altre razze, e lui e' qui da due anni. Si e' arredato la stanzetta alla guest house 3 un po' come casa di mia fratello a Rocca di Papa, con tappeti, sculture locali e compagnia bella. Siamo andati a trovarlo con Alejandro, Anaike e Frauke, ma visto che era il suo compleanno abbiamo pensato bene di andarcene prima un po' in giro a cercargli un regalo. Siamo cosi' entrati in diversi negozietti ai margini di Shar-e-Naw. Buchi oscuri, in alcuni non si vedeva praticamente nulla. Aria polverosa, vestiti e carabattole, cappelli, scialli, stoffe, paccottiglia, spade e pugnali, soprammobili, vestiti sgargianti e altri decisamente orrendi... Alejandro si e' voluto provare un cappotto dall'aria molto anni 70, fatto di pelli grigie di qualche animale non identificato, lungo fino ai piedi... inguardabile. Alla fine abbiamo comprato un giacchettino in lana di pecora. Avete presente la tipica immagine del pastorello tipo Remi, con il cappello a tesa larga, le ciocie ai piedi, l'eventuale zampogna, e questo giacchetto di pecora, senza maniche, con la lana a ciuffi? Esatto, proprio quello. A Scott e' piaciuto un sacco, il che vi da' un'idea del tipo.
Abbiamo passato il pomeriggio nel suo "gay corner"... in pratica, l'esterno della sua stanza, che da' sul piazzale della guest house 3. C'e' una tettoia, e ci ha messo un paio di divani e qualche pianta. Le pareti sono dipinte di giallo, arancione e rosso. Un posto... be'... "alternativo". Siamo rimasti fino a sera chiacchierando, ascoltando musica e ingozzandoci di vino bianco, olive al peperoncino, crackers, pesce spada e salmone affumicato... questi ultimi due articoli lasciati da una ragazza di Venezia che e' stata qui la settimana scorsa. Tre ore dopo, verso le otto, inghiottendo l'ultimo cracker ci siamo detti: bene, e' ora di cena, andiamo a mangiare un boccone.

La scelta e' caduta su un misconosciuto e ambiguo "Chinese Dumpling With Self-Helped Bedrooms"... a voi il giudizio. Il posto pero' era carino quanto il nome, con un luce forse un po' troppo bianca e un po' troppo fredda, ma la cameriera (cinese originale, di Pechino) era carina e simpatica, e il cibo, devo dire, decisamente buono. Arachidi per antipasti, poi ravioli al vapore, zuppa di manzo, spaghetti di soia (e Coca-Cola...). Il tutto a sette dollari a testa. Ci torneremo sicuramente, anche perche' e' qui a due passi...

La serata si e' conclusa in Guest House 2, a suon di giochi di prestigio con le carte...


Reprise
Continuano a passare i giorni, e io trovo sempre piu' difficile trovare due minuti per aggiornare 'sto blog, mannaggia a me e a quando mi vengono certe idee...
Comunque tre giorni fa era giovedi', e come tutti i giovedi'... sono andato a un party. Una festa di compleanno a sorpresa, alla guest house 3. Per quelli di voi dalla memoria corta: e' quella che non ha un cuoco, ma un genio della cucina. Ci ha fatto trovare della pasta che potrei chiamare "ai quattro formaggi", anche se non ho la piu' pallida idea di cosa ci fosse dentro, e dell'ottimo kebab di manzo. Birra e alcool come se piovesse... non male, ho giocato a biliardo tutta la sera col mister John, il suo compagnuccio di merende Zia, con un altro tizio intravisto qui e là, e nientemeno che con Bawar Khan, l'omino che mi procuro' il biglietto aereo in occasione della mia prima R&R. E si', e' tornato da Islamabad per qualche giorno. A biliardo e' un disastro, ma e' un omino tanto simpatico... e poi con quel biglietto ha fatto un ottimo lavoro...

A parte la festa di iersera, posso dirvi che a pranzo siamo andati fuori, Naseer ed io. Siamo tornati a quella "fraschetta" di cui vi dicevo qualche giorno fa, quella del kebab piu' famoso di Kabul. Era mezzogiorno e venti, e avevano finito il kebab. Il locale al secondo posto nelle preferenze dei Kabuli (che sta li' a due passi) era chiuso. Il terzo posto nelle preferenze dei Kabuli (che sta li' a tre passi) era aperto, e li' siamo entrati. Ora, non credo sia una legge scientifica vera e propria, ma secondo me c'e' una proporzione diretta tra la zozzeria del posto e la qualita' del kebab, relazione che purtuttavia non ho alcuna voglia di indagare e approfondire... voglio dire, questo posto faceva ancora piu' schifo del primo, aveva solo quattro tavoli zozzi e qualche stuoia per terra, ma il kebab mi e' piaciuto molto piu' di quell'altro. Non so, magari era solo che avevo piu' fame, pero' l'ho apprezzato un bel po'. E mi sa che anche Naseer aveva fame, visto che ne abbiamo preso tre porzioni. Abbiamo pagato meno di tre dollari.

Usciti, chiaramente siamo andati a fare shopping. Voglio dire, stai a Shar-e-naw e non fai shopping? E' come quando Alessandra entra da Benetton, e' ovvio che DEVI comprare qualcosa. Naseer, tanto per cambiare, ha comprato qualcosa per la cura di se': rasoio trilama, schiuma da barba, deodorante. Io, in definitiva, pure: KitKat, cioccolata fondente.... e un barattolo di "Idraulico liquido", o come cavolo si chiama in afghano, per sturare quel maledetto cesso che si ottura solo a guardarlo. Nel frattempo abbiamo incontrato Susan che cercava un regalo per il compleanno. Avendo adocchiato un orrendo elefantino in legno inciso, ha giustamente dato incarico a Naseer di acquistarlo. Giustamente per due motivi: primo, perche' e' opportuno che le spese a Shar-e-Naw le faccia un locale, il che di per se' abbassa i prezzi del 50%; secondo, perche' Naseer e' una bestia. Il negoziante e' partito da ventitre' dollari. Sono bastati due minuti, e Naseer e' uscito coll'elefante sotto braccio, pagato dieci dollari appena.

In quei due minuti in cui l'ho aspettato fuori del negozio e' successo di tutto. Donne imburquate che mi chiedevano l'elemosina, un bimbo di sei o sette anni che voleva vendermi banconote (?????) in cambio del mio orologio, un tizio pittoresco con una scimmietta al guinzaglio (praticamente uguale al tizio con scimmietta di "Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta"!!!!), che mi e' stata praticamente lanciata addosso accompagnata dall'apposita richiesta di soldi, e almeno altri due o tre tizi in cerca di bakshish, bakshish. Per disperazione ho fatto finta di interessarmi a dei burqa appesi fuori al negozio li' accanto, e dal nulla e' sbucato un vecchio con una lunga barba bianca che mi ha trascinato di peso all'interno del negozio stesso, e prima che potessi dire "Salam" ha tirato fuori sei o sette burqa per farmeli vedere. Sono stato bravo... e' partito da 12 dollari, e in pochi minuti sono sceso a 8. Fortunatamente e' arrivato Naseer che mi ha tolto dall'impiccio, pero' comunque li' ci torno per il burqa di Francesca e il cappello talebano di Stefano... e forse pure per qualcosina per me... piu' di qualcuno mi ha detto che se non fosse per i vestiti potrei tranquillamente passare per afghano....



martedì, settembre 23

Arieccomi!
Si', lo so, e' un sacco che non scrivo piu'... ma e' anche un sacco che non trovo il tempo di farlo. Qui ormai il tempo stringe, e' quasi ora di rilasciare la nuova versione del tanto atteso ACORD... che pero' ancora non e' finito! Fortunatamente, non per colpa mia, e questa e' la buona notizia. Susan sta disperatamente tentando di trovare dei sistemi per calcolare certi numeri, ma non e' per niente facile... la cattiva notizia e' che sono piu' che certo che alla fine della storia il problema diventera' mio, perche' Susan trovera' le sue belle formulette e saranno talmente incasinate che mi ci vorranno mesi per riuscire a metterle dentro...
Prima o poi dovro' anche cominciare il secondo database, che anche se probabilmente e' nettamente piu' semplice, prendera' il suo bel tempo. Nel frattempo, nel "tempo libero", devo mandare avanti la traduzione del libro e soprattutto il CD del museo, che a fine novembre deve essere pronto. Mi sa che devo cominciare a eliminare le attivita' superflue, tipo mangiare e dormire... che gia' adesso non mi prendono poi tanto tempo!!

Insomma, comincio a capire perche' qui la gente e' tanto ansiosa di andare in R&R... va be', non vi prometto nulla ma tentero' di continuare gli aggiornamenti, anche se poi alla fine non e' che succeda nulla di speciale. L'evento piu' importante e' accaduto ieri, quando con Alejandro siamo tornati alla guest house a piedi, invece di prendere una macchina. Sono un paio di chilometri, in mezzo allo zozzo, ai mendicanti, al traffico, allo smog, al fumo dei bracieri di kebab. Ecco, queste sono le emozioni di una passeggiata serale in Kabul. Il prossimo che mi dice che questi posti devono essere affascinanti.... giuro che gli pago un biglietto di sola andata Roma-Kabul!



venerdì, settembre 19

Giorni speciali
Ieri era il mio compleanno. E gia'... 18 settembre. Era in programma una cenetta al German Restaurant, che ha aperto da poco e dove nessuno di noi praticamente e' ancora stato. Pare che si possa persino bere del vino... se non che, e' ancora in vigore quella direttiva della Sicurezza per cui e' fortemente sconsigliato frequentare ristorante e altri posti affollati, quanto meno fino a sabato. Sapete, la settimana prima e la settimana dopo l'11 Settembre... oltretutto e' notizia di oggi che c'e' un preallarme per i prossimi due giorni, pare che potrebbe succedere qualcosa... Com'e', come non e', la cena e' chiaramente saltata, abbiamo rimandato a domani a pranzo. Pero', considerata questa "ultima ora", mi sa che dovremo rimandare ancora...

All'oscuro di tutto questo, che abbiamo appreso nel tardo pomeriggio, a pranzo Naseer ed io siamo allegramente tornati al ristorante iraniano dove eravamo gia' stati tempo fa. Abbiamo preso due kebab (uno di pollo...) e speso come l'altra volta: 18 dollari, una cifra spropositata per Kabul. Comunque era il mio compleanno, e ho offerto io. Diciamo che ogni tanto si puo' fare. Non contenti, siamo anche tornati in ufficio a piedi. Non e' lontano, un quarto d'ora di passeggiata, ma abbastanza da far venire i capelli bianchi all'Ufficiale della Sicurezza, se solo lo avesse saputo...

Mi stavo comunque preoccupando per la sera, che si prospettava triste come al solito, chiuso in camera a lavorare... se non che, ecco che ti incontro Frauke. Frauke e' una ragazzona olandese di un metro e ottanta, ed e' la tizia la cui camera ho occupato per qualche giorno durante il mio "periodo errante", quella che era in R&R ed e' tornata un giorno prima. Tra una chiacchierata e qualche colpo a biliardo, le dico che e' il mio compleanno. Immediatamente si precipita in camera sua e ne torna con una bottiglia di rosso francese (famoso, ma al momento non mi ricordo il nome) da 13.5% di gradazione e 12 dollari la bottiglia. Abbiamo "festeggiato" col vino e qualche dattero (poi e' arrivata anche Mariolina con i suoi immancabili pistacchi). Venuta a sapere del mio tristo programma per la serata, mossa a compassione mi ha invitato a un party organizzato da alcuni suoi amici. Ovviamente ho accettato senza farmi pregare troppo...

Cosi' alle otto siamo andati. Il party era in una guest house dell'Unicef. Bel posto, bel giardino, bella gente. Quando siamo arrivati c'era gia' un sacco di gente - ovviamente non conoscevo nessuno, ma non e' stato un problema. Ci ha accolto una bellissima ragazza danese di nome Edwig (secca come un chiodo, occhioni azzurri, capelli biondi... tutto come da libretta), che mi ha subito messo in mano un bicchiere di champagne, e diciamo che da quel momento non me ne sono piu' staccato. Dallo champagne, non dalla Edwig...
Mangiare, poco. C'era pero' uno straordinario formaggio del tutto simile al nostro gorgonzola, anche un po' piu' piccantello, che spalmato sul nan (...) bastava da solo a giustificare la serata. La solita musica idiota, i soliti balli idioti.

Ho conosciuto pero' un sacco di gente interessante. Innanzitutto, era pieno di Italiani, in particolar modo dell'Ambasciata. Il bello di questi party e' che c'e' gente di tutte le organizzazioni presenti in Afghanistan, e si vengono a sapere tante cose. Per esempio, ho incontrato un geologo che sta a Bamyan per vedere cosa si puo' fare per rimettere in sesto i famosi Buddha. Ho incontrato una ragazza dell'Unicef che oggi partiva per andare due anni a Pristina, in Kosovo. Ho anche saputo che c'e' un progetto tutto italiano per la ricostruzione dell'amministrazione e della giustizia in Afghanistan, sia dal punto di vista edilizio che legislativo. A guidarlo e' Giuseppe Di Gennaro, presidente onorario della Corte di Cassazione, che e' gia' stato, con lo stesso incarico, un po' dovunque: Kosovo, Albania, e compagnia cantando. Insomma, uno "con le palle"... (per chi e' interessato, ho trovato qualche accenno qui e qui. In realta' mi aspettavo qualcosina in piu' di pubblicita', vista la rilevanza del progetto... ma ormai e' solo l'Iraq che tiene banco...)

Morale della favola: ho fatto le 3.30, in barba a qualunque coprifuoco e norma di sicurezza. Mi e' dispiaciuto svegliare il guardiano per farmi aprire, ma che diamine... era il mio compleanno!



giovedì, settembre 18

Dettagli R&R
Qualcuno mi ha chiesto delucidazioni su questo perverso meccanismo dell'R&R. Bene, funziona cosi': ogni sei settimane di permanenza in Afghanistan si ha diritto a una settimana di, diciamo, ferie pagate. La WFP riconosce il fatto che la vita qui a Kabul non e' propriamente l'ideale di vacanza che tutti sogniamo, e a intervalli permette di riprendere un po' le forze in un posto piu' confortevole (R&R significa appunto "Rest And Recuperation", cioe' "Riposo e Recupero") in cui il soggetto possa riprendere coscienza del fatto che oltre al tragitto guest house-ufficio esiste qualcos'altro. Per poter usufruire di questa vacanzetta occorrono due condizioni: prima di tutto bisogna rimanere sei settimane in Afghanistan, e una volta tornati dall'R&R bisogna stare almeno quattro settimane. E' quest'ultima condizione che mi frega: sono tornato dalla mia R&R precedente il 26 agosto. Basta fare un po' di conti: 26 agosto, piu' sei settimane, piu' una settimana di eventuale R&R, piu' quattro settimane di permanenza successiva... si arriva al 12 novembre o giu' di li'. Ma prolungando il contratto di quattro settimane, questo scadrebbe il 5 novembre, cioe' una settimana prima. Viene quindi a mancare la seconda condizione necessaria per ottenere l'R&R. Non avendone diritto, dovrei trascorrere 6+1+3=10 settimane di fila in questo buco.

Ecco il motivo della "mossa di sacrificio". Con sei settimane di prolungamento invece di quattro, soddisfo anche la seconda condizione, ed ecco l'R&R. Perche' ne ho chieste due, visto che ne bastava una? Perche' sono un cretino... ma mi pareva proprio brutto chiedere una settimana in piu', che NON avrei passato qui...


Notizie ufficiali
Ieri e' diventato ufficiale: mi hanno prolungato il contratto. Quasi senza chiedermelo... in effetti l'ho saputo quasi per caso. Sono andato a trovare l'omino alle Risorse Umane per parlare dell'altro database che dovrei fare... e l'ho trovato che stava inserendo i miei dati, con i codici finanziari e tutto quanto occorre per un prolungamento del contratto in piena regola. Quattro settimane, dice lui. Fortuna che mi ero fatto i miei calcoletti prima, perche' con queste quattro settimane non ho diritto ad un'altra R&R: il che significa dieci settimane di fila piantato in questo posto dimenticato da Dio e dagli uomini, ma non dai polli e dal riso. Allora ho fatto quella che nel giUoco degli scacchi prende il nome di "mossa di sacrificio": ho chiesto altre due settimane, per un totale di sei. A questo punto avrei diritto ad una settimana di R&R, che dovrebbe iniziare il 6 ottobre, quindi fra circa tre settimane. Detto in soldoni, se accettano di prolungarmi il contratto per sei settimane, fra una ventina di giorni torno a Roma! E mi ingozzero' di salsicce e formaggi fino a crepare gonfio come un topo gonfio.

L'altro ieri sera sono andato nuovamente a giocare a squash, ma questa volta con Alejandro e la sua mogliettina nizzarda Anaike. Terza sera su tre. Terza sera su tre che non ho cenato, visto che l'orario squashese si sovrapponeva all'orario di cena. Terzo giorno in cui ho dormito poco e male, vista la mole di lavoro che ormai comincio a non controllare piu'. Insomma, dopo cinque minuti di gioco mi sono stirato il quadricipite destro. Un dolore cane! Ora zoppico un po', ma fortunamente non e' grave. Memore degli analoghi incidenti che hanno costellato i quindici anni di football americano, ho immobilizzato la gamba e ci ho subito appiccicato su una bottiglia di acqua fredda per un'ora circa, il che probabilmente ha impedito danni peggiori. Ora sto quasi bene, tranquilla, mamma, non e' niente.



martedì, settembre 16

Fraschette afghane e shopping successivo
Ieri la giornata non e' iniziata ottimamente. Svegliandomi mi sono reso conto di non avere piu' la mia radio con me: l'avevo dimenticata la sera prima quando sono andato a giocare a squash con Susan. Visto che la perdita della radio puo' significare un addebito di qualcosa come 600 dollari, ero comprensibilmente nervoso. Comunque ho preso una macchina e sono tornato allo squash court e fortunamente qualcuno l'aveva trovata e non se l'era portata via, ma l'aveva lasciata li' in un ufficio. Per fortuna, tutto a posto. Per consolarmi, a Naseer e' venuta la bella idea di andare a mangiare fuori. Mi ha portato in fraschetta.

Ebbene si', probabilmente e' quanto di piu' vicino a una fraschetta si possa trovare qui. Immaginate una bettolina stretta e lunga, con pochissimi tavoli, pochissimo spazio ma una quantita' giapponese di persone accalcate. Questo posto fa solo ed esclusivamente kebab, nient'altro, ed e' famoso in tutta Kabul per questa sua specialita'. In effetti il kebab e' molto buono, ben cotto e ben servito: l'immancabile nan (vi ho parlato del nan, che qui e' il pane tradizionale, un po' come potrebbe essere la rosetta in Italia?), ottima carne spolverata di sale, peperoncino e sesamo, e una salsina che somigliava molto a quella che noi usiamo sulla carne arrosto: olio, aglio, tanto prezzemolo. Invece era a base di acqua, e scommetto che quello che c'era dentro non era esattamente prezzemolo... un sapore un po' particolare, ma non male. L'unica nota stonata e' che ho dovuto mangiare 'sto kebab stretto in mezzo a due afghani puzzolenti che mangiavano il loro... ma suppongo non si possa avere tutto, dalla vita.

Poi abbiamo fatto un giro per Shar-e-naw, il "centro" commerciale di Kabul, con le famose Chicken Street e la sua continuazione, Flower Street. Non ricordo se ve ne ho gia' parlato, sono un po' le vie "in" di Kabul. Ci sono un po' di negozietti che vendono carabattole a prezzi spaventosi (per gli standard locali). In giro ci sono tantissimi di quelli che noi chiameremmo "supermercati", anche se qui hanno le dimensioni di un alimentari di paese. Vendono un po' di tutto, dalle bibite alle valigie, uno aveva anche uno strepitoso letto stile hollywoodiano con una vaga forma di cuore e le lenzuola rosa shocking. Terrificante.
Ho chiesto un po' anche per i tappeti, e pare che si riescano a strappare kilim a 35-40 dollari il metro quadro, mentre un tappeto vero e proprio si puo' avere con una sessantina di dollari al metro quadro. Ma bisogna essere abili a contrattare, e non e' esattamente il mio caso.
Comunque, una lattina di qualcosa costa circa 30 centesimi, e mi sa che la prossima volta faccio una bella scorta per il mio frigo sempre malinconicamente vuoto. Costa tutto poco, tranne strumenti elettronici come telefonini, computer e macchinette digitali. Ma secondo me costano molto solo per me, perche' sono straniero. A volte mi sento un po' come a Napoli....
L'unico problema dello shopping a quanto pare sono i mendicanti. E' praticamente impossibile fare cinquanta metri senza che un burqa zozzo e stracciato ti chieda dei soldi. Ho notato che a mendicare sono per lo piu' donne in burqa e bambini. Se c'e' un uomo, e' sempre un vecchio. Alcuni bimbi vendono riviste e guide turistiche, altri semplicemente chiedono soldi. Naseer si e' fermato a parlare con una bimbetta bellissima che vendeva delle riviste, e sono stato li' li' per comprarle qualcosa, anche se chiedeva uno sproposito. Purtroppo e' fortemente sconsigliato dalle regole di sicurezza, specialmente in queste settimane a cavallo dell'11 settembre. Certo pero' che quando a chiederti soldi e' un bimbo di quattro anni vestito di stracci, che ti fa vedere entrambe le gambe amputate, e' proprio difficile pensare alle regole. Specialmente quando sai che per te un dollaro e' piu' o meno una lattina di coca cola, ma per lui rappresenta un giorno intero in cui finalmente si mangia.



domenica, settembre 14

Post 9/11
Tranquilli, non e' successo nulla. Pero' continua l'allerta, almeno fino al 20. Non c'e' una direttiva ufficiale, pero' ufficiosamente siamo "fermamente sconsigliati" di andarcene in giro, specialmente da soli. Continuano anche i radio check serali, e si parla di prendere qualche provvedimento di qualche tipo con chi non risponde per piu' di un paio di volte... prendono la sicurezza molto sul serio. Molto piu' di Alejandro, lo spagnolo di Madrid (c'e' una foto in archivio) che dice che Kabul e' "perfettamente sicura". A chi gli fa qualche osservazione contraria, ama rispondere "Sai quanta gente muore ogni giorno a Los Angeles?". Difficile ribattere....

Il radio check era divertente la prima volta, simpatico la seconda, interessante la terza, ma ora ha quasi scocciato... non penso di infrangere qualche regola di sicurezza se ve lo faccio sentire...



giovedì, settembre 11

Aggiornamenti
11 Settembre... e' gia' da una settimana che siamo in preallerta, e continuera' fino almeno alla settimana prossima. C'e' un controllo radio ogni sera - sapete che tutto lo staff internazionale, qui, e' dotato di radio. Ogni sera la base chiama per un radio check, per controllare che sia tutto a posto.

C'e' un gran movimento tutto intorno all'Afghanistan. Ci sono delle elezioni fissate per Giugno 2004, le prime da un sacco di anni a questa parte. Bush annuncia di voler aumentare gli investimenti sulla sicurezza, sulle condizioni di vita, sulla costruzione di scuole e di infrastrutture, per la modica cifra di circa un miliardo di dollari.
Nel frattempo si continua a combattere e a morire. Nelle prime di due settimane di Agosto circa 90 persone sono state uccise in combattimenti e attacchi dovuti a Talebani e Al-Qaeda. Sta per arrivare un nuovo ambasciatore americano che dovrebbe avere maggiori poteri in questo senso, un po' come Paul Bremer, che e' l'incaricato degli "aspetti civili" dell'occupazione americana in Iraq. Ovviamente questo ha fatto un po' alterare alcune personalita afghane, che non vogliono "i padroni del mondo" nel loro paese... ma mi piacerebbe proprio sapere cosa farebbero senza. Si puo' dire quello che si vuole, ma nonostante tutto la ricostruzione procede. Le cifre le vedo tutti i giorni, e sono aumentate le scuole, i pozzi, i ponti e le cliniche, e stanno costruendo una grande autostrada tra Kabul e Kandahar. C'e' in progetto anche una seconda autostrada fra Kandahar e Herat, nell'estremo ovest del paese.

La sicurezza rimane il problema maggiore, e il sud (Khost e dintorni) e' ancora il posto peggiore. Nella provincia di Zabul, vicino Kandahar, negli ultimi scontri sono morti 11 Afghani, 2 soldati americani e una 70ina di miliziani. Nella stessa provincia, il primo Settembre sono stati uccisi quattro poliziotti, altri quattro sono stati feriti, e quattro ancora sono dispersi dopo un raid in un checkpoint. Insomma, e' un casino. Mi piacerebbe sapere quante di queste notizie arrivano in Occidente...


Ricerche
Ecco, adesso ci si mette anche Kataweb...



lunedì, settembre 8

Fine di Kafka
Ebbene si', tutto prima o poi finisce, ma non e' detto che sia sempre una cosa negativa. Dopo tredici giorni e quattro diverse stanze, finalmente mi sono riappropriato della "mia", la numero 10, Home of Pufff! L'invasore pakistano finalmente ha sgommato, lasciando una stanza puzzolente di fumo, con la luce accesa, un paio di calzini, due pezzacci di carta e una tazza sporca di caffelatte. Pero' se ne e' andato, e questo mi rende felice. Rende un po' meno felice la sezione Amministrativa, poiche' lo stesso tizio domani avrebbe dovuto tenere un corso sull'uso del programma contabile usato qui, e adesso non si sa chi lo fara' al posto suo. Mah. Sinceramente, a me....

Comunque, sono rientrato e finalmente posso disfare la valigia e lavare un po' di panni, senza tema di dover sloggiare domattina. Per quanto riguarda il lavoro, e be'... se non e' ufficiale poco ci manca, ma oggi durante una riunione con il direttore dell'Ufficio Regionale in persona (Susana), essa stessa di lei medesima in persona mi ha chiesto di rimanere fino a Natale. E' vero, l'ha detto come se fosse una battuta, ridendo, ma e' cosa ben nota e risaputa che quando un direttore di un Ufficio Regionale dice una cosa ridendo, vuol dire che c'e' ben poco da ridere. Un mese forse si puo' fare. Due mesi forse forse si possono fare. Tre mesi no, non si possono fare. Anche perche' ho solo vestiti estivi, e qui fra un mese comincera' a fare un freddo della madonna...

La riunione di per se' e' andata bene. Sto facendo un figurone dietro l'altro. Susana diceva "Eh, ma ci servirebbe questo report, con questi numeri, divisi per..." e io rispondevo "Gia' fatto". Un altro attaccava dicendo "Si', pero' il programma dovrebbe anche controllare che le date, e il numero di persone, e queste quantita'...." e io dicevo "Ovviamente. Gia' fatto". Con fare esitante, un po' timoroso, qualcuno ha detto "Pero', ecco, i moduli della sezione Monitoring andrebbero rivisti....", e io con fare noncurante ribattevo "Non c'e' problema, ho sviluppato un Monitoring Manager che fa tutti moduli che volete, assegna punti alle singole risposte e crea statistiche in base ai punteggi raggiunti, non solo per ogni modulo, ma anche per ogni sezione di modulo". Mi hanno guardato come si guarderebbe un marziano con l'orzaiolo... insomma, non sapevano piu' a che servisse quella riunione.... fino a quando un tizio ha posto LA domanda, quella con la L maiuscola... e ha chiesto: "Bello. Ma come facciamo a sapere che i numeri tirati fuori dalla nuova versione sono corretti?". L'unica risposta possibile e' stata: "Non potete saperlo!". Al che si sono un po' ringalluzziti... pensavano di avermi messo alle corde, e in realta' cosi' e' stato per qualche nanosecondo. Ma il bisogno aguzza l'ingegno, e mi e' venuta un'idea geniale. "... a meno che facciate una prova su dati sicuramente corretti, blah blah blah....". Insomma, me la sono cavata.

Non vorrei che pensaste che me la sto tirando.... in realta' e' tutto molto facile. Se foste abituati a tirare il carretto per due anni, e a un certo punto arriva uno e vi regala un cavallo... be', sarebbe un cavallo molto "superb" e anche molto "great", fosse pure un ronzino!!!


Fuoco e fiamme!
Giovedi' scorso c'e' stata una presentazione semi-ufficiale di ACORD, quanto meno di cio' che ho fatto finora. Erano presenti Susan, Jolanda, e una mezza dozzina di focal points, che praticamente sarebbero i "rappresentanti" degli utenti finali, quelli che in effetti sono gli ultimi giudici del mio lavoro. E' stata una bella presentazione, con tanto di proiettore, in cui ho fatto vedere una parte delle cose fatte. E' andata piu' che bene. Sono rimasti tutti stupefatti dalla quantita' di controlli sui dati immessi. Il fatto che controlli se la data di termine di un progetto non sia precedente alla data della firma li ha lasciati meravigliati. Mi sembrava di vendere perline e specchietti ai selvaggi di qualche isola sperduta nell'oceano...
I commenti sono stati entusiasti, ho ricevuto un "superb" e i rimanenti si sono limitati a "great", pero' diciamo che mi accontento. Per essere una cosa fatta quasi da zero in un paio di mesi, direi che e' abbastanza. Tra l'altro non gli ho fatto vedere tutto quello che c'e' dietro, tutte le procedure di back office e amministrazione che dovrebbero servire ai futuri amministratori del database per gestire il tutto. Ho trovato anche il tempo di sperimentare un po', con generazione dinamica di maschere e di codice... mi sto divertendo, diciamo cosi'! Se non fosse per il chicken and rice che ormai e' diventato un tormentone per tutti...



domenica, settembre 7

Aggiornamenti
Il tempo sta nettamente rinfrescando. L'estate e' decisamente finita. Adesso la sera si alza un bel venticello fresco che fa piacere, non dico di no, pero' dopo un po' scoccia. Ieri tra l'altro ha fatto un diluvio pazzesco. Cielo plumbeo, acqua a catinelle, tuoni e fulmini... come se piovesse! E in questo momento non e' da meno. Spero che non diventi un'abitudine giornaliera...

Giunge tra l'altro notizia che 30 famiglie sono state fatte sloggiare con una certa malagrazia dal loro villaggio (tale Shirpur) dove vivevano da 30 anni, dalla polizia di Kabul, e le case rase al suolo. Alcune organizzazioni umanitarie stanno svolgendo indagini.

Pare inoltre che procedendo al ritmo attuale, l'Afghanistan sara' completamente sminato entro il 2012.

Fine aggiornamenti.


Ancora sulla stanza
Questa storia sta assumendo aspetti kafkiani non irrilevanti... dopo 11 giorni dal mio ritorno, ancora NON HO UNA STANZA! Credo sia un record mondiale. Il che, unito al fatto che ho cambiato quattro stanze in dieci giorni, diventa un record galattico. Ormai questa storia e' diventata un po' una barzelletta... mi chiamano "l'ebreo errante", "il visitatore" e quant'altro. Ormai anch'io ci rido su. Oggi Jolanda (gelosissima della sua stanza) e' partita, se ne va un mese a Mazar-i-Sharif. Stamattina l'ho vista e gli ho chiesto "Allora parti?" e lei ha fatto "Si'". E io allora le ho detto "Bene, cosi' domani mi trasferisco nella tua stanza. Mi manca, ancora non ci sono stato.". Le ha preso un mezzo accidente, e me lo ha vietato assolutamente. Certa gente non ha molto spirito...

Il fatto si e' che questo tizio che occupa la "MIA" stanza e' un amicissimo compagno di merende di quel John che mi ha cazziato per aver chiesto di tornarci, che tra l'altro ho scoperto essere una specie di capoccione dell'Amministrazione: e' quello che gestisce tutte le guest house di Kabul, e se due piu' due fa ancora quattro... se poi osserviamo che quando il tizio e' arrivato l'unica stanza disponibile (oltre la "MIA") era nella invivibile guest house 5, ci troviamo di fronte a un palese abuso di potere in una squallida storia di raccomandazioni e clientelismo... tutto il mondo e' paese. Google, indicizza pure questo...

Pero' qualche soddisfazione me la sono tolta. Dovete sapere che questo John ha fama di essere molto bravo a biliardo (e piu' che altro ci crede). Gioca sempre con il suo compagnuccio di merende, l'invasore di Islamabad. Insomma, l'altra sera sono arrivati tutti e due alla guest house 2, che ha un bel biliardo, per farsi una partita. E dai che John decantava la bravura del pakistano, dicendo che era bravissimo, e su e giu e dai e fai, e nel frattempo montava la sua stecca personale stile Paul Newman ne "Lo spaccone". Al che mi sono incuriosito, e sono andato a vedere 'sti due fenomeni all'opera. Dopo i primi due tiri ho capito i tipi. La partita dopo mi hanno invitato a giocare. LI HO FATTI NERI! Sara' stata l'incazzatura, sara' stato l'odio che trasudavo pure dalla stecca, ma non ho mai giocato cosi'. Dopo una sequenza di cinque palle imbucate una appresso all'altra, ho imbroccato (con l'ultima palla) un tre sponde con buca laterale che manco io ci credevo. Nel silenzio glaciale che si e' creato, mi sono schiarito la gola e con fare ESTREMAMENTE disinvolto ho chiesto "Well, yeah... another one?...."



mercoledì, settembre 3

L'ira di Allah (e pure la mia)
Allora, vi racconto questa storia. Come gia' sapete, sono tornato dalla mia settimana di R&R e non ho trovato la "mia" stanza libera, bensi' occupata da un tipo, arrivato da Islamabad. Maggiori dettagli sono spiegati in una mail che ho mandato a un po' di persone, e che trovate piu' avanti. Veniamo ad adesso. Sono nove giorni che insisto per avere la "mia" stanza, rompendo le scatole a un sacco di gente, qualcuno anche importante. Tra questi, evidentemente, anche un tizio che chiamero' John (anche perche' si chiama cosi'). Il cognome non lo scrivo senno' Google me lo indicizza e potrei fare ancora piu' casini, comunque non e' importante.
Fatto sta che ieri mattina mi chiama questo John, insieme ai responsabili amministrativi della GH2, e mi fa un cazziatone dicendo che quella e' una guest house, che io posso esprimere preferenze ma non pretendere nulla, che loro hanno un sacco di problemi a gestire 5 guest house con tutta la gente che c'e', che dovrei essere piu' flessibile e piu' cooperativo, che non ho alcun diritto sulla stanza #10, che devo andare dove c'e' posto senza rompere troppo, e cosi' via di questo passo. Mi ha anche detto che il tizio di cui sopra gli ha riferito che io gli avrei detto "Ehi, tu, stai occupando la mia stanza, devi andare via". Non so voi che avreste fatto, ma io mi sono incazzato come una biscia. Gli ho detto chiaro e tondo (e un po' alterato) che quel tizio e' un bugiardo, che mente sapendo di mentire, che non gli ho mai parlato in vita mia (che e' vero!), che anche se l'avessi fatto MAI mi sarei permesso di apostrofarlo in tal modo, ecc. Riguardo alla stanza, gli ho detto che non avendo pistole non ho potuto obbligare nessuno a "cedermela", tant'e' che, di fatto, la stanza non ce l'ho! Ho solo chiesto (insistentemente, e' vero) di avere la 10, ma ne avevo pieno diritto. E non mi e' stato detto di no! Solo di aspettare, ed e' quello che ho fatto. Gli ho anche spiegato che la stanza mi serve per via della connessione Internet, per lavorare, e li' il suo atteggiamento e' cambiato un pochino, ma ormai non poteva piu' tornare indietro.
Comunque tutti gli altri ospiti della guest house sono solidali con me, perche' non sono il primo cui succede questa cosa, e c'erano state discussioni anche in passato. C'e' da dire che tra loro c'e' anche qualcuno con piu' potere di me... risultato, il gestore della guest house e' stato licenziato in tronco. Dopotutto e' lui che ha causato tutto 'sto trambusto (e non era la prima volta).

Tra le persone piu' alterate c'e' Susan, che ne ha abbastanza di questo posto e non vede l'ora di andarsene. In quanto direttamente coinvolta nella storia (sia perche' l'anno scorso successe a lei, sia perche' attualmente e' il mio "capo") ha scritto una mail meravigliosa a un sacco di gente (questo John, l'amministratore della GH2, l'ormai ex-gestore della suddetta, il tipo che e' nella mia stanza, un suo amico che non ho capito cosa c'entra, ecc.), mail che vi riporto qui perche' e' troppo bella. Il tipetto ha risposto con una mail secondo lui intelligente ed esplicativa, che mi ha fatto incazzare ulteriormente perche' si fa riferimento a generici "staff members che non collaborano, poco flessibili, e in certi casi persino arroganti". Il riferimento a me e' piu' che chiaro.
Deciso quindi a dire la mia, ho risposto con una simpatica mail per spiegare il mio punto di vista: eccola qui. Sono in attesa di risposta, vi faro' sapere...



martedì, settembre 2

Emozioni epatiche
Siamo poi usciti (pagando la spropositata cifra di 3 dollari e mezzo...) e abbiamo fatto un giro per Shar-e-Naw ("La città nuova"), in pratica il centro di Kabul. Ci sono un sacco di negozi di elettronica, che vendono computer, telefonini, fax, lavatrici, televisori, telecamere, macchinette digitali e quant'altro. Mi sono informato su un paio di prezzi, vediamo se almeno qui conviene, visto che il Duty Free di Dubai mi ha solato... Tanto per dirne una, un CD di musica costa circa 1 dollaro... cioe' meno di 1 Euro.

Essendo ormai le cinque circa, un certo languorino cominciava ad affiorare. Non proprio fame, piu' che altro voglia di qualcosa... di sfizioso, una cosetta afghana tanto per tenere l'anima attaccata al corpo fino all'ora di cena. La strada era piena delle solite bancarelle zozzissime che vendono frutta, roba fritta dal nome impronunciabile, l'immancabile nan (vi ho....) e altre porcherie difficili anche a descrivere. Potevamo comprare della frutta. Potevamo comprare una di quelle cosette fritte. Potevamo anche entrare in un posto che fuori ha un braciere di un metro e mezzo, con un afghano zozzo e sudatissimo che sventola un ventaglio enorme su una distesa infinita di kebab... e l'abbiamo fatto. La cosa buffa e' che tra la strada e l'interno c'era un battaglione di mosche mai visto. All'interno, quasi nessuna. Mah. Comunque. Ci siamo seduti e il buon Naseer, che in quanto a moderatezza batte persino Claudio, ha ordinato qualcosina. Tempo due minuti, sono arrivati sei spiedi con infilati una decina di pezzi di carne arrostita. Liver kebab, mi dice sorridendo il buon Naseer. In pratica, spiedini di fegato. E ovviamente, mezzo metro di nan (...)
Abbondantemente cosparso di sale, peperoncino e spezie miste (probabilmente coriandolo, cumino, pepe e altro ancora), abbiamo fatto decisamente onore allo "spuntino", accompagnandolo con fettine di pomodoro, cetriolo e cipolla cruda (qui hanno una varieta' di cipolla dolcissima, che non sa di cipolla, e che mangio volentieri anche se a me la cipolla non piace). Alla cassa c'era un bimbino che avra' avuto si' e no un anno e mezzo, che schizzava da una parte all'altra pulendo, spolverando, asciugando e quant'altro (ovviamente, tutto con lo stesso panno lercio... che non e' come il "panno lenci"... vabbe', umorismo afghano...). Ha preso i soldi e ci ha dato pure il resto, senza sbagliare un centesimo. Da noi un bimbo con meno di due anni che fa di conto sarebbe un fenomeno. A Kabul fa lo sguattero in una bettola piena di mosche.

Abbiamo pagato meno di 2 dollari.


Emozioni tricologiche
Ebbene si', sono andato dal barbiere.

Non se ne poteva piu'... porto i capelli corti dal lontano 1984, e con i riccioli ribelli (quelli rimasti, per lo meno...) non mi ci trovo proprio. Per cui ecco che il buon Naseer mi porta dal suo barbiere di fiducia (almeno spero l'abbia fatto...). Diciamo subito che il risultato non mi dispiace. Magari scattero' una foto nei prossimi giorni per mostrarvi il primo (e ultimo, suppongo) taglio afghano della mia vita. Il posto non era male, ma come tutti i posti di qui da' quell'impressione di sporco sufficiente per non farti apprezzare l'interessante arredamento in stile persiano. Mi ha servito colui che suppongo abbia vinto il premio come Barbiere Piu' Scazzato dell'anno. Immaginate questo tipo afghano (cioe' di statura afghana, con una faccia da afghano, baffi da afghano e tipico kamiz afghano), che si aggira con la faccia di pietra in mezzo a questa bottega afghana, strascicando i piedi, prendendo e lasciando oggetti con una certa malagrazia, come se fosse proprio stufo di essere li', a fare quel mestiere. Figuratevi che quando si e' trattato di scartare la lametta da barba, mi ha buttato la carta in grembo, sul lenzuolone che mi aveva legato al collo. Comunque.
La tecnica non mi e' sembrata molto diversa da quella del buon Natalino nostrano (grand'uomo, e saggio maestro di vita). Magari un po' piu'... approssimativa, ecco. Prima un paio di minuti di furia distruttiva, con tagli apparentemente casuali, cosi' tanto per sfoltire. Poi un po' di rifinitura: capelli tutti da una parte, taglio a pareggiare. Capelli tutti dall'altra parte, taglio a pareggiare. Cosi' via per alcune volte, variando il lato. Il tutto interrompendosi ogni trenta secondi per affilare le forbici che non volevano saperne di collaborare. Da notare che ha persino sterilizzato (ehm...) il rasoio prima di inserire la lametta. Almeno suppongo che l'abbia fatto. Sempre strascicando i piedi, ha portato la sua faccia di pietra vicino a un barattolo di vetro che cosi', da lontano, sembrava contenere latte, e ci ha schiaffato il rasoio dentro. Cosa ci fosse esattamente, non lo so e non credo di volerlo sapere. Dopodiche' ha tirato fuori da un cassetto un blocchetto di post-it, attaccandone uno sul ripiano davanti a me.

La domanda che vi siete posti in questo istante e' la stessa che ha invaso la mia mente: mo' che deve da fa', questo? Che vuole, che gli lasci il mio telefono? Fortunatamente no. Dopo avermi spalmato una certa quantità di schiuma da barba sul collo (potessi parlare il Dari, avrei tentato una battuta tipo: "Ehi, la barba e' dall'altra parte!". O forse no...), ha cominciato a radermi il collo stesso con quel suo rasoio "sterilizzato". A ogni passaggio, puliva il rasoio trasferendo la schiuma da barba sul post-it attaccato sul ripiano davanti a me.
Come che sia, Faccia Di Pietra finisce la sua opera. E cosa fa? Un massaggio. Esatto. Inizia a massaggiarmi il cuoio capelluto, strofinando, picchiettando con le dita, premendo, passando poi sulla fronte, gli occhi, e tornando indietro fino al collo, all'attaccatura con le spalle, e continua cosi' per almeno un minuto. Be', ci tornerei solo per quello... Veramente grandioso!



domenica, agosto 31

Nuove emozioni
Immaginate uno spadino di mezzo metro, rovente, con su infilati dei bocconcini di pollo perfettamente arrostiti e aromatizzati. Bene, questo e' quanto ho mangiato al ristorante iraniano "Shandiz" dove Naseer mi ha portato giovedi'. Accompagnato da riso fritto e alcune salsine a base di yogurt acido e una variante del solito nan (vi ho parlato, ecc...). Innaffiato da Coca Cola (Pepsi per Naseer), e terminato da una insalatina di cavolo crudo con una specie di salsa rosa. Non male, non male... il tutto per 18 dollari in due. Naseer dice che e' un posto terribilmente caro, ma visto l'ambiente curatissimo, il servizio, il tipo di ristorante, non credo che in Italia si potrebbe avere la stessa cosa a meno di 20-25 euro a cranio. Pero', si', rispetto agli standard afghani 9 dollari a testa e' certamente una cifrona, per un pranzo.

Situazione stanza e connessione: pessima. Giovedi' tornando dall'ufficio mi sono fatto portare alla guest house2 per vedere se la MIA stanza si era liberata, ma purtroppo era ancora occupata (da non so chi, tra l'altro...). Il manager non c'era, cosi' ho potuto parlare solo con qualcuno dei ragazzi che sono qui (per la maggior parte autisti e custodi). Alla fine la scelta era fra tornare alla tristissima gh5, oppure occupare una delle stanze momentaneamente libere... e cosi' ho fatto. Ho preso possesso della stanza di Susan, che era in RnR. Niente connessione, ma sicuramente meglio di quel tugurio della 5...
Il problema e' esploso oggi, quando Susan e' tornata... c'era anche il manager (tale Hasmat, abbreviazione di Hasmatullah), che si e' beccato un cazziatone da: (1) Susan, che ha trovato la sua stanza occupata; (2) Jolanda, che ha preso le parti mie e di Susan; (3) Ayoub, che e' il responsabile amministrativo della guest house; (4) Sangval, che e' la thailandese che mangia come un bue, perche' anche lei e' tornata oggi, e anche la sua stanza e' occupata. In mezzo a tutto questo bailamme sono riuscito a capire che non e' la prima volta che questo succede, e che Hasmat si era gia' beccato cazziatoni in passato. Comunque. Alla fine e' venuto da me praticamente in ginocchio chiedendomi di pazientare ancora alcuni giorni. Non riesco a capire perche' non possa far andare via l'abusivo della 10... deve essere qualcuno tipo il braccio destro di Allah, o qualcosa del genere. Mi ha chiesto di trasferirmi ancora alcuni giorni alla 5, richiesta che ho nettamente rifiutato. Alla fine ci siamo accordati per la 7, la stanza di una olandesona di un metro e ottanta di nome Frauke, al momento in RnR. E' partita ieri e torna fra una settimana. Comunque ho aggiunto la mia cazziata alle quattro precedenti, dicendo che ho bisogno della connessione per lavorare, che non e' questo il modo di comportarsi, che e' stato estremamente scorretto, che non potendo lavorare sto perdendo soldi, ecc. ecc. Tutto vero tranne l'ultima, ma tant'e'....

Comunque ora sono qui nella 7, in attesa di riprendere possesso della 10. Il che avverra' "fra tre giorni", come dice Hasmat il cazzaro. Fermo restando che se fra tre giorni io non sono nella 10, la sesta cazziata rimarra' nella storia...


Pakistan-Afghanistan 4 a 3
Ancora sulle diversita' afghano-pakistane. Come sapete, nel tornare mi sono fermato un giorno a Islamabad, in una guest house della WFP, e ho avuto il piacere di mangiare qualcosa di pakistano. Be', non sono riuscito a distinguerlo dal messicano. Mi hanno portato un trito di carne (manzo?) molto speziato, piccante al punto giusto, e delle sfoglie morbide molto simili alle tortillas messicane. Ho messo la carne sulle sfoglie, ho arrotolato il tutto, et voila', ecco pronti dei tacos niente male... se a ottobre ci ripasso, ci rifaccio volentieri.

Un'altra cosa che ho notato. Mentre l'omino mi accompagnava all'aeroporto, ha acceso la radio. C'era un programma di musica del tutto simile a quelli delle nostre parti (a parte l'agghiacciante musica indo-pakistana-arabo-afghana trasmessa)... e a un certo punto un ascoltatore ha chiamato il dee-jay al telefono! Sembra una cosa stupida... ma in un mese e mezzo di radio afghana, non e' mai successo! Il che la dice lunga sulla situazione delle comunicazioni afghane. Credo di avervi gia' detto che qui solo una persona su 625 ha accesso a un servizio telefonico... e probabilmente questa persona non ascolta la radio...


Altre foto
Approfitto per mostrarvi l'agriturismo dove siamo stati con Alina, e la splendida piscina con vista sulla vallata e sul lago Trasimeno. Pero', visto che le stanze disponibili sono poche, non vi dico dov'e' questo posto, se no la prossima volta che ci voglio tornare me lo trovo occupato...
E tanto perche' ci sono, vi faccio pure vedere un angolo della stanza dell'hotel Emirates a Dubai. Purtroppo non ho potuto fare riprese nella hall e nel ristorante, perche' meritavano... magari la prossima volta!



giovedì, agosto 28

Umorismo (?) afghano
Torno per un attimo sull'umorismo (?) afghano, perche' mi hanno raccontato due barzellette (?) che vorrei proporvi, per vedere se sono io che sono stupido e non mi fanno ridere, oppure se proprio c'e' qualcosa che non va...

Prima barzelletta (?). Uno straniero entra in un ristorante afghano. Non parla una parola di Dari, quindi indica una cosa a caso sul menu. Dopo un po' il cameriere torna con un qualche tipo di carne nel piatto. Il cliente guarda sospettoso il piatto, poi guarda il cameriere, poi guarda nuovamente il piatto, poco convinto, e infine, indicando la carne col dito, si rivolge al cameriere e fa: "Muuuuu?". Il cameriere scuote la testa. Allora il cliente ci riprova, e fa: "Beeeeee?". Il cameriere scuote la testa. Il cliente allora prova con "Cooo cococooo?". Ancora scuotimento di testa. A questo punto il cliente si arrende, guarda il cameriere con aria interrogativa, e questi gli fa: "Bau bau bau!".

Seconda barzelletta (?). Un bimbo piange disperatamente. Una signora lo vede e gli chiede quale sia il problema. Il bimbo risponde che piange perche' la sua gallina e' morta. Allora la signora (per motivi che sinceramente mi sfuggono) gli dice: "Pochi giorni fa e' morto mio padre, e io non ho mica pianto cosi' tanto!". E il bimbo: "Si', ma tuo padre non faceva la uova!"

Ora. A parte la presenza, implicita o esplicita, di polli anche nelle barzellette (?)... ma dico io, a voi queste porcate fanno ridere?



mercoledì, agosto 27

Ritorno in prima linea
Benebenebene, rieccoci qui. Cosa e' successo in questi giorni? Un sacco di cose. Sono partito per la mia settimana di RnR, cioe' la settimana di ferie pagate cui si ha diritto ogni sei settimane di permanenza in Afghanistan. Dove sono stato? Ma a casina, naturalmente! Un paio di giorni a casa, tre giorni in agriturismo in Umbria con Alessandra, un posto eccezionale (appena posso posto anche le foto). Il viaggio di andata gia' lo conoscete (spiaggiato a Dubai, valigia in meno, ecc. Per inciso, la valigia mi e' arrivata direttamente a casa il giorno dopo. Molto efficienti, nella loro inefficienza...). Il viaggio di ritorno non ha molto da raccontare. Tutto e' andato perfettamente, incredibile ma vero. Partito da Roma in orario, arrivato a Dubai in orario, ripartito da Dubai in orario, arrivato a Islamabad in orario. Qui avrebbero potuto cominciare i problemi, visto che anche stavolta non avevo avuto conferme ne' dalla guest house che avevo contattato, ne' avevo notizie del biglietto per Kabul. Ma all'aeroporto c'era omino con vettura, che mi ha portato alla guest house, e il giorno stesso ho potuto andare negli uffici UN a prendermi il biglietto. Piece of cake, come dicono da certe parti...

Partito da Islamabad in orario (15 minuti solamente tra l'inizio dell'imbarco e il decollo!), arrivato a Kabul in orario, ho trovato Naseer ad aspettarmi, con "Welcome" inspiegabilmente scritto su una mano... umorismo afghano, probabilmente... infatti non l'ho capita.
Unica nota negativa (e manco poco...). Arrivo alla guest house 2 e il simpatico (un po' viscido) manager mi dice che la mia stanza (Home of PUFFF!) e' occupata da un altro ospite, e lo sara' "al massimo" per tre giorni. E dove vengo sbattuto, indovinate un po'? Esatto... Guest house 5... la stessa pulciarissima guest house dove venni piazzato al mio arrivo, due mesi fa. In una stanza anche peggiore della numero 6 che ricordavo con terrore. Non c'e' un tavolo. Non c'e' una sedia. C'e' una sola presa di corrente, e nessuna spina multipla, per cui o uso il computer, o uso il ventilatore, ma non tutti e due insieme. Ovviamente la connessione Internet e' un pio desiderio. Pero c'e' da dire che nel frattempo hanno messo un computer pubblico qui nel "salone", ed e' proprio da qui che in questo momento sto scrivendo. Sono le 7 di mattina, e sto aspettando la macchina per andare in ufficio...

Tornare qui e' stato un po' come ritrovare dei vecchi amici... Vi ricordate del fan di Toto COtOgno? E' ancora qui, e mi ha salutato come un vecchio commilitone ritrovato dopo anni (si ricordava persino il mio nome). E che dire del manager della casa? Ancora piu' viscido e infido di come lo ricordavo, anche lui tutto sorrisi e con uno sguardo del tipo "Te l'avevo detto che saresti ritornato"...



martedì, agosto 19

Vacanze romane
Finalmente, eccomi qui a casetta. Con un giorno di ritardo e una valigia in meno... e si', perche' il ritardo dell'aereo a Islambad e' costato la perdita della coincidenza Dubai-Roma, e soggiorno forzato a Dubai a spese della Emirates. Ripartito questa mattina (con sveglia alle 0500...) sono finalmente sbarcato in suolo patrio alle 12.00 locali, trovando che ovviamente nel trambusto la Emirates ha lasciato una mia valigia a Dubai. Spero me la mandino domani o al massimo dopodomani, perche' c'e' un sacco di roba da lavare... e tutti i miei vestiti.

Ieri in albergo ho scritto due righe che non sono riuscito a pubblicare, ve le ripropongo qui.

Fenomeni entropici
Vabbe'. Suppongo che pretendere che, in una lunga catena di eventi, ogni anello si comporti bene, sia contrario alla teoria dell'entropia in aumento. Ovviamente qualcosa doveva andare storto, ma tutto sommato non posso lamentarmi. In questo momento mi trovo a Dubai, in un hotel a n stelle, con n grande a piacere, a spese delle Emirates Airlines. E' successo che il ritardo del volo da Islambad (tre ore!) ha fatto si' che perdessi la coincidenza per Roma. Per cui, eccomi bloccato qui per 24 ore.
Devo dire che non e' male. Il posto e' molto elegante, la stanza e' molto bella, il cibo ottimo e abbondante, ed e' forse proprio qui che hanno commesso il loro errore fondamentale: i pasti sono a buffet, ossia "mangia tutto cio' che puoi"... e almeno per quanto riguarda questo pranzo, il mio dovere l'ho fatto. Anche qui ho trovato riso con pollo (da non crederci!), tuttavia molto diverso da quello afghano: molto piu' saporito, piu' speziato, piu' piccante. Piu' buono. A seguire, un paio di fette di qualcosa simile allo stufato, con patate al forno e, per non saper ne' leggere ne' scrivere, una porzione di lasagna vegetale decisamente ottima. Ma e' con il dolce finale che si e' raggiunto l'apice. Macedonia con crema, un plum cake farcito con crema e ricoperto di panna, una crostata di pere morbidissima come piace a me (non "sbrisolona", per intenderci...), piu' una sorta di crema all'uovo con panna. Non male. Non male.

Certo che non era cominciata cosi'... a parte le 5 ore 5 passata su una sedia del tristissimo aeroporto di Islamabad, e a parte le 3 e passa ore di volo con un incessante concerto di bimbi per pianto e strillo solista, arrivare a Dubai (ennesima, tragica, interminabile trafila di controlli) e trovare un omone di colore che si chiama Justus che ti dice, senza un minimo di tatto, che il primo volo disponibile e' "domattina", non e' il modo migliore per apprezzare la permanenza in una citta'. Fortunatamente mi hanno spiaggiato qui all' Emirates Millenium Airport Hotel, che non e' proprio un alberghetto qualunque.
Purtuttavia, sono arrivato abbastanza incazzato, per dirla con un francesismo, e non credo di essere rimasto particolarmente simpatico al receptionist. Ha esordito con un sorriso a 32 denti (magari averne di piu', avra' pensato) e un roboante "GOOD MORNING, SIR!". L'ho guardato fisso per un attimo, come un leone doveva guardare la sua vittima nell'arena, e gli ho muggito contro un acidissimo "What makes you think it's good?" che gli ha congelato il sorriso in faccia. E' rimasto un attimo interdetto, poi da gran professionista si e' ripreso. Mi ha messo in mano quattro buoni pasto: pranzo, cena, colazione e un "light refreshment" che devo ancora capire ched'e'. Chiave della stanza, e saluti. Il mio primo pensiero e' stato che tre persone stavano per partire da Roma e da Tagliacozzo per andare a Fiumicino a prendermi. Telefono, mi sono detto. Ottimo. Chiamo la reception e dico che voglio fare una internazionale in Italia. Mi rispondono, senza pensare alle conseguenze, che per fare chiamate non locali devo prima versare un deposito. Potete immaginare con che stato d'animo sono sceso giu' alla reception di persona. Ho puntato direttamente "Sorriso" e gli ho vomitato in faccia qualcosa del tipo "Senta, lei, devo assolutamente fare una telefonata, piu' che urgentemente, per avvertire certe persone dei disservizi della vostra compagnia!". Non so se e' stato il tono della voce, lo sguardo assassino, o la semantica della dichiarazione, ma il tipo ha evidentemente convenuto che assecondarmi era la cosa migliore. Mi ha passato un telefono, sempre sorridendo (da gran professionista), cosi' ho potuto avvertire i genitori del fattaccio. Ho pensato dopo che non avevo la piu' pallida idea di che ora fosse a Roma, e infatti mi sa che ho svegliato qualcuno, a giudicare dalla voce... Dopo di che, Il gran professionista ha avuto una caduta di stile e ha compiuto il suo errore piu' grande. Mi guarda e mi fa, con quel suo sorriso odioso: "Sono 7 dinari".

Ora, non e' certo una cifra esorbitante (circa 2 dollari), ma e' stato chiaramente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Gli ho piazzato una scenata come raramente ne ho fatte in vita mia. Gli ho "detto" (perche' "dire" forse e' un po'... ehm... eufemistico...) che se mi trovavo spiaggiato qui (ho proprio usato "stranded"!) era per colpa loro, e se stavo perdendo un giorno di lavoro era per colpa loro, e che nessuno avrebbe ripagato ME per questo giorno perso, anche se a rigore doveva essere la Emirates a farlo, e lo sa quanto vale un mio giorno di lavoro? 250 dinari (cifra un po' inventata li' per li', dopo un nanosecondo di calcoli mentali... a quanto pare il mio subconscio valuta una mia giornata in 70 euro circa), per cui a questo punto era la Emirates che mi doveva circa 243 dinari... non essendo palesemente abituato ad avere di fronte un cliente italiano incazzato (francesismo), Sorriso ha pensato bene di lasciar perdere, dicendo (da gran professionista) "Ha ragione, diciamo che la telefonata gliela offre la Emirates". Sempre sorridendo. Davvero un gran professionista.

Stavo per dirgli che s'era proprio sprecata, la Emirates, ma dopo tutto non sono un tipo polemico, e ho lasciato stare....



lunedì, agosto 18

In viaggio! (reprise)
Che altro dire di questo viaggio? Un omino della WFP mi e' venuto a prendere all'aereoporto quando sono arrivato, addirittura con una macchina di servizio (il che non propriamente regolare: visto che sono in ferie pagate, tutte le spese, trasporti compresi, sarebbero a carico mio. Ma forse, il fatto che qui non ho detto a nessuno che sono in ferie ha avuto il suo peso... :>>>>)
Comunque, questo omino aveva persino con se' il mio biglietto per Roma e ritorno (l'odissea di questo biglietto me la faccio spiegare bene dai miei e da Alessandra, che l'hanno vissuta in prima persona, e poi magari ve la riassumo). Mi ha portato in una guest house bellissima, tipo hotel, con una stanza molto bella (piu' tardi mettero' una foto), dove ho mangiato del riso con montone, ho dormito, ho guardato la televisione. Il tutto per 29 dollari, quando mi aspettavo molto, molto di piu'. A mezzanotte e mezza un altro autista e' venuto a prendermi e mi ha portato di nuovo qui. In pratica, tutta questa giornata mi e' costata 29 dollari. Ci si puo' stare...

L'aereoporto fa un po' schifo, la gente e' scorbutica e antipatica. E c'e' una quantita' di controlli infinita! Prima c'e' il controllo della dogana, dove mi hanno fatto aprire la valigia e mi hanno chiesto se dentro ci fossero tappeti, come se invece di una valigia avessi il bagagliaio di una Thema. Poi i bagagli e i viaggiatori passano ai raggi X. Poi c'e' il controllo passaporti. Poi il check in, seguito da un ulteriore controllo passaporti. Tra il check in e il controllo, una donnona dell'esercito mi ha ricontrollato il passaporto. Il passaporto viene controllato altre due volte, e infine, dopo una quantita' industriale di timbri dappertutto (anche sul bagaglio a mano!) si arriva alla sala di aspetto, dove mi trovo ora, con un paio di terminali pubblici. Ma visto che intorno a me c'e' gente inferocita perche' ne sto occupando uno da mezz'ora, adesso vi lascio. Non vorrei causare un incidente diplomatico.... a domani (da Roma!!!).


In viaggio!
Saluti da Islamabad. E si', perche' in questo momento (sono circa le 02.35) mi trovo nel fetecchioso aereoporto di "Islamabad the Beautiful", in Pakistan. Sto aspettando l'aereo che mi portera' a Dubai, e da qui a Roma. STO ARRIVANDO, per una chickenless week di tutto riposo. Non ho avvertito tutti di questo mio ritorno - non me ne vogliate, tanto ho le giornate gia' impegnate e non ci potremmo comunque vedere...
Torniamo a Islamabad. Il cambio Kabul-Islamabad e' come il cambio tra la notte e il giorno. Questa e' una citta' "vera", con strade vere, segnaletica, tanto verde, persino un piano urbanistico. E' divisa in settori numerati con lettere e cifre, come nella battaglia navale. Per trovare un indirizzo bisogna sapere anche il settore, ad esempio F7. Dopodiche', ogni settore e' diviso in quattro quadranti, per cui bisogna sapere anche il quadrante, e l'indirizzo diventa tipo F/7-1. Poi si trova la strada. Carino, eh? E' come il Tuttocitta', solo che non e' stampato...

Da quanto ho potuto vedere, il Pakistan e' molto piu' simpatico dell'Afghanistan, c'e' molto piu' verde. Certo, pare sia anche un covo di Talebani, e tra Afghanistan e Pakistan non corre certo buon sangue. Pero' e' nettamente piu' "civilizzato", la gente sembra piu' in salute, parla un inglese nettamente migliore,e anche l'aria e' migliore. Vabbe' che dopo sei settimana della cacca secca sublimata afghana, qualunque aria sembrerebbe migliore..

Questa della cacca secca forse va spiegata meglio. C'e' stata una ricerca fatta dall'OMS tempo fa, e pare che Kabul sia una delle citta' piu' inquinate del mondo. A vedere i fumi di scarico delle auto, dei camion e dei pullmann la cosa non stupisce... ma la ragione sarebbe un'altra. In quella simpatica citta' vige la comune abitudine di fare i propri bisogni dove capita. Namely, per strada. Mancando completamente un servizio fognario, ed essendo molto caldo ma per niente umido, secondo l'OMS i bisognini cosi' prodotti non si... ehm... "disfano", bensi' si seccano e si polverizzano. Questa polvere entra in circolo nell'aria, quell'aria che si respira tutti i giorni. Questa teoria in realta' spiegherebbe anche quel certo cattivo odore di cui vi ho parlato piu' volte. Fortuna che ci devo stare solo tre mesi...



giovedì, agosto 14

Appendice
Oggi mi ha preso a scrivere... e che volete, ogni tanto...

Dimenticavo un paio di episodi simpatici. Il primo, al "Marco Polo". Ci eravamo appena seduti, ed ecco che entrano una mezza dozzina di soldati in mimetica, con tanto di pistole e mitra. Francesi, suppongo. Non hanno fatto nulla, ovviamente, tranne sedersi al tavolo accanto al nostro e mangiare. Pero' fa un effetto strano, proprio strano, mangiare con accanto militari in assetto di guerra, con i mitra e tutto... Curioso, anche dopo quindici mesi di miltare in cui ho smontato, rimontato e sparato di tutto, dalla bomba a mano alla pistola, al fucile, al mitra, al cannone 40/70... eppure mi fa un po' effetto. Sara' che questi sono soldati "veri", che rischiano la vita sul serio, in una zona non proprio tranquilla....

Un'altra cosa a cui non mi sono abituato e mai mi abituero' e il burqa. Mi sembra di vedere dei fantasmi, con questi lenzuoli svolazzanti, tutti coperti dalla testa ai piedi... e poi quella "griglia" sulla faccia mi sa proprio di non so che. Gia' di per se' non e' un bello spettacolo... ma la mattina alle 7.30, quando prendo l'auto per andare in ufficio e sono ancora mezzo assonnato, e magari ad un semaforo ci si ferma, volto la testa per guardare fuori... e mi vedo quella inquietante grata a venti centimetri dalla faccia, con dentro qualcuno che chiede l'elemosina... insomma, cosi' a caldo mi vengono in mente almeno una decina di modi migliori di iniziare una giornata.

Per inciso, l'altro ieri stavo in macchina e mi e' venuto di pensare che non avevo la cintura allacciata... chissa' se qualche vigile avrebbe avuto qualcosa da dire... mi sono girato, e accanto a noi c'era una macchina con SETTE persone a bordo, due motociclisti senza casco, e una bicicletta con TRE persone sopra...


Aggiornamenti afghani
Continuano ad arrivare rapporti di vario tipo sulla situazione afghana. Iniziamo con le buone notizie: pare che il raccolto di cereali di quest'anno sia stato eccezionale, piu' del 50% in piu' dell'anno scorso. Pero' ci sono ancora molte zone in cui la gente soffre la fame. Fondamentalmente si tratta di un problema di comunicazione. Alcune zone sono in montagna, difficili da raggiungere, anche perche' le strade sono ancora pericolose. Qualche giorno fa parecchie persone, intorno alla ventina, sono rimaste uccise in un attacco di guerriglia in un villaggio a sud.
C'e' anche una campagna per la clorizzazione di 17.500 pozzi qui a Kabul nei prossimi tre mesi. Secondo le statistiche, il 50% dei bambini che muoiono prima dei 5 anni muore a causa della diarrea e di altre malattie dovute all'acqua inquinata.
Dal punto di vista sicurezza, il livello di attenzione rimane alto. Girano ancora le penne esplosive, e si segnalano anche casi in cui bibite fredde sono state offerte agli internazionali. Ovviamente bibite drogate, per cui gli imbecilli si sono trovati completamente ripuliti... si', mamma, stai tranquilla, non accetto nulla dagli sconosciuti....


Carne fresca
Vi ho mai parlato di Mustafa, che qui e' un nome tipico, un po' come potrebbe essere Giovanni in Italia? Mustafa e' un ragazzetto che avra' forse vent'anni ed e' qui per diventare il vice di Naseer, il quale di per lui ha intenzioni bellicose... vorrebbe andare via, magari in Europa, e comunque trovare lavoro altrove. Non si sente apprezzato. Diciamo che e' sveglio, pero' gli manca un sacco di esperienza... oggi si e' installato Visual Basic e sta facendo i suoi primi passi. Con la rete se la cava, ma dal punto di vista della programmazione e' un disastro. Non mi e' di molto aiuto, invero. In questi giorni gli ho dato l'incarico di disegnare l'interfaccia grafica del database, dandogli un po' di linee guida... sai, Naseer, i colori sono importanti, il feedback all'utente, la simmetria, il layout... Ha disegnato quattro o cinque maschere, e non ne ha fatte due uguali. Ma nemmeno due che si somiglino almeno un po'... ho dovuto rifare tutto. E non vi dico che colori ha usato...

Si diceva di Mustafa (che si pronuncia Mustàfa, e non Mustafà, come nei cartoni animati e nei film sugli arabi degli anni venti). Anche lui e' abbastanza sveglio, e anche lui e' un disastro con la programmazione e con il design di interfacce... Pero' e' simpatico, anche se tende a ridere come Raffaella Carra', portandosi le mani alla bocca. Ieri siamo rimasti un po' a chiacchierare del piu' e del meno e mi ha raccontato di quando qui c'erano i talebani. Faccio ancora fatica a pensare che queste persone con cui chiacchiero tutti i giorni erano qui, chi piu' chi meno, in quegli anni... mi ha raccontato che erano una specie di animali, con le barbe e i capelli lunghi, incolti e sporchi, perche' neanche si lavavano. Trattavano chiunque con disprezzo. Lui una volta stava uscendo da una moschea dopo aver pregato, e uno di questi bei tipi lo ha bloccato imponendogli di tornare dentro e pregare con lui. Guai a rifiutarsi, si rischiava grosso... qualunque cosa era presa come offesa grave alla religione e poteva costare molto, molto caro...

Oggi a pranzo Naseer mi ha portato a un ristorante che pare, giusto a proposito, fosse l'unico ristorante aperto durante gli anni talebani. Si chiama "Marco Polo" (ma non ci sono Italiani), e ho mangiato Kebab... per l'esattezza, Chicken Kebab... che tristezza...
Chiacchierando del piu' e del meno ho saputo che la sua giovane mogliettina non veste il burqa e studia matematica all'Universita'. Forse, in fondo in fondo, i "padroni del mondo" qualcosa di buono l'hanno portato...


Scambi culturali
Mi giunge una voce da lontano... una mail di Stefano e Alessandra che si trovano in India (di che mi lamento, io...!). Anche loro hanno avuto la bella pensata di scrivere un blog, suppongo grazie alla teknologhia made in Stefano che riesce a collegarsi anche in mezzo al deserto indiano... L'indirizzo lo trovate qui nel menu a destra.
Da Kabul nessuna novita' di rilievo, tranne il fatto che domenica forse riesco a partire per la mia R&R. Dicesi R&R una settimana di ferie pagate, cui si ha diritto ogni sei settimane di permanenza in Afghanistan. Per cui, se si conclude l'odissea del biglietto che non vi sto a raccontare perche' e' troppo lunga, si da' il caso che dal 18 al 23 io sia a Roma... :)))
Quindi in quel periodo il blog non verra' aggiornato. Spero che sopravviverete... nel frattempo vi potete leggere quello di Stefano e Alessandra...



lunedì, agosto 11

Retromarcia
Qui fino a poco fa c'erano alcune righe sul Corano, e qualcuno di voi ha fatto senz'altro in tempo a leggerle. Spero che la maggior parte di quelli che l'hanno fatto l'abbiano preso per quel che era e che voleva essere, ossia un beve intervento allegro, senza impegno, di facile e leggero umorismo, e simpatica dissacrazione. Pero' mi sono arrivate delle lamentele, e tutto sommato ho pensato che quando si tocca un argomento come la religione, bisogna stare molto attenti, perche' la gente si offende facilmente. D'altra parte, se volete litigare con qualcuno, non dovete far altro che scegliere un argomento a caso tra religione, politica e squadre di calcio.
Sia come sia, a quanto pare non sono stato capace di renderlo sufficientemente allegro e ironico, visto che qualcuno se l'e' presa a male, e quindi mi e' sembrato il caso di toglierlo di mezzo. Chiedo scusa se qualcuno si e' offeso, non era certo questa l'intenzione. Per il futuro, continuero' a parlare di cio' che mi riesce meglio, ossia di polli e di nan (vi ho parlato del nan, che qui e' il pane tradizionale, un po' come potrebbe essere la rosetta in Italia?)



domenica, agosto 10

Cavalli di Frisia e supermercati
Andando in ufficio stamattina abbiamo avuto la bella sorpresa di trovare tutta la strada bloccata con barricate, mezzi leggeri e pesanti, filo spinato ovunque, e un sacco di militari tedeschi in mimetica da deserto (quella bella color sabbia, picchiettata di puntini verdi, marroni e neri) con fucili e mitra spianati. Li' per li' abbiamo pensato a una rivolta popolare, o a un colpo di stato di un manipolo di polli disperati. Ma poi si e' scoperto che in realta' domani mattina c'e' una cerimonia per il cambio di comando dell'ISAF. Suppongo che i tedeschi vadano via, sostituiti da chissa' chi. Ovviamente la cerimonia e' proprio davanti i nostri uffici...
In teoria domani la strada e' bloccata, per cui le macchine ci fermeranno in qualche strada vicina, e dovremo andare a piedi, farci riconoscere tramite la nostra ID Card e passare in mezzo a tutto questo bailamme. Portero' la telecamera... speriamo che nessuno si alteri e che non mi sparino...

Oggi abbiamo fatto una cosa che non dovevamo fare. Con Naseer ci ha preso la smania di andare al "Supreme", una specie di supermercato gestito dall'ISAF, se non ho capito male, cosi' abbiamo preso una macchina di servizio e ci siamo fatti portare li'. E' in periferia, proprio accanto a un aereoporto in mano ai militari inglesi, che abbiamo visto lavorare a rifare recinzioni e chissa' che altro. In realta' non c'e' proprio in gran che... l'unica cosa di cui abbonda e' alcolici. Una quantita' industriale di bottiglie di vino, whisky, vodka, gin e quant'altro. Anzi, se qualcuno di voi mi fa sapere quanto costano a Roma, posso fare un confronto, e magari pensare di riportare qualcosa... Abbiamo fatto un giretto, e ho comprato un sacchetto di mele e (non ho resistito!) una bottiglia di vino. Gia' che c'ero, ne ho preso uno che non ho mai bevuto. Australiano.
Inoltre abbiamo preso una cassetta di birra per l'ufficio. E si', perche' il nostro bravo Naseer la birra la beve, eccome! Ha anche promesso di portare del ghiaccio per metterla in fresco... questa voglio proprio vederla. Per inciso, ha iniziato a fare un caldo pazzesco. Il fatto che non sia umido aiuta, nel senso che non e' soffocante come immagino sia a Roma in questi giorni. Pero', unito al fatto che siamo comunque a 2000 metri di quota.... porca miseria, quanto picchia 'sto sole! Stasera mi da' un po' fastidio il collo... domani mi porto la crema protettiva!




venerdì, agosto 8

Annunci di lavoro
Per chiunque fosse interessato: sono disponibili cinque posti di lavoro di carattere amministrativo nella WFP:
  • Administration Officer, un anno, 3680 dollari netti al mese
  • Voter Registration Prog Manager, un anno, 6490 dollari netti al mese
  • Finance Officer, un anno, 3680 dollari netti al mese
  • Contracting Office, un anno, 3680 dollari netti al mese
  • Human Resources Officer, un anno, 3680 dollari netti al mese
Sede di lavoro Kabul. Disponibilita' immediata. Se qualcuno e' interessato, mi mandi una mail...


Pranzi
Un altro venerdi'... il quarto, se non erro. E' gia' passato piu' di un mese.
Sono riuscito a fare qualche secondo di ripresa di uno dei nostri tipici pranzi afghani, da cui ho estratto una piccola foto. Non si vede molto, ma forse abbastanza... il tipo a sinistra e' Rocco lo Zozzo, quello che ci porta il pranzo tutti i giorni. Il pranzo e' praticamente sempre lo stesso, a seconda del giorno: abbiamo il Chicken Piece, che e' stato il mio primo impatto col pollo fritto. E' una scatoletta di cartoncino leggero che contiene una coscia con sopraccoscia di pollo, fritta, con una crosticina abbastanza spessa e piccante, in compagnia di patatine fritte e una bustina di kecthup. La scatola e' identica a quella che compare nella foto.
Poi abbiamo il Chief Burger, che e' quello che Rocco sta mangiando nella foto: un paninazzo all'olio incartato in carta oleata (sudicia), imbottito di pezzetti di pollo con le solite spezie non identificate (ne' identificabili), patatine fritte e ketchup. Il tutto arriva insieme a una bustina di plastica con dentro una sorta di insalata russa, fatta di pezzetti di patate bollite, carote lesse, maionese e quant'altro. Rocco ci fornisce anche piattini e cucchiaini (vedi foto).
Infine, il mio preferito.... kebab! Si presenta come una mezza metrata di sfoglia di nan (vi ho parlato del nan, eccetera...), su cui sono adagiati diversi pezzetti di carne ignota. Il tutto e' avvolto in vera carta di giornale afghano, zozza come a che..... il che conferisce alla pietanza quella sua caratteristica sapidita' e un lieve sentore di inchiostro che esalta il gusto dei bei pezzi di grasso che c'e' dentro...
Un'alternativa e' data dal mezzo chilo di riso che il Grande Puffo, a destra nella foto, sta mangiando. L'ho provato ieri, e non e' male, ci mettono anche l'uva passa. Da bere, vasta scelta tra Coca Cola, Sprite e Fanta. Insomma, kebab a parte, potrei trovare le stesse cose in un qualunque McDonald's. Mah. Forse gli Americani qualche danno l'hanno fatto sul serio...



giovedì, agosto 7

Quasi senza parole...
Un altro inghiottito dal fenomeno Pufff!. Pero', voglio dire, ci dovrebbe essere un limite... ma uno che fa una ricerca cosi' vorrei proprio conoscerlo...


Colpo di scena
Oggi per la prima volta da quando sono arrivato (un mese ieri... come passa il tempo!) ho incontrato Susana, il Country Office Director, praticamente l'emanazione stessa della WFP in Afghanistan, il grande, temuto e rispettato capo del Country Office piu' importante del paese... e improvvisamente si sono chiarite molte cose. Ad esempio, si e' chiarito perche' il nome Susana mi suonava in qualche modo familiare, tanto da associarlo alla prima Susan che ho incontrato. Si e' chiarito anche un po' di piu' il perche' si sia arrivati a me... ebbene si', perche' il grande capo Susana io gia' la conoscevo...

Ci siamo conosciuti l'anno scorso alla WFP di Roma durante un lavoro che abbiamo fatto per loro. Lavoro che, a quanto pare, le piacque molto, visto che mi ha detto di aver personalmente approvato la mia candidatura a questa consulenza. Ovviamente la familiarita' con cui mi sono rivolto al Grande Manitu' ha lasciato un po' di stucco i poveri mortali che erano intorno a noi... abbiamo chiacchierato del piu' e del meno, del lavoro che sto facendo, delle sue aspettative.

Intanto continuano ad arrivare periodicamente bollettini sull'attivita' WFP e sulla sicurezza. Pare che il problema maggiore siano certe vagonate di biscotti che giacciono nei magazzini e non si riesce a smaltire, e adesso stanno scadendo. Lunedi' c'e' un brainstorming per tirar fuori qualche idea risolutiva. Se qualcuno di voi ne ha una e vuole diventare consulente WFP, mi mandi una mail...
Sul fronte sicurezza, si registrano sei militari afghani e un conducente morti in un agguato talebano in una provincia del sud. Pare che i guerriglieri talebani continuino a produrre morti un po' qui e un po la'. E pare anche (ma non so se dovrei dirlo) che siano protetti e addirittura addestrati in Pakistan, che e' stato il principale sostenitore dei Talebani fino alla loro "fine", nel 2001.
Che altro... vediamo... a fine luglio una inondazione a nord di Kabul ha causato 30 morti. Una piccola sommossa sedata dalla polizia a Kandahar, che praticamente e' ancora in mano ai Talebani. Comunicazioni difficili con Khost, a sud, per un ponte fatto saltare con l'esplosivo. Tutto nella norma. Ah, gia', un allarme sicurezza qui a Kabul. Pare che qualche buontempone si diverta a regalare penne esplosive agli stranieri che incontra. Un po' come Unabomber, ma con un approccio piu' confidenziale... la penna esplode quando si cerca di aprirla per scrivere. Ci e' stato raccomandato di non accettare penne dagli sconosciuti, ma in fondo questa cosa ce la insegnano da quando siamo piccoli...

Infine, una notizia curiosa, che probabilmente gia' saprete. Almeno immagino, visto che e' la tipica notizia da telegiornale estivo, ma qui il telegiornale italiano non lo vedo, per cui non so. Pare che il 27 agosto, all'incirca a mezzanotte e mezza, Marte sara' al perigeo della sua orbita. In pratica sara' talmente vicino (34,649,589 miglia) che sara' chiaramente visibile a occhio nudo. Con un misero ingrandimento del 75x apparira' grande addirittura quanto la luna ad occhio nudo. Sara' come avere due lune in cielo. Dicono che questo evento accade solo una volta ogni 5000 anni minimo. Il che vuol dire che nessuno, nella storia "registrata", l'ha mai visto, e nessuno lo vedra' piu' per almeno 5000 anni... e noi invece ce l'abbiamo disponibile fra 20 giorni. Strana, la vita, eh?



mercoledì, agosto 6

Investigazioni
Va bene, va bene, spiritosoni.... allora, chi di voi bastardi ha fatto questa e quest'altra ricerca???



lunedì, agosto 4

Il grande Pufff! nero...
Pufff! miete un'altra vittima! Anche questo povero ignaro viandante e' finito nel Grande Vortice che tutto inghiotte....
C'e' stato anche qualcuno che ha fatto una ricerca troppo strana.... secondo me e' stato qualcuno di voi...


Misteri gaudiosi afghani
Cose che non esistono a Kabul (quanto meno, non le ho mai viste).
  • Afghani grassi
  • Giovani tra gli 8-10 e i 20-25 anni
  • Medici, financo stregoni
  • Cani (ne ho visto uno, ma era di un tedesco)
  • Macchine che non siano Toyota
  • Burqua che non siano blu/azzurri/celesti
  • Bimbe brutte
  • Uomini belli
  • Due vigili con la divisa identica
  • Regole per la guida
  • Elementari norme igieniche
  • Un'alternativa al nan (vi ho parlato del nan, ecc....)
  • Una barzelletta che faccia ridere
  • Polli vivi. O quanto meno crudi.



sabato, agosto 2

Panoramica
Mi e' sovvenuto un pensiero. Io qui ormai sono entrato in una certa routine, e do' molte cose piu' o meno per scontate; ma voi, laggiu', non sapete praticamente nulla di quello che faccio durante il giorno, dei posti che frequento, della guest house e cosi' via. Si', lo so, magari in questo istante si e' sollevato un coro di "E un bel chi se ne frega non ce lo metti?".... Pero', secondo logica, se non ve ne fregasse nulla, non stareste qui a leggere queste righe...
Percio' eccomi qui con una bella carrellata di foto, sperando di darvi un'idea dell'ambiente. Partiamo da qui: la mia stanzetta alla guest house 2, la stanza numero 10, in particolare la sedia dove sono seduto in questo momento... si', ehm... quelli che vedete sono i miei jeans. Non sono mai stato molto attento a dove metto le cose....
La porta in fondo da' sul bagno (che per ora vi risparmio), e le bottiglie d'acqua che vedete poggiano su un potentissimo frigo, che ho dovuto mettere al minimo perche' senno' l'acqua mi si ghiaccia. Questo per dirvi che comunque ci sono persino alcune comodita', come ad esempio l'indispensabile ventilatore

Uscendo dalla stanza ci si trova in un bel giardino. Basta alzare gli occhi per vedere la fortezza, di cui ancora non so molto, ma magari mi informo e poi vi faccio sapere. Attraversando il giardino e girandosi si puo' vedere la porta della mia stanza, indicata dalla freccetta. La stanza immediatamente a sinistra e' di Susan, e quella dopo di Jolanda. Ma la mia e' l'unica con la connessione Internet, tie'!.... (Anche se in questi giorni sta facendo parecchie bizze...)

Vi ho gia' mostrato una foto della cosiddetta "palestra", ma eccone un'altra dove si vede bene anche il biliardo. C'e' infine la sala da pranzo, dove ci si siede al tavolo e si mangia (come in tutte le sale da pranzo degne di questo nome). Cosa si mangia? Pollo.

Non ci sono camerieri, evidentemente. Le "pietanze" (cosi' dette perche' per la maggior parte fanno pieta') vengono adagiate su un tavolo vicino, e ciascuno si serve a suo piacimento. C'e' da dire che non c'e' mai tanta gente a mangiare. I clienti fissi sono due: uno e' il sottoscritto, l'altro e' una tipa thailandese che per due settimane ho pensato fosse coreana. Persona estremamente meticolosa e metodica: si riempie sempre il piatto come se non mangiasse da eoni, e pezzettino dopo pezzettino, carotina bollita dopo carotina bollita, si finisce tutto. Poi si serve di nuovo e ricominicia. I suoi pasti durante il triplo dei miei.
Non pensiate comunque che mangio tanto: in genere sto qui solo a cena, mentre i pranzi li consumo in ufficio. Per la verita', sono loro che stanno consumando me... e' come mangiare tutti i giorni da McDonald's. Solo che, a confronto, McDonald's e' un modello di igiene e salutismo. Ho una mezza idea di fare qualche foto, la prossima volta... se ai miei "compagni di merende" la cosa non da' fastidio.

C'e' infine la sala TV, adiacente alla sala da pranzo e separata solo da un arco. Potete notare il computer comune, perennemente collegato a Internet, e la televisione perennemente accesa, tipicamente sintonizzata sulla BBC.

Bene, questa e' piu' o meno la guest house 2. Spero non vi siate annoiati. In caso contrario... un bel chi se ne frega non ce lo mettete? :P



mercoledì, luglio 30

Aggiornamento
Lento scorre il fiume di Kabul... ma non cosi' il tempo, che passa senza che uno se ne renda conto. Bene, anche per oggi abbiamo avuto la nostra dose di filosofia spicciola.

Ieri sera ho avuto un invito a cena alla guest house 3, che non avevo ancora mai visto. In pratica e' una specie di albergo, con una infinita' di stanze, alcune anche molto grandi, con due o tre letti, usata spesso per riunioni, convegni e conferenze. Una sciccheria, a confronto col resto. Com'era la cena? Be', non so chi sia il cuoco... ma non e' certamente un cuoco. E' un genio. Per antipasto, minestra vegetale aromatizzata al cinnamomo, strepitosa (e mi madre sa se a me piace la minestrina di verdure... blah!). A seguire, un incredibile vassoio di conchiglie alla panna, a livelli italiani. Certo, lievemente scotta come tutta la pasta che fanno qui, ma ce ne siamo serviti tutti un paio di porzioni (ehm... almeno... chi piu', chi meno...).
A seguire. Petti di pollo arrostiti serviti in crema di qualche cosa (formaggio?) al pepe verde. Per evitare scontri fisici, abbiamo tirato a sorte chi poteva leccarsi il vassoio di portata. Insalata mista di lattuga (?), tonno, pomodorini, formaggio, cetrioli, cipolle e quant'altro. Contorno di crocchette di patate. Gran finale con una sorta di plum cake alle mandorle con glassa alla banana. E ovviamente nan a volonta' (vi ho parlato del nan, che qui e' il pane tradizionale, un po' come potrebbe essere la rosetta in Italia?). Ci siamo alzati gonfi come topi gonfi. Con Susan stiamo studiando un piano per rapire questo luminare del fornello e portarlo alla gh2.

Dopo cena ho fatto un paio di partite a biliardo con un tedesco quanto mai inquietante, con la faccia da psicopatico omicida. Saranno forse state le abbondanti libagioni, o forse la serata di particolare grazia, ma ho incautamente azzeccato due o tre colpi da vero esibizionista... il che ha reso il tizio ancora meno simpatico (e piu' inquietante) di com'era all'inizio. Assai prudentemente, secondo le norme di sicurezza in vigore, gli ho fatto vincere la terza partita...

Le visite a questo sito continuano a fioccare, e anche oggi e' arrivato qualcuno proveniente da Google: questa volta Pufff si e' piazzato al primo posto!!! Provate anche voi!. Prima o poi qualcuno cerchera' "crocchette di patate", oppure "John Wayne", e finira' inevitabilmente proiettato qui... forse dovrei cambiare il nome in "Il grande buco nero (questo voleva anda' da 'n'artra parte...)"...



martedì, luglio 29

Minimalia
Purtroppo, nonostante la buona volonta', gli aggiornamenti si fanno radi. D'altra parte non e' successo niente di nuovo, questo "fine settimana" afghano (venerdi' e sabato). Sono tranquillamente rimasto alla guest house, lavorando, poltrendo e giocando a biliardo. Ma non puo' durare.. l'idea per il prossimo sabato e' quella di andare a fare una scampagnata "fuori porta", quindi e' probabile che qualcosa da raccontarvi e da mostrarvi ce l'avro'.
Per il momento, siate felici con la notizia che qui e' tutto tranquillo, che il lavoro procede, la salute in generale non manca (anche se non credo mi abituero' mai al cibo), il morale e' ancora alto. A questo proposito c'e' Susan che continua a stupirsi dell'accordo che regna tra me e Naseer... ogni volta che entra nel nostro box ci trova che ridiamo, o che ci serviamo il te' a vicenda, o impegnati in qualche complicata pantomima per spiegarci a vicenda le rispettive barzellette. Non si capacita di come sia possibile lavorare divertendosi...

A proposito di barzellette, devo dire che l'umorismo afghano mi e' del tutto oscuro e incomprensibile. Sara' forse che la traduzione dari-inglese lascia a desiderare, ma quando mi raccontano quella che per loro e' una barzelletta spassosa, non riesco mai a capire 1) quando e' finita, 2) quale sia la battuta. E' deprimente...



domenica, luglio 27

Fama e gloria
Questa e' veramente eccezionale...
Mi sono finalmente deciso (meglio tardi che mai...) a mettere un contatore sulle pagine di questo sito. Cosi', mi ha preso lo sghiribizzo di vedere quanta gente si collega. Per inciso, in un giorno e mezzo ci sono stati venti collegamenti. Non male... niente male davvero, per un diario privato!

Comunque, stavo dando un'occhiata alle statistiche, ed ecco che mi balza all'occhio una cosa incredibile: c'e' stato qualcuno che e' arrivato a questo sito facendo una ricerca su Google, inserendo come testo da cercare "come si fuma il narghile"!!!!! Provateci anche voi: cliccate qui e... puff!... eccoci listati in dodicesima posizione sul motore di ricerca piu' usato nel mondo! E non e' neanche necessario cercare solo tra le pagine in italiano!! Be', che dire... c'e' di che essere fieri! Mi raccomando, tornate a leggere queste paginette! Chissa' che da qui a tre mesi non si riesca a scalare qualche altra posizione...



giovedì, luglio 24

Aggiornamento sulla sicurezza
Novita' sul fronte sicurezza, che vi racconto in brevissimo. Nell'ultima settimana il livello di sicurezza in tutto quanto l'Afghanistan e' stato abbassato a 3 (vi ricordate la scala da 1 a 5?), e inoltre qui a Kabul il coprifuoco e' stato ridotto: non piu' dalle 23:00 alle 05:00, ma dalla mezzanotte alle 04:00. Buone notizie, quindi. Anche se fanno un po' a cazzotti col fatto che nelle ultime 36 ore sono stati rinvenute 7 (sette!) bombe inesplose qui a Kabul, in varie parti della citta'. Una era stata messa vicino l'ambasciata italiana, che sta in una strada qua vicino. Ci crediate o no, la strada si chiama Chicken Street. Gli hanno pure dedicato una strada, ai polli...


Dari
Sto imparando il Dari. Vi ho parlato del Dari, che qui e' la lingua tradizionale, un po' come potrebbe essere l'Italiano in Italia (vi ricorda nulla?)? Per modo di dire, si intende. Innanzitutto quella che ho sempre pensato fosse una 'a' si pronuncia quasi sempre come una mezza 'o'. Infatti dicono Kobul, non Kabul (l'accento e' sulla prima sillaba, comunque), e kabob, non kebab. Ho poi tentato di capire quello che si dicono durante i quattro-cinque secondi di salamelecchi afghani che scattano ogni volta che si incontrano. Partono con Salam (piu' o meno Salom), poi proseguono con Salam aleikum, e a questo punto scatta il Choto'ras ti, o qualcosa di simile, che vuol dire grosso modo "Come stai". Attenzione, importantissimo: il "ch" iniziale va marcato molto, un po' come il nostro "CIOccolato". Fate attenzione a non strascicarlo, facendolo diventare SCIOto'ras ti, perche' questo equivale piu' o meno a chiedere "Sei un cammello?", che non e' un'offesa ma sicuramente non contribuisce a risollevare i rapporti diplomatici con l'Afghanistan.
Scatta poi Hubasto' (con la "o" chiusa), ossia "sto bene", e poi altre cose che avro' tempo e modo di studiare. Andandosene, e' opportuno mormorare qualcosa come Khoto fiss, equivalente a un mistico "Dio ti guardi".

Vale poi la pena di notare uno stupefacente Bas che significa "Basta" (ma "ancora" non si dice Anc...), e infine Sefer. Bellissimo... mi sa che deriva direttamente dall'originale indiano "sypher", attraverso duemila anni di storia... da noi e' diventato "cifra", ma qui ha ancora il significato originale di "zero".


Aggiornamenti, infine!
Ebbene si', ormai tra il lavoro di qui, quello che mi sono portato da casa e la vita mondana in pieno sviluppo, ormai il tempo e' diventato un bene prezioso, e gli aggiornamenti si rarefanno. D'altra parte non e' che succedano cose straordinarie...
Cominciamo dal lavoro talebano. Non vi ho ancora detto che il progetto su cui lavoriamo si chiama ACORD (Aghanistan Country Office Reporting Database), ed e' una specie di creatura viva che sente avvicinarsi la sua fine e tenta di ribellarsi, rendendoci maledettamente difficile uscire dalla fase 4 della nostra Road Map. Ieri ho passato mezza giornata a scrivere codice per estrarre le informazioni che mi servono, e alle sei del pomeriggio il piccolo bastardo ha pensato bene di impallare il computer. Reset. Lavoro perso. Oggi ricomincio da capo...

Anche il lavoro casalingo fa la sua parte. La traduzione del libro mi prende almeno un'oretta e mezza al giorno (o meglio, alla sera...), e il CD per il museo continua a tirar fuori un problema dopo l'altro. E' rispuntato anche Tony con il sito WISE (ciao, Tony!), per fortuna con interventi leggeri. E tanti apprezzamenti per questo blog, cosi' come ne ho ricevuti un po' da tutti voi. Grazie mille.

E la vita mondana? Oh be', quella inizia a marciare. Con Susan siamo gia' andati due volte a sgranchirci un po' con lo squash (anzi, lo scuosc...), dove, devo dire, faccio la mia sporca figura pur non avendo mai tenuto una racchetta in mano. Il mio problema maggiore sembra essere la forma ellissoidale di questa maledetta racchetta... non e' ovale come quelle da tennis. Per cui, sferri un colpo pensando di colpire la palla, e invece lisci clamorosamente... vabbe', si impara.
E' poi iniziata una specie di sfida non ufficiale a biliardo con un tizio mezzo sciroccato, un omone di colore che parla inglese con la pronuncia di uno schiavo nei campi di cotone del Missouri, fuma narghile' come un turco, e beve whiskey come acqua fresca. In generale e' simpatico, se solo capissi la meta' di quello che dice probabilmente lo sarebbe anche di piu'.



lunedì, luglio 21

Alfin giunti fummo!
Stamattina abbiamo avuto un breve incontro col sostituto Manitu', tale signor Bouchan, che fa le veci di Susana al momento assente. In pratica doveva dare o meno l'approvazione alla mia proposta di una nuova versione del database. Non ci ho messo molto a convincerlo, aveva solo alcune obiezioni facilmente eliminabili. Quindi, ufficialmente, il progetto e' approvato e partito. In realta' e' partito gia' da due settimane, e oggi siamo entrati nella fase 4, con due giorni di anticipo sul previsto. A gonfie vele.
Susan non sta piu' nella pelle. Oggi e' venuta a trovarmi nel mio box e mi ha tempestato di domande sul lavoro che abbiamo fatto, su quello che dovremo fare, su come puo' aiutarci, e mi ha detto che si interessera' per il mio R'n'R (che poi vi dico cos'e'), ha voluto sapere come stavo, se avevo dei dubbi da chiarire, delle domande da fare, ecc. ecc. Alla fine mi ha invitato a giocare a squash stasera. Fra poco vado. Sono diventato un personaggio importante... vado a giocare a squash col capo...!

Piu' che altro mi sa che e' la prima volta in vita loro che si trovano davanti qualcuno che gli dice "Questa cosa si puo' fare", "Questa la possiamo fare anche meglio", "Questo lo abbiamo finito prima del previsto", e cosi' via. Non ci sono abituati. Secondo me un po' hanno il sospetto che li stia prendendo in giro. Insomma, sono due anni che combattono contro questo mostro che non vuol saperne di funzionare, poi arrivo io e gli dico che in due mesi gli sistemo tutto... secondo me, non ci credono.


Turisti e figuracce
Stamattina Naseer e' venuto e mi ha portato a Villa Borghese e a Porta Portese. Be', insomma, l'equivalente kabulliano... abbiamo preso una macchina di servizio e ci siamo fatti portare allo zoo. Lo zoo di Kabul, dovete sapere, vent'anni fa era parecchio famoso. Era grande, con tanti animali e tanto verde. Vent'anni di guerra dopo, e' rimasto ben poco. Una tristezza unica. Edifici sventrati, crivellati di proiettili, e "quattro gatti" in gabbia. Alcuni uccelli, un paio di orsi, qualche istrice, un paio di scimmie dallo sguardo di una tristezza unica e persino conigli! Stop. Avevo sentito parlare del leone. Avevo letto un articolo da qualche parte, e questo leone, l'ultimo rimasto, era stato preso come simbolo di "cio' che era stato", e volevo vederlo. Naseer mi ha raccontato come e' andata. Un imbecille ha pensato bene di dare prova di coraggio (o di imbecillita') entrando nella fossa recintata del leone, e andandogli vicino a sbeffeggiarlo. Il leone, che sapeva fare il suo mestiere, ha fatto l'unica cosa logica che poteva fare: gli e' saltato addosso e l'ha sbranato. Il giorno dopo, supportando la teoria per cui l'imbecillita' e' genetica, il fratello del demente e' andato allo zoo e ha lanciato una granata al leone. Fine del leone dello zoo di Kabul, ma purtroppo non dell'imbecillita' della gente.
Anche l'elefantessa ha fatto una finaccia. Dice Naseer che era simpaticissima. Lasciava che i bambini le salissero in groppa, e andava pazza per i palloni. Durante la guerra qualche idiota le ha sparato dalla collina vicino lo zoo. A voi i commenti, i miei non sono ripetibili.

Usciti dallo zoo ci siamo trovati in mezzo al mercato di Kabul, una sorta di Porta Portese qualche anno luce piu' grande. Una folla immensa, una puzza di cacca che appestava, e una quantita' infinita di banchi e banchetti che vendevano di tutto. Ho scoperto che Naseer e' un patito della pulizia personale. Con tutto quello che c'era, ha comprato svariati etti di vasellina per il corpo, uno shampoo antiforfora, un deodorante e una dozzina di saponette per se' e i suoi parenti. Per il resto c'erano venditori di frutta, di acqua, di te', di vestiti, di tappeti, di cibo vario, di spezie. Anche qui una quantita' industriale di bambini, come quello che ci ha venduto la vasellina. C'era anche il mercato dell'oro, con l'oro a 11 dollari il grammo. Che non so quanto sia, ma voglio controllare...

Verso mezzogiorno siamo entrati nell'equivalente di una fraschetta, suppongo. Abbiamo preso del kebab servito con l'immancabile nan (vi ho parlato del nan, che qui e' il pane tradizionale, un po' come potrebbe essere la rosetta in Italia? Stavolta potete vederlo in foto! Che emozione, eh?), e poi un gelato curiosissimo, fatto (pare) col latte di capra. Almeno spero che non fosse nulla di peggio.

In tutto questo giro, sono riuscito a fare persino alcune riprese, da cui sono tratte le immagini di questo post. Non e' stato facile, c'e' una specie di atmosfera magica per cui quando ti viene voglia di portare la telecamera all'occhio e accenderla, ti sembra che tutti non stiano aspettando altro che quel gesto per saltarti addosso e farti a pezzetti. Per la maggior parte del tempo l'ho tenuta in mano, accesa di nascosto. E infatti le riprese non sono un gran che, ma meglio che niente.
Comunque e' vero che Kabul e' una citta' grigia e brutta, pero' non doveva essere male, vent'anni fa. Ci sono grandi strade, grandi piazze, un parco che ha certamente visto tempi migliori. E poi si', e' distrutta, cadente, ed esce da due decenni di guerra, e' poverissima, disastrata, piena di mendicanti, gente vestiti di stracci, e che si arrangia per sopravvivere. Pero' non e' una citta' morta. C'e' un'enorme quantita' di gente, e tutti vanno, vengono, trasportano, lavorano, costruiscono (e' pieno di lavori in corso: e' quasi impossibile dire dove finiscono le rovine e dove iniziano i cantieri), insomma e' una citta' che con tutte le sue disavventure e' pur sempre viva, e in rinascita. A pensare che solo venti mesi fa qui cadevano ancora le bombe, direi che stanno facendo i miracoli. Mi piace pensare che il "mio" database sara' parte di questa rinascita.

Veniamo alla figuraccia del titolo... in pratica, l'altro ieri ho scoperto che per due settimane ho scambiato Susana, direttore del Country Office, con Susan, che invece e' la coreana mio capo diretto. Vi lascio immaginare tutta la serie di equivoci che ho causato, soprattutto con le mail indirizzate all'una invece che all'altra... Riordiniamo le idee: Jolanda (la puledrona olandese di 1.80m a sinistra nella foto) e' il capo della Unita' cui sono aggregato, che si chiama ITC; Susan e' la consulente coreana che coordina il progetto ACORD (cioe' il database che ho da fa'); mentre Susana e' il direttore di tutta la baracca. Almeno credo...


Aggiornamento
Be', in questi ultimi giorni non ho potuto aggiornare. Un po' perche' non mi andava molto, un po' perche' il tempo mi comincia a scarseggiare. Comunque, rieccomi qua. Vediamo, che e' successo in questi tre giorni? Ah, si'. La cosa piu' grossa e' stata un allarme di sicurezza che e' scattato il 16. Per fortuna non e' successo nulla.
Che altro? La vita qui alla guest house 2 e' certamente molto meglio che alla 5, ma questo lo sapete gia'. Sto persino cominciando a legare con un tizio mezzo scocciato, uno spagnolo che si chiama Alejandro (per cambiare), che e' solito fare lunghe escursioni da solo in giro per Kabul. Un pazzo, praticamente. Quello che fa e' abbastanza "illegale", nel senso che se dovesse succedergli qualcosa l'assicurazione non lo pagherebbe. Ma lui si fa queste lunghe passeggiate in mezzo alla gente, scattando fotografie e comprando coltelli. Si', perche' fa pure collezione di coltelli. Ieri e' tornato con quattro o cinque coltelli trovati al mercatino, per un totale di circa 200 dollari. Dice che sono rari, antichi, preziosi. E che uno di quelli, con il manico in osso di cammello, in Europa costerebbe almeno 900 dollari. Mah. Sara'...
L'altro ieri sera siamo andati, lui e io, a un party organizzati da quelli della 5, Paul, Alex e Runna. C'erano un po' di amici loro, una quantita' spasmodica di pollo alla brace, frutta, vino e birra. Quando Paul, capo della sicurezza, ha saputo che eravamo venuti a piedi (dalla 2 alla 5 ci sono solo un centinaio di metri) gli e' venuto un mezzo coccolone... per fortuna era gia' gonfio di birra, quindi e' passata in cavalleria.

Ma la cosa piu' grandiosa e' successa l'altro ieri... era venerdi', giorno di festa totale. Tutti a casa, niente ufficio. Ora, la 2 sara' pure meglio della 5, ma un giorno intero senza far nulla e' pesante ovunque ci si trovi... insomma, ero li' che girovagavo per la mia stanzetta, triste e inutile come la birra senz'alcool, quand'ecco che ti incontro... un telefono. Si', nella mia stanza c'e' un telefono sul davanzale della finestra. Che ci fa qui un telefono?, mi chiedo con sacrosanta curiosita'. Ed ecco, vedo che spuntano dei fili. Troppi, fili. Due. La curiosita' aumenta: che cavolo ci fa un telefono, ancorche' appoggiato a un davanzale finestroide, con due, dico due, fili? Guardo meglio, ed ecco, uno dei due fili ha una faccia conosciuta: RJ45. Per i non tecnici, traduco: cavo di rete. Ed ecco, in quattro nanosecondi lo attacco al mio portatile, ed ecco... SONO IN RETE!!! Ecco!
In pratica, la mia stanza e' l'unica, in tutta la guest house, ad avere la connessione in camera. E-C-C-E-Z-I-O-N-A-L-E!!!! Il pomeriggio l'ho passato in collegamento webcam con Stefano....



mercoledì, luglio 16

Nuovi orizzonti
Bene, allora, questa famosa cena. Scenario: guest house 2. Arrivo tardi, e vabbe'... c'era un sacco di traffico. Entro, e c'e' questo salone con questo splendida tavolata con una mezza dozzina di persone, completamente pieno di roba da mangiare. Il solito pollo fritto con patatine fritte, ma anche insalate miste, nan a volonta' (vi ho parlato del nan, che qui e' il pane tradizionale, un po' come potrebbe essere la rosetta in Italia?), succhi di frutta, acqua, persino frutta vera, che non vedevo da quando sono partito, e nientemeno che un vassoio di prosciutto crudo che pero' non ho avuto il cuore di assaggiare (il prosciutto crudo, non il vassoio) perche' aveva un aspetto troppo diverso dal nostro (dal nostro prosciutto, non dal nostro aspetto. Quanto meno, personalmente spero di non avere l'aspetto di un prosciutto, non so voi).
Vengo cosi' a sapere che e' quello, l'aspetto tipico di una guest house. La numero 5, dove mi trovo adesso, e' stata acquisita dalla WFP solo due mesi fa, per dei piloti di elicotteri che pero' non ne hanno voluto sapere (si sa, l'aviazione e' sempre stata un po' snob), e quindi e' tutta da organizzare. E si vede..

Jolanda e Susana (ancora non ho capito chi e' il capo dell'altra... suppongo Jolanda, visto che Susana e' una consulente come me) mi hanno fatto fare un giro. Stanze con bagno privato. Giardino con alberi da frutto. Piscina. Palestra con cyclette e nastro per correre. Tavolo da ping-pong. Biliardo. Una decina di persone, molte delle quali miei diretti colleghi. CONNESSIONE A INTERNET PERMANENTE!!! E mentre mi facevano visitare questo paradiso, pensavo alla tristezza di questi otto giorni passati in una guest house quasi sempre deserta, con bagno condiviso, con a malapena un bilanciere (l'ho scoperto ieri), con un cuoco tristissimo che conosce due sole parole di inglese (presumibilmente, visto il menu serale, "chicken" e "chips")... insomma, mi veniva da piangere. E forse si vedeva, perche' Jolanda, mossa a compassione, ha deciso seduta stante che oggi mi sarei trasferito li'. Detto fatto. STASERA TRASLOCO!!! E stamattina arrivo in ufficio e trovo una mail diretta personalmente a me, senza copie carbone, nientemeno che del grande Manitu' in persona, Susanna, Direttore Generale dell'Ufficio Regionale della WFP di Kabul, in cui mi dice che casualmente "si e' liberata una stanza" alla gh2, e che posso trasferirmi li' se mi va, quando mi va. Ma che sta succedendo? Che si siano spaventati perche' ho minacciato di andarmene? E mi sa di si'... come ho gia' detto a Stefano, sono talmente terrorizzati da questo database che l'unica cosa che li terrorizza di piu' e' che me ne vada lasciandoli da soli con "lui"...

Be', comunque questo cambia radicalmente le cose. A parte la connessione permanente, ancorche' da condividere con tutti gli altri (ma chi sono i matti come me che usciti dall'ufficio si riconnettono e ricominciano a lavorare?), ma che diamine! C'e' gente normale (quasi tutti...), non ex-marine che parlano un dialetto inglese incomprensibile; c'e' un po' di vita sociale, non un portiere che adora Toto COtOgno e la Giuventus; c'e' del cibo vero, non solo qualche pollo sfigato che e' rimasto indietro e non ce l'ha fatta a scappare! Insomma, tre mesi cosi' non avrei resistito. Adesso posso dirlo.



martedì, luglio 15

ITALY RULEZ!! (Reprise)
Bene bene bene... aggiornamento in tempo reale. Ore 17.50, entra qui da me Susana e mi invita a cena alla guest house 2 con gli altri ospiti, e mi dice che devo assolutamente andare a vedere una certa panetteria qui vicino, e devo fare un giro in citta', e ci pensa lei ad avvertire qualcuno, ecc. ecc. Le ho chiesto se era tutto OK, se non ero stato per caso troppo diretto e "rude", e lei mi fa "No, assolutamente, stai facendo il tuo lavoro, va benissimo cosi', lo apprezziamo molto", ecc. ecc. ecc... YEAH! :))


ITALY RULEZ!!
Sono tornato da poco da IL meeting, quello con la IL maiuscolo. Io, Naseer, gli altri due ragazzi del team e i due grandi capi, Jolanda e Susana. Ci si aspettavano da me delle conclusioni. Bene, gliele ho date. E di santa ragione, pure! :))

La grande capa, Susana, ha esordito tirando fuori tre fogli di modifiche proposte da fare al database attuale. Io gli ho risposto che per l'idea che mi ero fatto della situazione, se in tre mesi fossi riuscito a fare il 10% di quelle modifiche sarebbe stato un successone. Al che abbiamo iniziato a discutere dei pro e dei contro della soluzione che propongo, ossia riscrivere il database da capo, e Susana insisteva a tirar fuori problemi su problemi (e' un po' una scassacosi, 'sta ragazza...). Il bello e' che Naseer e gli altri due, gli unici che avendo messo le mani su quel mostro sapevano di cosa stavo parlando, erano entusiasti dell'idea, e la rompicosi si e' trovata in minoranza.
Alla fine, pero', mi ha fatto rosicare e je stavo a imbrutti': mi ha detto che alcuni dei suoi dubbi venivano dal fatto che aveva chiesto un parere a un tale Dominique, che lavora alla WFP da 12 anni e per un po' e' stato responsabile del progetto, e questo bel tomo ha detto che secondo lui non era necessario riscrivere un bel niente. Ora, se tu mi hai chiamato da Roma come consulente ed esperto tecnico, non dovresti neanche permetterti di pensare di chiedere un giudizio sul mio parere, a un tizio poi che neanche lavora piu' al progetto da almeno un anno. Tra l'altro Naseer mi ha parlato di questo Dominique, e ha detto che ci capisce meno di lui. Stavo per rispondere "Benissimo, allora metteteci Dominque a lavorarci su, a me perche' mi avete chiamato?". Vabbe'. Non l'ho fatto, meglio cosi'.

Alla fine se ne e' elegantemente lavata le mani, dicendo che avrebbe dovuto chiedere il permesso al direttore dell'Ufficio Regionale, cioe' la struttura dove ci troviamo ora. Sul momento mi e' venuto da pensare che mi sono un po' scocciato di aspettare pareri di persone sempre piu' in alto, anche perche' non ho chiesto nessun parere. Li ho semplicemente informati di come stanno le cose, di cio' che e' necessario fare e di cio' CHE STO GIA' FACENDO, perche' il database, con Naseer, l'abbiamo gia' ridisegnato! Percio' ho detto chiaro e tondo che se questa cosa non viene accettata, io me ne vado perche' continuare a modificare quel database geneticamente modificato che c'e' adesso e' una sacrosanta perdita di tempo.

Non ci credete? Gliel'ho messo per iscritto. Questo documento e' stato spedito alla gran cap. lup. mann. dir. gen. Susan, Direttore Generale dell'Ufficio Regionale della WFP di Kabul, con tanto di allegato. E questa e' l'inoltro che e' stato fatto da Jolanda...


Connessione!
Ieri finalmente ho avuto qualche contatto con il mondo. Ho passato svariati minuti in video con Stefano (ciao, Beppe!), ovviamente senza audio, perche' se funzionava tutto allora avrei iniziato a preoccuparmi. Gli ho mostrato il container dove lavoro e scene di vita quotidiana: le mandorle zuccherate che Naseer mi regalo' il primo giorno, il tradizionale te' comunque indispensabile per mandarle giu', eccetera. Lui in compenso mi ha spedito una foto presa qualche settimana fa sul terrazzo di casa mia. Giudicate voi.

Ma mi sovviene che non vi ho mai parlato del nan, che qui e' il pane tradizionale, un po' come potrebbe essere la rosetta in Italia. Praticamente e' una pizza bianca, bassissima e gommosa. Ecco, ora vi ho parlato del nan, che qui e' il pane tradizionale, un po' come potrebbe essere la rosetta. In Italia.



lunedì, luglio 14

Ancora sulle auto
Sempre a proposito del rapporto conflittuale tra auto e pedoni, ho trovato questo e quest'altro filmato che illustrano bene o male lo stato delle cose qui a Kabul. Dateci un'occhiata, cosi' vi fate un'idea...


Varie ed eventuali
Oggi ho conosciuto il grande capo, Susanna. Sarebbe a dire il mio diretto superiore, a quanto ho capito. L'avevo sentita per telefono e per mail prima di partire, e chissa' perche' pensavo fosse un donnone piu' simile a un mastino napoletano che altro. Invece e' una ragazza/signora (eta' indefinibile) suppongo tailandese, caruccia e sembra pure simpatica. Ha cominciato a fare un sacco di domande su quello che avevo fatto in questa settimana, su Naseer, su cosa penso di lui, del lavoro, ecc. E' rimasta un po' sorpresa quando le ho fatto vedere il memorandum e tutto il lavoro che ho fatto con Naseer in questi pochi giorni, probabilmente non se lo aspettava. Dopodiche' si e' raccomandata di bilanciare lavoro e riposo, e di non lavorare troppo. Stupefacente, nevvero?
Mi ha dato comunque l'impressione di una persona un po' nevrotica, un po' ansiosa e soprattutto facilmente stressabile. A quanto pare questo database le ha dato parecchi problemi nell'ultimo anno. Meglio. Sara' piu' facile fare a modo mio... :)))

Non vorrei allarmare nessuno, pero' per dovere di cronaca devo dirvi che stamattina e' arrivata una simpatica mail da Paul Burke, alias John Wayne, che cito testualmente:

"Dear Staff,
There is a threat warning against possible suicide bombers, valid until the end of the month. The suicide bomb attack against ISAF and more recently the attack in Quetta, should reinforce the need NOT to become complacent about these threats. Personal security awareness is the best defence. All suspicious events should be reported to me ASAP."


Quand'e' che un evento e' definibile "suspicious", da queste parti, non lo so proprio... qui non c'e' nulla di "normale"...


Ancora cibo
Ieri era domenica, e come tutte le domeniche qui si lavora. Mi interessa poco, tanto anche a casa mia la domenica lavoro... Non ho scritto, questo si', ma avevo un po' di nervi per certe storie personali che non vi dico.
Pero' Naseer mi ha portato a pranzo fuori, nella Caffetteria della sede storica delle Nazioni Unite a Kabul. Visto che questo posto si trova a cinquecento metri da qui, ci siamo andati a piedi, e ho visto un altro pezzettino di Kabul. Ormai non vi dico piu' niente, tanto non avrei nulla da aggiungere a quanto detto in precedenza. E ho detto tutto...
Una cosa buffa: la prima cosa che si vede entrando in questa Caffetteria e' un lavandino. La gente entra e si lava le mani. Il lato buffo e' che accanto al lavandino c'e' appeso un asciugamano con cui asciugarsi. Vi lascio immaginare l'utilita' della cosa, dopo che l'asciugamano e' stato usato da una decina di avventori. Vabbe'. Paese che vai...
Cerchero' di descrivere quello che abbiamo mangiato - il problema fondamentale e' che non lo so neanche io. Dunque, all'inizio c'era questa zuppa di pollo che sembra rappresentare l'equivalente del nostro antipasto. Ce ne sono di diversi tipi, e non solo a base di pollo, e non sono male, sono molto meno viscide e piu' saporite delle zuppe del ristorante cinese, che pure ci somigliano molto. Poi abbiamo preso i "primi": il solito riso senza troppo condimento, e degli spaghetti. Ora, io non sono riuscito a capire se sono gli stessi che abbiamo qui (ehm... che avete li'... :((( ). A me sembrano un po' troppo morbidi, come se fossero scotti. In realta' sono conditi talmente bene che li ho trovati molto buoni. Pepe, verdurine varie di cui ho riconosciuto solo delle carote, tutte tagliate sottili sottili che non puoi dire di no, e poi (forse) zenzero, e sicuramente pezzetti di aglio. Tanti, pezzetti di aglio. Ieri sera in camera non ho visto zanzare.

E poi, "loro"... il piatto principe. Non so cosa fossero. Avevano l'aspetto di tortelloni, e credo fossero anche ripieni di carne e altre cose su cui non ho indagato. Erano ricoperti da un misto di spezie tritate finissime, come polvere. La cosa particolare e' che erano adagiati su quello che a prima vista mi sembrava un enorme uovo all'occhio di bue.... ma questa impressione non ha resistito ad una analisi piu' attenta. Trattavasi in realta' di un letto di panna acida su cui galleggiavano macchie d'olio di un bel colore giallo malato (Claudio, avrei voluto tu fossi qui...). A onor del vero, non erano cattivissimi. Certo, avevano un sapore particolare, ma ne ho mangiati addirittura un paio senza pentimenti. Se non fosse stato per la loro densita' relativa, pari a quella della stella compagna di Sirio, forse ne avrei preso anche un terzo.
C'e' da notare una cosa: l'altro ieri sera ho cenato qui alla guest house, ed e' stato il primo pasto che non mi ha fatto arrotolare le budella il giorno dopo. Anche il pranzo di ieri sembra digerito tranquillamente. Forse finalmente comincio ad abituarmi. Alleluia.

Per il resto non c'e' molto da dire. Continuo a ricevere apprezzamenti per questo diario, e la cosa mi fa piacere e mi spinge ad andare avanti. Temo solo di non potervi raccontare molto, una volta che tutte queste novita' saranno diventate normalita'. Provero' comunque...



sabato, luglio 12

Usanze e musica
Oltre all' "hornblowing" (traducibile con "suonare il clacson come se da cio' dipendesse la tua vita"), l'altra maggiore occupazione dei Kabulliani e' il saluto. Ci si saluta sempre, tutti, senza distinzione (tranne forse le donne). Anche se ti allontani per cinque minuti e poi torni, ti tocca salutare di nuovo. E il saluto non si ferma mai al semplice "Hi!", ma immancabilmente prosegue con "how are you", "I'm fine", e cosi' via, fino a sfinimento di una o entrambe le parti, o fino a quando la paresi (per l'obbligatorio sorriso) prende il sopravvento. E non va dimenticata l'irrinunciabile stretta di mano. Le cose peggiorano quando ad incontrarsi sono due Afghani. Allora si stringono la mano e cominciano a parlare tutti e due insieme, iniziando con "Salam", cui l'altro risponde "Aleikum", dopodiche' ci si perde in tre o quattro intensi secondi di onde sonore persiane in interferenza costruttiva, e alla fine si portano una mano al petto. Il tutto, ovviamente, sempre sorridendo.

C'e' poi quest'altra cosa che gli Italiani sono sempre Italiani. Anche qui sono parecchio apprezzati. Peccato vengano apprezzati gli Italiani SBAGLIATI! Oggi, mentre aspettavo la macchina per andare in ufficio, ho fatto una piccola chiacchierata con quello che chiamo "il portiere", anche perche' una volta che mi ha detto il suo nome mi e' venuta in mente la terza riga della tabella dell'oculista. "Ah, l'Italia, l'Italia... l'Italia ha una grandissima storia". Pero', dico, questo discetta di storia! Ho beccato un afghano istruito! E poi, una simile cosa detta da un discendente degli antichi Persiani, che governavano il mondo quando Romolo manco era nato, non puo' che essere un complimento. "E poi ha il calcio piu' bello del mondo". A questo punto il calcio stavo per darglierlo io. "Giuventus, Giuventus. Milàn". Forse la mia faccia schifata gli ha fatto cambiare argomento. Purtroppo. "E la musica, bellissima! Toto COtOgno! AlbOno e Romina PoVer!". Be', mi sono messo a ridere, non fosse altro che per l'abuso di O. E lui fa: "No, davvero! Toto COtOgno... il migliore!". E ammicca. Gli ho detto (bastardo!) che Toto COtOgno e' un po' che non canta piu', perche' in Italia non era molto apprezzato. Ci e' rimasto proprio male. Poi e' arrivata la macchina.


Ancora su Kabul
L'altro ieri Naseer e' venuto a prendermi verso le 6 in ufficio con la sua macchina e mi ha portato a spasso fino alle 8.30. E finalmente ho potuto vedere Kabul. Vorrei non averlo fatto.

Quello che ho visto ha confermato la mia prima impressione. E' una citta' brutta, distrutta, grigia. C'e' un sacco di gente, questo si', e un traffico bestiale. Pare che l'attivita' principale sia "il suono del clacson". Si suona in continuazione, per qualunque motivo. Magari perche' qualcuno davanti ha rallentato, o perche' ha pensato di farlo; o forse perche' a 300 metri si e' visto qualcuno che si conosce. O magari si spera che ci sia. Spesso si suona perche' da tre o quattro secondi non l'ha ancora fatto nessuno, e qualcuno deve pur prendersi questa responsabilita'. Penso sia una questione di dignita' professionale del guidatore afghano, o qualcosa di simile.

L'automobilista di Kabul ha poche regole. Una di queste e' che "i pedoni non esistono". E credo ci sia una regola simile anche per i pedoni, qualcosa del tipo "la macchina e' solo una proiezione mentale". Ed e' spettacolare vedere come macchine e pedoni si intersecano senza che nessuno "rimanga offeso". Anche Naseer non fa eccezione, oggi per un pelo non ha messo sotto un bambino, che si e' scansato all'ultimo momento.

Bambini. Questo si' che e' triste. Ce ne sono tanti, tantissimi, buttati in mezzo alla strada, a chiedere l'elemosina a persone povere come loro. Una bambina bellissima che non avra' avuto piu' di cinque anni ci si e' piantata in mezzo alla strada e ha voluto a tutti i costi venderci... un mezzo metro di carta igienica. Fanno anche questo. Vendono "tissue paper" per racimolare qualche soldino. Naseer, che in genere i mendicanti li caccia via, gliene ha comprato un po'. Ne ho visto un'altro, di pari eta', pulire i vetri di una macchina usando la propria maglietta. Un altro ancora, anche lui quattro-cinque anni, ridotto in condizioni pietose, con gli occhi sgranati, spiritati, che in mezzo alla strada spolpava un ossicino di pollo come se non mangiasse da giorni. Il che, probabilmente, era vero.
Pero' ne vedo anche tanti che escono da scuola - si', c'e' anche la scuola - vestiti piu' degnamente, con uno zainetto sulle spalle. Prelevandoli da qui e mettendoli in una strada di casa nostra, non si noterebbe quasi alcuna differenza con i "nostri". Non ho visto molte bambine con lo zaino. Eppure Naseer dice che dopo la guerra sono molte le bambine che hanno cominciato ad andare a scuola - prima, con i Talebani, non gli era permesso. Da come ne parla si capisce che non gli piacciono, gli Americani. "Si credono i padroni del mondo". Non ho avuto il coraggio di chiedergli dove sarebbe, lui, se i padroni del mondo non avessero presi a calci nel basso ventre quel manipolo di pazzi che erano i Talebani. Lui, la sua mogliettina 23enne, e tutti quei bambini. Probabilmente lui sarebbe ancora rifugiato in Pakistan, e quei bambini avrebbero magari un Kalashnikov invece dello zainetto con i libri. E le bambine sarebbero chiuse in un burqa

Mi ha fatto fare un giro, e mi ha portato su quello che potrebbe essere definito "il Pincio di Kabul". Una collina da cui si vede quasi un quarto della citta', con quello che una volta doveva essere un bel giardino, ma che adesso e' ridotto a una distesa di terra secca e arida. C'era anche un albergo (che ho scambiato per una moschea...), anch'esso ormai abbandonato e in rovina. C'erano un sacco di bancarelle che vendevano un po' di tutto. In realta' tutta Kabul ne e' piena. Vendono soprattutto frutta, tanta frutta, ma anche acqua, te', bibite varie, la versione afghana degli arrosticini, carne, pane ed altre cose. Naseer me ne ha fatta assaggiare una, con un nome impronunciabile. Immaginate una via di mezzo tra un palloncino mezzo sgonfio, un bigne' di San Giuseppe fritto e un disco volante. Il tutto di colore arancione intenso, quasi rosso. E' una cosa che la prossima volta prendero' anch'io, perche' e' proprio buona. E' praticamente una pastella fritta immersa in un liquido che chiamano "ginger", probabilmente a base di zenzero, ripiena con patate e altre spezie non identificabili. Il tutto abbondantemente piccante. Decisamente particolare... e buona.
E poi siamo andati in un posto chiamato "Park Pizza Milano", una specie di fast food-gelateria-pizzeria-birreria-paninoteca-quant'altro, in cui si puo' mangiare qualunque cosa. Lui e' andato a parcheggiare, io sono entrato da solo. Ho avuto la stessa impressione che potrebbe avere un albino che entra in un locale malfamato di Harlem. Abbiamo preso una coppa di gelato, io alla banana e lui al mango. Non era male, solo un po' troppo dolce. Costo? Circa 50 centesimi. Qui mangiare costa proprio poco. Si puo' mangiare abbastanza anche con 2 o 3 dollari. Il "Park Pizza Milano" vende 1 Kg di kebab a circa 5 dollari.
Ci sto facendo un pensierino.


Vacanze
Be', ne ho imparato un'altra. Qui il giorno di festa settimanale non e' domenica, ma venerdi'. Ieri era venerdi'. Questo vuol dire che gli uffici sono chiusi, quindi non ho potuto aggiornare il blog. Fortunatamente mi sono svegliato con calma, verso le 9 (finalmente una bella dormita!), e mi sono messo a lavorare qui in camera. Ho cosi' tante cose da fare! Non ho neanche mangiato, il che forse non e' proprio un male. Tanto non ho tutta 'sta fame...
verso le due sentivo rumore, giu', cosi' sono sceso e ho trovato Paul, Alex e Runna (continuero' a chiamarlo cosi', in mancanza di meglio) in una piscina improvvisata, con una sacca termica piena di vino rosso, lattine di birra, barattoli di cetriolini sottaceto. Che vi devo dire... avro' pure un sacco di cose da fare, ma un giorno di festa e' un giorno di festa! Costume, asciugamano, olio solare, cetriolino, bicchierazzo di vino e piedi a mollo... diciamo due minuti e venti.

La sera c'e' stato un party a casa di qualcuno, non ho idea di chi fosse. Tutti occidentali, comunque. Appena siamo arrivati c'era gente che scavava nel giardino, il che mi ha preoccupato un po'. Molto meno, quando hanno tirato fuori dalla buca due maialini da latte che la' dentro stavano cuocendo da piu' di tre ore su un letto di sassi roventi, coperti da un sacco di tela e uno strato di terra. Be', non reggevano il confronto con una bella porchetta, pero' non erano niente male. E poi vino, birra a volonta', insalate, kebab (praticamente arrosticini), pollo alla brace... considerando che ero a stomaco vuoto, potremmo dire che "ho fatto onore"...

Nel frattempo ho imparato tre parole in persiano: "bly" (pron: balé) che significa "sì"; "né" che significa "no" e "tasha-korr" che vuol dire "grazie". Mi manca "cibo" e "femmina", poi i bisogni primari saranno soddisfatti... (Alina, non ti arrabbiare, sto scherzando. Dovro' pure far divertire il mio folto pubblico, no?)



giovedì, luglio 10

Cibo e religione
E be', prima o poi doveva arrivare... la chiamano "diarrea del viaggiatore", e piu' o meno tocca a tutti. Ieri sono andato via presto dall'ufficio, verso le 5. Alle 6 mi sono buttato a letto e, tranne alcune... ehm... sortite dovute a impellenze fisiologiche, mi sono alzato stamattina alle 7.30. Mi sento molto meglio, probabilmente ho avuto una piccola congestione. Forse la coca cola fredda, o forse l'aria condizionata. O forse il pollo fritto di ieri...
Stamattina sono venuto in ufficio con Paul "John Wayne" Burke, che ha fatto una piccola deviazione per farmi vedere da dove viene quella roba che ho mangiato in questi giorni. Be', mi stavo sentendo male... una stradina stretta, polverosa, piena di gente lurida e di "negozi" semidiroccati con dei pezzi di carne esposti sulla soglia, all'aria aperta, pieni di mosche. Pare che gli animali vengano macellati direttamente li', sulla strada, squartati e appesi. Un ispettore dell'Ufficio di Igiene, vedendo questo posto, avrebbe sicuramente cambiato mestiere. A questo punto mangiare diventa piu' difficile...

Oggi Naseer mi ha portato in un ristorante a 500 metri da qui. Per la prima volta ho calcato le strade di Kabul... e appena uscito dal comprensorio WFP siamo stati abbordati da una bambina che chiedeva l'elemosina. Il ristorante era carino, ben curato, sembrava un'isola felice in mezzo alla bolgia cittadina. Abbiamo preso una zuppa di pollo (stile cinese), molto buona anche se imbottita di pepe; poi del riso con del pollo e degli spaghetti con del pollo. Pare che i polli abbiano vita dura (soprattutto breve), in Afghanistan. Sara' perche' e' una delle poche carni che un musulmano puo' mangiare. Naseer mi ha detto che lui non beve nulla al di sopra della birra (e solo fino a un massimo di 5 gradi), non mangia maiale, puo' mangiare solo alcuni tipi di pesce (ad esempio non ha mai visto un gambero) e non mangia nemmeno carne di cavallo. Potrebbe farlo solo se si sentisse in pericolo di vita e non avesse altra possibilita', cosi' ordina la religione. Gli ho detto che da noi la religione non e' cosi' presente, e non ci impone limitazioni sui cibi. Mi ha guardato un po', ci ha pensato un po', e poi ha detto "Grazie a Dio, per noi e' diverso". L'ho guardato un po', ci ho pensato un po', e poi mi sono detto: "Grazie a Dio, e' diverso PER VOI!"

Oggi ho conosciuto il vicegrandecapo, Jolanda Hogerkamp. Una simpatica persona. Quando le ho detto che il database, cosi' com'e', e' da buttare, mi ha guardato con l'aria un po' sconvolta. Pero', molto onestamente, ha detto che non ha le competenze tecniche per giudicare questa decisione. Per questo aspettera' il ritorno del grande capo, Susan, domenica prossima, e sara' lei a decidere. Comunque ho fatto un figurone, perche' le ho messo in mano un memorandum dall'aria molto ufficiale con l'analisi della situazione. Ha detto che lo leggera'... (mi ricorda tanto il classico "Le faremo sapere"...)



martedì, luglio 8

Ma che ne volete sape'...
Madonna, che bello! Un vero pranzo afghano!!! Seduto per terra, sotto un pergolato, con le mosche che ronzano e si posano dappertutto, circondato da 8 afghani che parlano persiano stretto... e vero cibo persiano fra le mani: una scatola di cartone del tutto simile a quelle di McDonald's, con dentro del pollo fritto, patatine fritte, una bustina di ketchup, e mezzo panino all'olio. E da bere, una bottiglia di Coca Cola con l'etichetta in afghano. Che emozione! Il tutto mangiato "co' le mano", come quando si era piccini piccini, con l'olio che cola sulle mani e sulle barbe. Ma che ne volete sape'...

Oggi primo giorno di lavoro serio. Mi hanno installato Lotus Notes, che non so assolutamente usare, e che mi ha reso inservibile Outlook Express. Morale, ho perso tutta la mia rubrica e tutta la mia posta. E non posso impostare i miei account personali. La faccenda si complica maledettamente. Comunque. Naseer mi ha fatto finalmente vedere il database su cui dovrei lavorare. Fu iniziato da un team di sedicenti programmatori un paio di anni fa, e lui ci sta combattendo da circa un anno. Mi sono bastati venti minuti per cominciare a insultarlo. Gli ho dato del pazzo, del kamikaze, del masochista... ragazzi, un database cosi' non l'ho mai visto! Una sessantina di tabelle, alcune mai utilizzate, altre del tutto inutili (ce n'e' una che "conta" le settimane dell'anno: 1, 2, 3, 4 = gennaio; 5, 6, 7, 8 = febbraio, e cosi' via). Ci sono anche query completamente vuote. Gli ho detto che la mia opinione e' di rifarlo da capo, e lui mi ha detto che si', ci aveva pensato, ma che gli hanno bocciato l'idea perche' ormai avevano speso troppi soldi su quello, per farne un altro. Allora ho cominciato a insultare anche i capoccioni. Al prossimo briefing, se qualcuno mi chiedera' un'opinione, gliela daro' volentieri...

Finalmente ho fatto alcune foto, rileggete i post precedenti e ci troverete i link. Ne faro' sempre di piu', spero. John Wayne mi ha detto che mi portera' un po' in giro, magari riesco a filmare qualcosa.


Novita'
Avevo dimenticato una cosa importantissima! Oggi sono riuscito a comunicare. Mi sono agganciato alla rete della WFP, non senza difficolta' (per dirne una, ho SOLO dovuto cambiare sistema operativo...). La rete qui e' disponibile solo dalle 15 alle 8. Ho chiesto il motivo, pensando a chissa' quali enormi problemi logistici bisognasse risolvere... banda occupata, turnazioni, manutenzione, razionamenti di elettricita'... e invece la risposta e' stata "Perche' l'orario di lavoro va dalle 8 alle 16". Tutto chiaro. Fino alle 15 la gente e' costretta a lavorare. Alle 15 ha talmente voglia di andarsene a casa che piu' che leggere la posta non fa. Pare che prima tutti quanti passassero il loro tempo a chattare. E' proprio vero che tutto il mondo e' paese...

Comunque Paul mi ha detto che la settimana prossima questa guest house (o meglio: ANCHE questa) dovrebbe essere cablata. Chissa' che fra poco non riesca ad avere una connessione Internet qui in camera!!! (... e chissa' con quali limitazioni... :-((( )

Ah. Oggi mi hanno fatto partecipare al loro briefing settimanale. Ognuno fa il suo rapporto. Be', bello. Posso toccare con mano i problemi che escono fuori dalla distribuzione del cibo, legati, che ne so, alle scadenze dei biscotti, ai camion che finiscono la benzina, e a quelli che vengono attaccati. Paul ha fatto un resoconto molto dettagliato della situazione, ci sono un sacco di cose che succedono ma di cui noi a occidente non sentiamo parlare. Due funzionari WFP sono morti durante una missione in un posto a sud-est, una delle zone ancora molto calde. Un razzo, pare. E qui a Kabul, all'aereoporto (che da qui dista pochi chilometri) c'e' stata ieri un'esplosione, una bomba molto rozza, evidentemente fatta da gente poco pratica. Si pensa che sia gente locale, inesperta di esplosivi, assoldata dai Talebani, o forse semplicemente degli idioti che vogliono dare il loro contributo all'aumento dell'entropia dell'Universo. Comunque queste cose accadono, e la gente qui muore davvero. Ma sono mesi che televisioni e giornali non parlano dell'Afghanistan.

Comunque pare che la situazione stia lentamente migliorando. In una delle tante "riunioni al vertice" delle Nazione Unite si sta parlando di ridurre il livello di attenzione a 3 in quasi tutta la regione. I livelli di sicurezza vanno da 1 (pace) a 4 (pericolosita' assoluta). La maggior parte dell'Afghanistan ora e' a livello 3, ma una certa parte (specialmente il sud) e' a livello 4. Chissa', magari e' un buon segno...


Kabul
Kabul e' una citta' particolare. C'e' un sacco di gente, per strada, anche se dipende molto dagli orari. Sono quasi tutti vestiti di stracci, ma c'e' un gran fermento. Ho visto tantissime bancarelle che vendono principalmente frutta (cocomeri, pesche, mele...), ma anche parecchi venditori di te'. In compenso ci sono pochissime donne coperte da capo a piedi. Ho visto anche il mio primo burqa, e devo dire che, cosi' come il chador, vederlo dal vivo anziche' in TV fa un effetto proprio strano...

Parecchi negozi. Addirittura un sedicente "Internet point" e un paio di negozi di computer in cui non credo entrero' mai (non mi serve un 286...). Tutti pero' con le stesse caratteristiche: insegne colorate, grandi scritte vivaci sulle vetrine, ma totalmente decrepiti e fatiscenti, cosi' come le strade stesse. Eppure ho visto tanti operai che scavano, sembra per delle tubature o qualcosa di simile.

La strada e' piena di biciclette, quasi mai con una sola persona a bordo. Ci sono un sacco di taxi gialli, tante macchine di tutti i tipi e di tutte le targhe, molte anche con il volante a destra; ma anche tanti carretti, tirati a mano oppure da un mulo, e persino degli autobus che sembrano usciti da un film sulle zone povere dell'India negli anni 20. Il tutto, arrugginito, con le vernici scrostate e le crepe. Insomma, pare che ci si arrangi come si puo'.

Ho visto anche dei vigili agli incroci piu' grandi. Abbastanza buffi, con le loro divise mai uguali fra di loro. Anche loro sembrano capitati li' per caso, pedoni che passavano di li' e hanno deciso di mettere un po' d'ordine nel caos. E di caos ce n'e' parecchio. Non si capisce quali siano le regole del traffico, ognuno fa come gli pare. Si cammina a destra, a sinistra, ci si ferma in mezzo alla strada per parlare con l'amico, si imboccano le strade contromano perche' magari fa piu' comodo... insomma, non e' poi troppo diverso da Roma. Se non fosse per tutti quei turbanti e le barbe, mi sentirei quasi a casa.

Qui alla guest house numero 5 sono arrivati altri ospiti. Un russo che si chiama Alex, un norvegese che si chiama qualcosa come Runna, e... lui, John Wayne. Il capo della sicurezza, quello che mi ha fatto ieri quel briefing cosi' incoraggiante. Pero' sono stati molto carini. Alex e' venuto a bussare alla mia porta per invitarmi sul terrazzo (neanche sapevo ci fosse, un terrazzo) a cenare con loro. Usano cosi'... ogni tanto fanno la spesa (tanto Paul ha il salvacondotto firmato da Allah...), si riuniscono, cucinano qualcosa e steccano tutto. Mi hanno chiesto se la prossima volta voglio unirmi a loro. Non che mi vada molto, ma non posso fare l'eremita, e ho accettato. Il problema e' che parlano un inglese stretto e gergale, e capisco solo un terzo di quello che dicono. Faccio sempre certe figurone...
Ne ho approfittato per chiedere a Paul se posso andare a fare un giro per strada e riprendere qualcosa con la telecamera. Ha storto un po' il naso, ha detto che e' meglio se mi faccio accompagnare, e di non fare tardi. Pero' in sostanza credo abbia detto si'. Dubito che trovero' qualcuno che mi accompagni, percio' mi sa che uno di questi giorni vengo via un po' prima dall'ufficio e mi faccio un girino qui intorno. Almeno potro' far vedere anche a voi qualche immagine di qui.



lunedì, luglio 7

21.15. Termine della prima giornata.

Naseer mi ha portato nella sede WFP, e mi ha fatto conoscere quasi tutte le persone con cui ho dialogato via mail in queste settimane. Sewoo e' un coreano simpaticissimo, mi ha spiegato parecchi dettagli del lavoro che dovro' fare (anche qui, niente di quello che pensavo....). E poi ho scoperto che Bharati, il mio principale referente nella dura lotta per la conquista del visto di ingresso, e' una donna. Non so perche', ma l'avevo sempre pensato come un nome da uomo. C'e' stato anche il tempo per l'obbligatorio briefing sulla sicurezza, in cui il responsabile della sicurezza, un inglese col piglio di John Wayne, mi ha catechizzato per quaranta minuti, e alla fine mi ha messo in mano nove pagine scritte in corpo 10 con le regole da seguire. Esordisce dicendo che in Afghanistan la gente muore al ritmo di 25 persone la settimana. Dice anche che chi sgarra verra' cacciato. La settimana scorsa hanno "perso" due collaboratori, dice, ma non ha specificato se sono stati cacciati o se ci sono rimasti secchi... dal tono cupo della voce direi piu' la seconda. Sanno come motivare i collaboratori, da queste parti.

Riassumo le regole principali:

- A Kabul e' in vigore il coprifuoco, dalle 23 alle 5. In caso di necessita' dobbiamo chiamare lui che ci viene a prendere, visto che ha un lasciapassare firmato, pare, da Allah in persona.
- Dopo il tramonto, vietato girare a piedi. Comunque, mai farlo da soli. Per le donne, e' assolutamente vietato andare in giro senza un uomo, tranne che per i gruppi di donne superiori a quattro (non scherzo, e' vero...)
- Evitare i gruppi di persone troppo numerose. Per quanto mi riguarda, un gruppo di 2 e' gia' troppo numeroso.
- Ci e' vietato guidare. In caso di incidente, la polizia ci gode un casino a portarsi un occidentale in caserma e farne carne da macello. E' successo un mese fa...
- Vietato usare taxi e auto pubbliche. Usare solo mezzi UN, con autisti fidati (tutti locali). Comunque, controllare il comportamento degli autisti e riferire ogni anormalita'. In ogni caso, tenere le portiere bloccate e i finestrini ben chiusi. Fortuna che c'e' l'aria condizionata.
- Tenere sempre con se' un marsupio, o una piccola sacca, con soldi, passaporto, cibo e acqua. Se arriva un ordine di evacuazione, potrebbe non esserci tempo di tornare in camera a prendere queste cose. Se ci si deve rifugiare in uno dei bunker a disposizione, cibo e acqua diventano indispensabili. C'e' un bunker in ogni guest house. Oops... mi correggo... c'e' un bunker in ognuna delle prime quattro guest house. La mia non ce l'ha.
- Non dare soldi ai mendicanti. E' gia' successo che quando qualcuno l'ha fatto, e' stato incastrato in vie laterali qualche metro piu' avanti, mazzolato e completamente derubato.
- Impratichirsi con le esercitazioni IED. Cosa significa IED? Semplice: Improvised Explosion Devise.
- Entro 24 ore dall'arrivo, bisogna frequentare un corso rapido di MA. Cosa significa MA? Semplice. Mine Awareness.
- Dormire con la porta chiusa a chiave. In ufficio, tenere le persiane chiuse (si', lo so... le persiane... ma NON e' una battuta...). Farlo anche in stanza, se la stanza e' visibile da sopra il muro di cinta.

Infine, e qui cito testualmente:

- Always carry your radio. Sleep with it by your bed, in the charger, volume down. If you are needed, you will be selcalled.

Come a dire: ci viene data una radio ricetrasmittente, una per ciascun membro dello staff, e non dobbiamo mai separarcene. Possiamo essere "selcalled" (chiamata selettiva) in qualunque momento.

Le istruzioni proseguono spiegando cosa fare in caso venga scoperta una bomba sotto la nostra macchina, in caso di esplosione di bomba, in caso di esplosione da mina, in caso di terremoto. E' simpatico notare come, prima di entrare dal cancello della WFP, tutti i mezzi vengono ispezionati da un omino apposito, che usa uno strumento apposito costituito da uno specchio apposito in fondo a un apposito bastone. L'omino gira tutto intorno al mezzo, guardandoci sotto con lo specchio, per vedere se qualche buontempone non abbia per caso piazzato una apposita bomba sul fondo dell'auto.

La domanda sorge spontanea: MA CHI ME L'HA FATTO FA'??????



(Inizio: segue...)
Ed ecco, dopo due ore e mezza di volo atterriamo all'aeroporto di Kabul. Il colore predominante e' il marrone-grigio delle montagne intorno, inframmezzato dal verde sbiadito e dal giallo di quel po' d'erba che, peraltro, riempie completamente gli spazi liberi dal cemento. La pista e' decisamente rovinata, ha l'aspetto del deserto in piena siccita', crepato dall'inizio alla fine. Rollando per arrivare al punto di sbarco vediamo sfilare a bordo pista ruderi di pietra, tronconi di aeroplani, elicotteri militari, case abbattute. Una tristezza infinita. Riesco solo a pensare: "Mio Dio... sono a KABUL!"

A terra regna l'inferno. Una folla infinita ammassata in uno stanzone per il controllo passaporti. Arabi, occidentali, militari, civili. Bambini. Donne completamente coperte di nero, eccolo lo chador che lascia scoperti solo gli occhi. Alcune sembrano molto giovani, e gli occhi sono molto belli. Altre sono decisamente vecchie, figure inquietanti, sembrano membri di una squadra esecutiva della Mano Nera. Fanno proprio impressione, vestite cosi. E poi, invece, ci sono altre ragazze vestite in maniera piu' "leggera", via di mezzo tra orientale e occidentale, quasi tutte con un foulard a coprire la testa. La ressa aumenta alla consegna dei bagagli: non c'e' un nastro trasportatore. Oppure si', volendo c'e', basta ridefinirlo. Se definiamo "nastro trasportatore" un insieme di afghani malvestiti, puzzolenti e urlanti che fanno la spola tra una botola nel muro e la parete di fronte, e che ammassano i bagagli in mezzo alla stanzone, allora si', il nastro c'era. Man mano che riconosciamo i nostri bagagli ce li facciamo dare. Alcuni ci chiedono dei soldi ("bakshish, bakshish"), ma il taglio piu' piccolo che ho sono 10 dollari, e sinceramente mi pare troppo... Finalmente esco, e sto quasi per realizzare che non so cosa devo fare (le mie istruzioni terminavano li'), quando vedo un ragazzo con un cartello con su il mio nome. E' Naseer, che diventa la mia guida e il mio punto focale. Scopriro' poi che in realta' e' il mio diretto collega nel lavoro che devo fare.

E' simpatico, parla l"'inglese afgano" che parlano un po' tutti, mi carica su un furgone WFP e mi porta al mio alloggio. Scopro cosi' che le tanto decantate guest house della WFP kabulliana non sono altro che stanze affittate all'interno di quelle che sembrano case private. Il mio padron di casa sembra un po' viscido, ma in realta' e' gentile e fin troppo cerimonioso. Mettero' on line quanto prima delle foto, cosi' potrete vedere che razza di stamberga occupo. Guest house numero 5, stanza numero 6. Le altre 4 guest house sono piene. Io qui sono solo come un pezzo di cane afghano morto. E si concretizza il mio terrore piu' grande: in stanza non ho un collegamento Internet. Moriro' di pizzichi.



(Inizio: segue...)
OK, ho ritirato i bagagli, sono circa le 02.30. Devo aspettare solo quattro ore, poi trovare un fantomatico "Terminal 2", rintracciare in qualche modo un personaggio losco di nome Stig Larssen, che rappresenta "il mio contatto a Dubai" e imbarcarmi su un non meglio definito "volo UN". Nel frattempo mi schiaffo su una sedia e tento di dormire. Difficile, quando vicino hai un totem interattivo con una cazzo di voce che ripete qualcosa di inintelligibile in inglese ogni dieci secondi. Difficilissmo, se poi alle 04:15 una madonna di muezzin attacca la sua pippa nel silenzio notturno. Impossibile, quando un arabo dall'aspetto malandato ti si siede vicino e comincia a ruttare come un maiale per dieci minuti buoni. Comunque sopravvivo fino alle 6, chiedo un po' in giro e mi dicono di prendere un taxi. Esco dall'aeroporto. 39 gradi. Alle sei di mattina.

Prendo il primo taxi che trovo (bello, station wagon, aria condizionata a dodicimila) e il tipo mi porta al Terminal 2 senza battere ciglio. Batte ben piu' di un ciglio quando, per pagare i 29 dinari della corsa, gliene do' 30 e gli dico "Tenga il resto". Lui mi guarda brutto come se volesse farmi saltare per aria con una bomba - il che, trattandosi di un arabo, magri ci sono andato vicino. Scopriro' piu' tardi che un dinaro equivale a 20 centesimi circa di Euro. Una mancia da nababbo... e una figura da gabibbo.

Al Terminal 2 incontro di tutto. Un cazzaro di Milano che sta cercando un inglese che non ha mai visto ma con cui ha un appuntamento. L'amico del cazzaro, anch'esso di Milano, che sembra aver fumato una piantagione intera di oppio afghano. Un vecchio arabo che mi si siede di fronte e comincia a fissarmi. Va avanti cosi' per qualche minuto, fino a che mi convinco che 1) o e' un ologramma in fermo immagine, oppure 2) e' morto.
Incontro anche un "ragazzo" di quarantatre' anni di nome Giovanni che lavora per una ditta di Vicenza. Anche lui va a Kabul (solo di passaggio), facciamo conoscenza e soprattutto ci facciamo coraggio a vicenda. Anche lui cerca l'essere mitologico di nome Stig. Lo scoviamo nella sua tana, un ufficio che alla porta ha la scritta "Telephone". Mah. Forse era in incognito. Comunque si rivela una creatura con la simpatia di un calcio al basso ventre e meno umorismo di una boccetta di aspirina. Tentiamo in due di fare qualche battuta, ma lui niente. Ci dichiariamo sconfitti e ci facciamo dare il passi per il volo UN. Andiamo al controllo bagagli, lui passa per primo e con la coda dell'occhio vedo che, riprese le valigie, si congela a meta' di un passo, una gamba avanti e l'altra dietro. Passo anch'io, riprendo le valigie e improvvisamente capisco: davanti a noi, un ufficiale dell'esercito degli Emirati Arabi Uniti. Una ragazza araba di una bellezza da lasciare senza fiato. In divisa, con il solito velo a coprire i capelli nerissimi, un viso scuro, intenso, decisamente arabo, che definire splendido e' riduttivo. Scavo nella memoria, ma non ricordo di aver mai visto una bellezza cosi'. Rimaniamo senza fiato quanto basta per non scatenare le ire del suo collega maschio, evitando cosi' un incidente internazionale e la probabile perdita degli occhi... se non di altro. La sala del check in e' piena di gente. Molte donne in nero, molti bambini. Le bimbe sono quasi tutte molto belle, ce n'e' una che avra' un paio di anni, splendida, vestita con un vestito troppo grande per lei, una borsetta e un fiore di plastica tra i capelli. Lurida, stracciata, affascinata dalla macchina che avvolge le valigie nella plastica. Sgrana gli occhi, si blocca e non si capisce se si chieda che roba e', oppure se vorrebbe averla per giocarci. I maschietti sono brutti, sporchi. Ma hanno tutti uno sguardo strano, profondo, serio, da adulto, lo sguardo di qualcuno che ha visto molto di piu', e di molto diverso, da quello che si aspettava di vedere. O che avrebbe avuto il diritto di vedere. Giretto al Duty Free, e poi imbarco.

Un Fokker di vent'anni fa almeno, 64 posti a bordo. Non era esattamente incoraggiante... figuriamoci se poteva essere rassicurante. Niente cappelliere a bordo, i bagagli a mano vengono schiaffati nella stiva, li riprenderemo all'atterraggio. Partiamo. Una hostess algida, con l'affabilita' della signorina Rottenmeier e una evidente idiosincrasia per il sorriso, ci "accoglie", ci mette davanti un po' di sbobba e se ne va schifata lei stessa. Mangio qualcosa e finalmente riesco a dormire un'oretta.



19:30 (ora di Kabul). Inizio della storia

Ebbene, eccomi qui, alla fine. Era iniziata un po' come uno scherzo, una specie di gioco. Ed ora sono qui, in una stanza di Kabul, e fuori c'e' un cazzo di muezzin che canta la sua litania...
Vi racconto in breve le 18 ore di viaggio che mi sono fatto. Partito da Roma sabato 5 alle 14, tra le mani agitate di ragazza, padre e madre (e occhioni luccicanti di quest'ultima), con destinazione Milano. Arrivato regolare, un'oretta dopo. Mi spalmo su una sedia in attesa del volo per Dubai, appena un'ora e mezza, e gia'comincio a meditare su che cavolo sto facendo, seduto su una sedia dell'aeroporto di Malpensa, osservando un donnone arabo che mi si inginocchia pregando a tre metri di distanza, in piena sala d'aspetto. Mah... magari e' una terrorista e si sta preparando, mi dico. E solo allora realizzo quanto sia seccante, di questi tempi, volare per cinque ore in un volo di arabi...

Comunque, si parte quasi puntuali. Gesu', la business class e' favolosa... La prossima volta che volate, non ve la fate mancare. Hanno iniziato portandoci una borsetta con crema idratante, pettine, mascherina per gli occhi e un altro paio di indispensabili accessori. Poi la salvietta umida bollente (e quando dico "bollente" non intendo "molto calda", ma BOLLENTE!). Poi un paio di pedalini verdi Alitalia da mettere ai piedi (e dove, se no?). Poi coperta e cuscino per i piu' freddolosi. Poi una cuffietta incellofanata per radio e cinemino. E poi, alle 18.30, e' iniziata la cena.

- Gradisce un aperitivo, Signore? (si sentiva anche la S maiuscola...)
- E che, te 'o manno a di'?
- Abbiamo del rosso, del bianco e dello spumante, Signore...
- Be', spumante, me pare chiaro...
- Ne abbiamo due tipi, Signore...
- E CACCIA 'STO SPUMANTE, CHE STO' A SCHIUMA'!....

Insomma... faceva caldo, ecco. E poi 'sto famoso spumante era un bianco frizzantino...
Riassumo rapidamente il resto del pasto:

- Ravioli ricotta e radicchio con burro fuso e salvia, oppure
- Pennette al pomodoro pachino e foglie di basilico
- Scaloppe di tacchino alla Mediterranea con patate al forno e fagiolini all'olio, oppure
- Spiedino di pesce alla griglia con asparagi e carote
- Assortimento di formaggi italiani accompagnati con frutta secca e cruditées
- Cesto di frutta fresca di stagione
- Open bar con offerta di dolci e cioccolatini

Ora, non e' per fare il pignolo... ma la ricotta non mi piace, se il pomodoro era pachino io sono una trota salmonata, il pesce, se c'era, era sepolto dagli asparagi e dalle carote, l'assortimento di formaggi consisteva di tre triangolini di similcaciotta, il cesto di frutta se lo sono tenuto loro, e a noi hanno dato UN frutto, l'open bar deve aver chiuso molto presto e l'offerta di cioccolatini c'e' stata, ma di UN cioccolatino... e fortuna che l'ho beccato fondente. Per finire, liquori e amari, questo si'. Averna, limoncello, whisky, grappa... che a 8000 metri di quota fanno il loro sporco effetto, quanto basta per divertirsi al simpatico film con Steve Martin proiettato subito dopo, di cui non ricordo il titolo, seguito dal molto meno simpatico "La stanza di fronte", che quanto meno ha avuto il merito di farmi dormire per l'ultima parte del volo. Ho rosicato, perche' la cuffietta se la sono ripresa (e che ci fanno, la rimettono nel cellophane e la riciclano al prossimo volo?)

Dubai, ore 01.30 di domenica mattina. L'aeroporto e' faraonico, enorme, smisurato. Per arrivare al ritiro bagagli cammino per almeno 10 minuti, e mi trovo in una sala enorme con 30 (trenta!) operatori per il controllo passaporti. Sorpresa: sono quasi tutte donne. Praticamente in divisa: tutte vestite di nero, con un velo che copre la testa, ma che nella maggior parte dei casi non riesce a racchiudere tutti i capelli. Visi giovani, alcuni molto belli. Alla "mia" (dopo tre quarti d'ora di fila) chiedo se devo dichiarare soldi, dispositivi elettronici e cosi' via. Mi guarda come se le avessi fatto una proposta sconcia. Anche un po' schifata, e mi dice: "No". Me ne vado avvilito.